- Superando.it - http://www.superando.it -

Informazione e comunicazione: abbattere (prima) le barriere

Donna con disabilità visiva che usa uno smartphone

Una donna con disabilità visiva che usa uno smartphone

Si chiama Oltre le barriere* sia il libro curato da Girolamo Furio e Sandro Montanari, con vari contributi, sia l’omonimo progetto, che ha già superato le barriere digitali, essendo stato fornito in formato elettronico accessibile all’ADV (Associazione Disabili Visivi), di cui chi scrive è consigliere e responsabile per le tematiche ICT (Information and Communication Technology).
In tema di barriere e diritti umani, non si può prescindere dalla citazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, recepita dall’Italia nel 2009 [Legge 18/09, N.d.R.], in cui in particolare l’articolo 30 (Partecipazione alla vita culturale e ricreativa, agli svaghi ed allo sport) sancisce che «Gli Stati Parti riconoscono il diritto delle persone con disabilità a prendere parte su base di uguaglianza con gli altri alla vita culturale e adottano tutte le misure adeguate a garantire alle persone con disabilità […] l’accesso a programmi televisivi, film, spettacoli teatrali e altre attività culturali, in formati accessibili».
Prima di approfondire gli aspetti tecnici, vorrei soffermarmi sui diritti naturali, e in particolare sul diritto di vedere.

Per una persona che – come nel mio caso – abbia perso la vista da adulta, o che come nel caso di un cieco congenito non l’abbia mai avuta, il diritto di vedere non viene esercitato né goduto e tuttavia permane! Esso può essere però ricondotto ad altri diritti naturali, come ascoltare, sentire, toccare, gustare, parlare, capire, comunicare.
Le tecnologie «non barocche e inutili», come le ha mirabilmente definite il noto geologo Mario Tozzi, e quelle di cui non si faccia un uso patologico, se opportunamente supportate da ausili tecnici definiti anche tecnologie assistive, permettono di fruire e godere dei suddetti diritti, e di superare le barriere digitali, esercitando il diritto alla lettura, alla scrittura, alla cultura, alle attività sociali e al lavoro, con l’uso di dispositivi fissi e mobili e delle varie applicazioni (App), divenute veri e propri strumenti di autonomia, che consentono di vivere una vita integrata o, per usare un termine ancora più forte, inclusiva.

I dispositivi e le applicazioni devono – lo ricordiamo – rispettare i criteri di accessibilità definiti dalla cosiddetta “Legge Stanca” (Legge 4/04), secondo la quale l’accessibilità è «la capacità dei sistemi informatici, nelle forme e nei limiti consentiti dalle conoscenze tecnologiche, di erogare servizi e fornire informazioni fruibili, senza discriminazioni, anche da parte di coloro che a causa di disabilità necessitano di tecnologie assistive o configurazioni particolari».
Questi ausili tecnici permettono di utilizzare i dispositivi tecnologici mediante gli altri sensi funzionanti, superando quindi l’handicap. Nel caso particolare di persone ipovedenti, esistono software per l’ingrandimento di parte dello schermo, che consentono di personalizzare i colori, mentre nel caso di persone cieche assolute o con forte ipovisione, l’ausilio più appropriato è il software di screen reader, vale a dire un lettore di schermo che decodifica in sintesi vocale o su display tattile braille ciò che lo schermo propone di testuale, e perfino le immagini, purché opportunamente descritte con testo alternativo; anche dispositivi touchscreen [a schermo tattile, N.d.R.] possono essere accessibili, se dotati di software simili, pertanto anche senza tastiera fisica.

E tuttavia non esiste un “pulsante per l’accessibilità” delle applicazioni, da schiacciare a fine realizzazione, essendo l’accessibilità un insieme di regole tecniche da rispettare ed essendo pertanto fondamentale progettare a priori, per farlo senza costi aggiuntivi, esattamente in modo analogo alle barriere architettoniche di un edificio, che vanno escluse in fase di progettazione, essendo ovviamente molto più costoso e oneroso eliminarle a costruzione terminata.
In termini economici, progettazione accessibile (o Universal Design) pesano solo per il costo di formazione specifica di progettisti e tecnici.
Affinché tutto ciò sia rispettato e applicato – sebbene in Italia le leggi non manchino – la strada è ancora lunga e in salita, ma la tutela del diritto all’informazione e alla comunicazione può consentire una vita autonoma, nel rispetto della privacy e della libertà personale.

*“Oltre le barriere. Viaggio nelle periferie esistenziali”, a cura di Girolamo Furio e Sandro Montanari, Pioda Editore, 2014.

Consigliera dell’ADV (Associazione Disabili Visivi), con delega per le Problematiche ITC (Information and Communication Technology) per la stessa ADV e per la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), presso i tavoli del Consiglio Nazionale Utenti, AgCom, Sede Permanente del Segretariato Sociale RAI e Commissione Parlamentare di Vigilanza RAI. La presente riflessione costituisce l’adattamento di una relazione presentata alla due giorni formativa di Roma, intitolata “Diritti umani e Diritti dei bambini: sensibilità, coscienze, strumenti”, organizzata il 26 e 27 maggio dall’INPEF (Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare) (se ne legga anche una nostra presentazione).