“Mafia Capitale” e i rischi per il non profit

«Come IID, organismo che lavora da sempre affinché il fattore fiducia sia al centro della vita delle associazioni e dei loro rapporti con i donatori e il territorio, non possiamo negare il danno che fatti come i nuovi arresti nell’àmbito di “Mafia Capitale” rischiano di arrecare al Terzo Settore. Per questo è quanto mai necessario “separare il grano dal loglio”»: lo dichiara Edoardo Patriarca, presidente dell’IID (Istituto Italiano della Donazione) e del CNV (Centro Nazionale per il Volontariato)

Vincent Van Gogh, "Seminatore al tramonto", 1888, Otterlo (Paesi Bassi), Museo Kröller-Müller

Vincent Van Gogh, “Seminatore al tramonto”, 1888, Otterlo (Paesi Bassi), Museo Kröller-Müller

«Purtroppo non è una novità scoprire come enti che sulla carta dovrebbero perseguire fini sociali, tradiscano la propria mission, per non parlare dell’ampio dibattito sulle false ONLUS e sulla scarsa trasparenza che, troppo spesso, infanga il nostro settore»: lo dichiara il deputato Edoardo Patriarca, presidente dell’IID (Istituto Italiano della Donazione) e del CNV (Centro Nazionale per il Volontariato), dopo la nuova ondata di arresti dei giorni scorsi, nell’àmbito della cosiddetta inchiesta di “Mafia Capitale”, che rischiano di gettare nuove ombre sul mondo cooperativo e associativo italiano.
«Se infatti lo scandalo è partito da Roma nel dicembre dello scorso anno . sottolineano dall’IID -, ora sembra estendersi ben oltre i confini della Regione Lazio, portando quindi ancor di più all’attenzione di tutti e nella loro veste peggiore, temi propri del non profit».
«Inoltre – aggiunge Patriarca – gli ultimi sviluppi dell’indagine vanno ben oltre la frode, e questo non può lasciare indifferente chi ha a cuore l’Italia del bene. Ritengo pertanto fondamentale il fatto che l’inchiesta faccia il suo corso e la giustizia il suo lavoro, punendo i colpevoli. Non possiamo però negare il danno che fatti come questi arrecano alla fiducia nei confronti del Terzo Settore. Come IID lavoriamo da dieci anni affinché il fattore fiducia sia al centro della vita delle associazioni e dei loro rapporti con i donatori e il territorio. La trasparenza, infatti, è un dovere per le non profit che vogliono essere virtuose, ma, allo stesso tempo, è un diritto che chi vuole donare ha e deve esercitare: non ci può essere fiducia senza trasparenza».
«Mi rammarica infine – conclude Patriarca – vedere come si sia arrivati a dover parlare di “business migranti” in riferimento al delicatissimo tema dell’accoglienza che, ancora oggi e troppo spesso, è protagonista delle nostre pagine di cronaca più drammatica e che, con l’arrivo dell’estate, rischia di peggiorare ulteriormente un bilancio già gravissimo. È ancora più impellente, quindi, il bisogno di separare il grano dal loglio». (S.G.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: comunicazione@istitutoitalianodonazione.it (Ornella Ponzoni).

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