Altre utili mobilitazioni, in Sardegna e nelle Marche

Le manifestazioni di protesta di Cagliari – promossa dal Comitato 16 Novembre (Associazione Malati SLA e Malattie Altamente Invalidanti), per ottenere dalla Regione Sardegna gli atti concreti garantiti già da qualche mese – e di Jesi (Ancona) – voluta da alcune organizzazioni locali, insieme alle persone con disabilità e ai loro familiari, contro la prospettata riduzione dei servizi – hanno ottenuto risultati soddisfacenti, ma l’impegno per i diritti non si ferma qui

Mobilitarsi serve, eccome!, avevamo titolato qualche mese fa, riferendo della manifestazione di protesta che aveva visto arrivare a Cagliari, davanti alla sede dell’Assessorato Regionale alla Sanità, tante persone con disabilità gravi e gravissime dell’Isola, che con forza e determinazione, insieme alle decine di organizzazioni che le rappresentano, avevano alla fine ottenuto un documento di impegno, sottoscritto dall’assessore alla Sanità e alle Politiche Sociali Luigi Benedetto Arru, con una serie di garanzie in particolare sui fondi destinati ai progetti personalizzati (Legge 162/98) e al percorso regionale Ritornare a casa (Programma per promuovere l’uscita dagli istituti delle persone con disabilità grave).
Ebbene, nei giorni scorsi, come avevamo anche segnalato in altra sede del giornale, mancando ancora gli atti concreti conseguenti a quegli impegni, Salvatore Usala, segretario del Comitato 16 Novembre (Associazione Malati SLA e Malattie Altamente Invalidanti), aveva promosso un nuovo presidio di dura protesta, che fortunatamente ha portato a un incontro decisamente soddisfacente con il citato assessore Arru e anche con il presidente della Regione Francesco Pigliaru, al termine del quale i vari impegni finanziari (e non solo) sono stati rinnovati, facendo auspicare a Usala «che entro il mese tutto possa risolversi al meglio».

Protesta al Consiglio Comunale di Jesi (Ancona), 11 giugno 2015

La protesta delle persone con disabilità e delle loro famiglie, al Consiglio Comunale di Jesi (Ancona)

Altro territorio assai “caldo”, di cui ci eravamo occupati nelle scorse settimane, è quello delle Marche e più precisamente quello del Comune di Jesi (Ancona), dove alcune organizzazioni locali avevano denunciato i pesanti effetti del sostanziale azzeramento del Fondo Sociale Regionale, su tanti cittadini “fragili”.
Ricordando dunque che quello di Jesi è stato l’unico Comune del proprio Ambito Sociale, insieme a Belvedere Ostrense, a prevedere tagli nei servizi alla disabilità, all’infanzia e agli anziani non autosufficienti, e sottolineando che nessun altro Comune marchigiano ha proceduto, a quanto risulta, in modo analogo, quelle stesse organizzazioni (ANFFAS Jesi-Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale, Associazione Mosaico e Gruppo Solidarietà), insieme all’ANGSA Marche (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici), all’Associazione Omphalos (Autismo & Famiglie) e a tante persone con disabilità e i loro familiari, hanno promosso un presidio di protesta, per chiedere appunto di non dare corso a quella riduzione dei servizi, prevista per il prossimo 15 giugno.
L’iniziativa ha portato un primo, seppur parziale risultato, quello cioè della sospensione delle riduzioni fino al 31 luglio, «un tempo sufficiente – si legge in una nota delle organizzazioni promotrici – per capire se le promesse del nuovo presidente della Regione Luca Ceriscioli, di voler ripristinare l’intera quota del Fondo Sociale Regionale saranno mantenute. Il lavoro, dunque, non si ferma».
«Va segnalata tra l’altro – conclude la nota – la presenza di molti familiari anche di Comuni che non davano corso a tagli e di altri che per la tipologia di servizio fruita non subivano la riduzione. E questa è stata un’importantissima e bellissima dimostrazione di solidarietà. Auspichiamo, quindi, che Belvedere Ostrense non voglia avere il non invidiabile primato di essere il primo e unico Comune delle Marche a tagliare i servizi!».
Significativo, infine, anche il messaggio letto da un genitore a nome di tutti i presenti alla manifestazione di Jesi, che a proposito dei prospettati tagli, si concludeva così: «Vi interessa sapere cosa significa questo per molte famiglie che grazie a questi servizi strutturano la propria quotidianità? Cosa significa per una persona che attende il proprio educatore, il proprio assistente per l’autonomia e la cura non averlo più o averlo di meno? È importante che sappiate che questa vicenda, quale sia l’esito finale, non rimarrà senza conseguenze. Una ferita difficilmente rimarginabile, la rottura unilaterale di un patto». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti:
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