In piazza, finché non avremo risposte concrete

Il sit-in di protesta del 14 maggio a Palermo aveva testimoniato con forza il grave rischio di esclusione sociale vissuto da migliaia di cittadini “fragili” dell’Isola e tuttavia ad esso si è risposto, finora, solo con parole, numeri e generica disponibilità: per questo, dunque, le associazioni delle persone con disabilità e dei loro familiari, insieme a quelle del privato sociale, scenderanno ancora in piazza il 4 giugno, per chiedere azioni concrete al Sindaco e al Presidente della Regione

Partecipanti al sit-in di protesta a Palermo del 14 maggio 2015

Alcuni partecipanti al sit-in di protesta del 14 maggio scorso, davanti al Comune di Palermo

Nessuna azione concreta, per rispondere al “grido d’aiuto” lanciato dalle persone con disabilità e dai loro familiari, durante il sit-in promosso il 14 maggio scorso davanti al Comune di Palermo dal Coordinamento H per i Diritti delle Persone con Disabilità nella Regione Siciliana e dalla Rete dei CSE* (Centri Socio Educativi) per Disabili di Palermo, insieme all’Associazione Libera contro le mafie, ma solo parole, numeri e generica disponibilità, e con questo, sottolineano in una nota le organizzazioni del capoluogo siciliano, «non si risolvono i gravi problemi della vita quotidiana delle persone con disabilità e dei loro familiari».
«Non è stato istituito alcun Tavolo Interistituzionale fra il Comune, la Regione e il Terzo Settore – dichiarano i rappresentanti del il Coordinamento H e della Rete dei CSE -, non è stato convocato alcun ente del privato sociale che opera con la disabilità, né alcun familiare, al fine di concretizzare la disponibilità espressa dall’Assessorato alla Cittadinanza Sociale del Comune di Palermo durante il sit in del 14 maggio. Per questo, sostenuti da altre organizzazioni del settore, abbiamo deciso di scendere nuovamente in piazza, per far sentire la nostra voce e chiedere ancora una volta al Sindaco di Palermo e al Presidente della Regione Siciliana, in quanto garanti della salute pubblica, di farsi carico delle drammatiche criticità del territorio connesse alla disabilità».

Come già alcune settimane fa, dunque, quando la cospicua presenza di associazioni rappresentative delle persone con disabilità e dei loro familiari, insieme a quelle del privato sociale, avevano testimoniato con forza il diffuso malessere e il grave rischio di esclusione sociale vissuto da migliaia di cittadini “fragili” dell’Isola, giovedì 4 giugno, davanti a Palazzo delle Aquile, sede del Comune di Palermo (ore 10-13), vi sarà un altro sit-in di protesta, perché «i cittadini con disabilità e le loro famiglie non sono invisibili, ma sono in grado di formulare proposte alle Amministrazioni e soprattutto pretendono di essere visibili, all’insegna di una semplice formula: ascolto + servizi = diritti». (S.B.)

*La Rete dei CSE (Centri Socio Educativi) per Disabili di Palermo è composta da cinque associazioni (AFADI-Associazione Famiglie di Disabili, Apriti Cuore, ARC-Associazione Recupero Cerebrolesi, Club Garden e Futuro Semplice) e da tre cooperative (Edificando, La Fraternità e La Provvidenza).

Che cosa continuano a chiedere le organizzazioni di persone con disabilità e delle lolro famiglie, insieme a quelle del privato sociale, al Comune di Palermo e alla Regione Sicilia:
° una programmazione organica e globale dei servizi dedicati alle persone con disabilità e alle loro famiglie, di concerto con le associazioni che le rappresentano;
° l’istituzione da parte del Consiglio Comunale di Palermo di un capitolo di bilancio dedicato ai servizi semiresidenziali per le persone con disabilità grave e gravissima;
° la realizzazione dei servizi essenziali per le persone con disabilità;
° il recepimento dell’inserimento dei Centri Socio Educativi tra i Livelli Essenziali di Assistenza o tra i Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali;
° l’applicazione dell’articolo 14 della Legge 328/00 [“Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e di servizi sociali”, N.d.R.] sui piani personalizzati per persone con disabilità grave e gravissima;
° di svincolare, dalla normativa sugli appalti, i bandi e le procedure per l’affidamento dei Servizi Socio Sanitari (Allegato B del Codice dei Contratti);
° di rimodulare la Legge Regionale 11/10 (ex Tabella H), al fine di consentire l’accesso ai contributi a tutte le organizzazioni che operano da anni sul territorio in favore delle categorie più fragili, per sostenerne economicamente le attività;
° ma soprattutto rispetto e dignità per le persone con disabilità e le loro famiglie.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: retecsepad@libero.it (Fiorella Acanfora).

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