A volte non è difficile fare buona informazione

Cosa c’è di meglio del garbo, della chiarezza e dell’esperienza personale, per spiegare un problema come la dislessia, spesso del tutto sconosciuto ai ragazzi delle scuole? E sarebbe proprio così difficile adottare come testo d’appoggio un libriccino piccolo, ma importante, come “Non smettere mai di sorridere” di Laura Sulis, scritto da questa giovane donna con dislessia al tempo in cui frequentava un liceo della Sardegna e pubblicato tra l’altro a grandi caratteri?

Disegno di ragazzo che ha problemi di letto-scrittura (dislessia)Cosa c’è di meglio del garbo, della chiarezza e dell’esperienza personale, per spiegare un problema come la dislessia, spesso del tutto sconosciuto ai ragazzi delle scuole? E sarebbe proprio tanto difficile adottare come testo d’appoggio un libriccino piccolo, ma importante, pubblicato tra l’altro a grandi caratteri e quindi ancora più accessibile a tutti?

È ciò che abbiamo pensato leggendo Non smettere mai di sorridere di Laura Sulis, scritto da questa giovane donna con dislessia al tempo in cui frequentava il Liceo Classico B.R. Motzo di Quartu Sant’Elena (Cagliari). Vi si legge tra l’altro: «Forse la mia vita sta iniziando a prendere la strada che ho sempre desiderato. Sto vincendo la mia battaglia contro la dislessia e proprio per questo mi piacerebbe comunicare agli altri la mia esperienza, parlando delle difficoltà che si vivono in prima persona e dei modi in cui si possono superare. Sull’argomento ci sono tanti libri, ma pochi parlano di come i dislessici vivano questo problema. Io vorrei esprimere qualcosa sulle difficoltà e il disagio che un adolescente si trova quotidianamente ad affrontare. […] Chi ha una difficoltà come la dislessia, non deve pensare sia un ostacolo insormontabile, perché anche noi dislessici possiamo, comunque, apprendere seppure con modalità e tempi diversi».
E ancora: «Spesso, i ragazzi hanno paura di parlare dei loro problemi e, a volte, capita che sia il genitore stesso a nasconderli. Se gli ostacoli si nascondono, non si affrontano. È necessario, perciò, renderli visibili a tutti senza timori o vergogna, perché solo in tal modo si possono pensare assieme strategie per ridurli».
Infine: «Ho sempre pensato che sia molto importante avere un atteggiamento positivo, anche quando c’è qualcosa che non va come noi vorremmo. La sensazione di negatività provata dentro di noi, nel momento in cui ci troviamo davanti a un ostacolo, può cambiare se impariamo a vedere altri aspetti e a vivere quella situazione come un’occasione per scoprire qualcosa in più di noi stessi e crescere. Un tempo consideravo la mia dislessia un problema, mentre ora la vedo più come una caratteristica che mi distingue dagli altri e mi fa capire che ognuno è diverso e speciale. […] Se potessi dare un messaggio a tutti i ragazzi che vivono delle difficoltà direi: “Tirate fuori tutto quello che avete dentro, cercate assieme agli altri le soluzioni e non smettete mai di sorridere! La vita è un po’ come una sfida da vincere giorno per giorno” [grassetti nostri in questa e nelle precedenti citazioni, N.d.R.]».
Ecco, non sarebbe tutto sommato abbastanza semplice spiegare la dislessia nelle scuole, con una buona informazione testata “sul campo”?

Laura Sulis, Non smettere mai di sorridere, presentazione di Elisabetta Porcu, postfazione di Bruno Furcas, Dolianova (Cagliari), Edizioni Grafica del Parteolla, 2011 (per informazioni: ester.uccheddu@tiscali.it).

La dislessia e gli altri disturbi specifici di apprendimento (DSA)
Si parla di dislessia in caso di difficoltà significativa nell’apprendimento della lettura in presenza di un livello cognitivo e di un’istruzione adeguati e in assenza di problemi neurologici e sensoriali. I bambini con dislessia sono intelligenti, non hanno problemi visivi o uditivi, ma non apprendono a leggere in modo sufficientemente corretto e fluido: infatti, le loro prestazioni nella lettura risultano nel complesso molto al di sotto del livello che ci si aspetterebbe in base all’età, alla classe frequentata e al livello intellettivo generale. Queste difficoltà solitamente condizionano anche in modo pesante le prestazioni scolastiche.
Spesso alla dislessia sono associate ulteriori difficoltà, quali la disortografia, la disgrafia e, a volte, lievi difficoltà nel linguaggio orale (fatica a recuperare termini appropriati o a memorizzare parole nuove) e nel calcolo (soprattutto mentale, oppure nella memorizzazione delle tabelline).
Il problema della dislessia risulta evidente in seconda-terza elementare (alcuni segni si possono per altro già osservare nella scuola materna, come la presenza di significative difficoltà nel manipolare i suoni nelle rime, nelle filastrocche…).
Non sempre gli approfondimenti diagnostici vengono svolti tempestivamente (ancora tanti bambini accedono infatti ai servizi alla fine della scuola elementare o alla scuola media), a causa di una sbagliata interpretazione o sottovalutazione del problema. Si parla ancora, ad esempio, di pigrizia, demotivazione o disagio psicologico, problemi che senz’altro a volte possono essere associati al disturbo, ma che rappresentano dei correlati o delle conseguenze della dislessia, non la causa. Per ridurre l’interferenza di tali disturbi, è possibile ricorrere all’ausilio di strumenti compensativi e dispensativi, appositamente previsti dalla normativa italiana (Legge 170/10).
Ad occuparsi di questo, nel nostro Paese, vi sono organizzazioni come l’AID (Associazione Italiana Dislessia) o forum come Dislessia Online.

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