Ci sono tante persone che vivono un disagio estremo

«Bene – scrive Vincenzo Gallo – per come è stata risolta in Calabria la vicenda di quel bimbo con disabilità che non aveva potuto partecipare alla gita scolastica, ma bisogna continuare a prestare adeguata attenzione al problema delle barriere architettoniche su edifici e mezzi pubblici e, in generale, ai diritti delle persone con disabilità, che andrebbero tutelati in modo organico»

Ombra di uomo in carrozzina su sfondo biancoSi può senz’altro essere soddisfatti per la risoluzione del caso di quel bimbo con disabilità di una scuola in Provincia di Cosenza, per il quale i dirigenti scolastici non avevano trovato un pullman accessibile, necessario alla gita scolastica, alla quale ora potrà finalmente partecipare insieme ai compagni [il nostro giornale aveva denunciato qualche settimana fa la vicenda, N.d.R.]. È da apprezzare, al riguardo, l’impegno e la sensibilità dimostrata dal presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio.
Ora, però, ci auguriamo che si possa continuare a prestare adeguata attenzione al problema delle barriere architettoniche su edifici e mezzi pubblici e, in generale, ai diritti delle persone con disabilità che andrebbero tutelati in modo organico.

Purtroppo non c’è consapevolezza diffusa del disagio estremo in cui vivono numerose persone, anche per il mancato rispetto delle norme esistenti.
Ci sono alcuni ragazzi confinati in casa, che talora devono ancora andare a scuola in ambulanza o che hanno dovuto rinunciare a frequentare l’università. C’è chi non riesce a curarsi e recarsi con regolarità nei centri di riabilitazione, chi deve rinunciare ad opportunità di lavoro o che non può uscire e divertirsi con gli amici.
Quando poi rimangono sole, queste persone finiscono spesso in RSA [Residenze Sanitarie Assistenziali, N.d.R.] o in conventi, anche in giovane età, mentre bisognerebbe garantire loro, per quanto possibile, una permanenza nelle loro abitazioni, potenziando l’assistenza domiciliare.
Dal canto loro, i genitori, in alcuni casi, hanno dovuto rinunciare anche al loro lavoro per poter assistere i figli con disabilità intellettive, con sofferenza psichiatrica, con paralisi estese o con pluriminorazioni. E vivono con grande preoccupazione il problema del “Dopo di noi”, vale a dire di quello che accadrà ai loro figli quando non ci saranno più loro ad assisterli.

Dal 2010, a queste persone, vari governi nazionali hanno cercato persino di tagliare i pochi fondi di cui possono ancora disporre, per ridurre la spesa pubblica, in un silenzio assordante, tranne poche eccezioni.
Non resta dunque che augurarsi che per queste stesse persone in stato di disagio estremo ci sia maggiore attenzione da parte delle Istituzioni ad ogni livello, evitando ulteriori discriminazioni.

Padre di un giovane con grave disabilità.

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