I bambini con disabilità devono giocare

«Difficilmente, quando ci troviamo davanti a un bambino con disabilità, ci viene in mente di giocare con lui, perché pensiamo che non sia capace, che non ci siano giochi e giocattoli adatti a lui. Ma I bambini con disabilità devono giocare, come tutti i bambini, ed esistono tanti giochi e tanti modi per farlo, perché ciò è rispettare una necessità, un diritto, è inclusione, è aprire gli occhi e andare oltre la disabilità»: una riflessione sul gioco dell’Associazione L’abilità

Ragazzino con disabilità fa le bolle di saponeAmmettiamolo: difficilmente quando ci troviamo davanti a un bambino con disabilità ci viene in mente di giocare con lui. Mentre con un bambino senza disabilità è un’azione spontanea, naturale. Questo perché pensiamo che il bambino con disabilità non sia capace, pensiamo che non ci siano giochi e giocattoli adatti a lui. Vediamo solo il suo deficit, la sua difficoltà all’agire, lo guardiamo con gli occhi della pietà, del dolore e della sofferenza.
Ma ancora una volta apriamo gli occhi. Andiamo oltre la disabilità, guardiamo il suo essere bambino, il suo bisogno di contatto, di relazione, di essere nel mondo e di avere benessere.
Non dimentichiamo mai che la finalità del gioco dev’essere il piacere, il piacere non solo sensoriale, ma anche mentale, che innesca un’esperienza positiva che il bambino ha voglia di ripetere.
Per raggiungere benessere, il bambino riesce a superare anche i suoi limiti, e così si arricchisce di nuove esperienze, di nuove conoscenze. In due parole: diventa grande.

È con questa filosofia che lavoriamo tutti i giorni nei servizi della nostra Associazione, con i nostri bambini. Perché acquisiscano nuove abilità, nuove conoscenze, per uscire dall’isolamento. Tutto questo attraverso il gioco.
I bambini con disabilità devono giocare, come tutti i bambini, ed esistono tanti giochi e tanti modi per farlo. Prendiamo ad esempio il gioco simbolico e di ruolo. Con i bambini del nostro Centro Diurno L’officina delle abilità, facciamo spesso questa attività, dividendoli in piccoli gruppi coordinati dagli educatori.
Facciamo che siamo una famiglia?: i bambini vengono stimolati a trasformare il loro vissuto in un gioco, a comportarsi nel modo giusto a seconda del loro ruolo: Paolo diventa papà Valentino che accompagna i bimbi a scuola, l’educatrice diventa Caterina, una delle figlie insieme a Stefano, che diventa il fratellino Mario; e la seconda educatrice invece è Giovanna, la mamma. Cosa nasconde questo gioco? Quali sono le sue finalità?
Giocare è inventare
. In questo caso il gioco diventa un perfetto contenitore di fantasia e realtà e come ogni gioco, è un atto comunicativo: si creano situazioni, modi di interagire sviluppando relazioni, confronti che mostrano analogie e differenze. I bambini, astraendosi in altri ruoli, riescono a dare un significato al loro vissuto. Sviluppano la loro immaginazione e rielaborano la loro realtà. Imparano a relazionarsi con gli altri, sperimentando e capendo quali sono le distanze da rispettare, i linguaggi del corpo e le espressioni, e individuano le realtà temporali: il prima, il dopo e il durante.
Tutto questo non è semplicemente giocare, è rispettare una necessità, un diritto, è inclusione: è aprire gli occhi.

La filosofia dedicata al gioco dell’Associazione L’abilità di Milano è contenuta nella pubblicazione Amorgioco, disponibile presso la sede dell’Associazione stessa.

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