I localizzatori satellitari fanno ritrovare chi si perde

«Le persone con autismo – scrive Liana Baroni, a proposito della drammatica vicenda di un giovane autistico smarritosi da una ventina di giorni a Roma – non hanno disabilità motorie, ma pure necessitano di “protesi”: il localizzatore è l’ausilio tecnologico che dovrebbe essere compreso nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), per persone che possono perdersi e non sono in grado di comunicare dove si trovano, né di chiedere aiuto, anche se si trovano fra la gente»

Immagine in ombra di un uomo su una montagna che tende la mano a un altro più in basso

In questi giorni vivo il dramma dei genitori di Daniele, giovane con autismo che una ventina di giorni fa si è perso durante una gita a Roma, per assistere all’udienza del Santo Padre.
Non voglio e non posso entrare in questo terribile fatto di cronaca, non avendo altra informazione se non quella ricevuta dai media e spero con tutte le mie forze che Daniele venga ritrovato al più presto e che non gli sia stato fatto alcun male. Ma non posso non fare due considerazioni.

La prima: leggo 14 disabili e 3 educatori! Non dico altro: 3 educatori per 14 ragazzi con disabilità a divincolarsi tra la folla di una metropolitana, tra il fitto pubblico di un’udienza in San Pietro…
Quando si decidono mete così importanti, la prima cosa cui pensare è la sicurezza. Sappiamo bene come sia difficile trovare risorse, ma se queste non sono sufficienti, meglio cambiare i propri programmi.

La seconda considerazione è molto più generale. Queste situazioni sono originate da due sentimenti contrastanti: il desiderio di proteggere i nostri ragazzi più fragili, fino a tarpar loro le ali, e la consapevolezza, invece, di doverli far crescere, spingendoli a staccarsi da noi e ad acquistare autonomie per muoversi da soli, fare nuove esperienze, esprimere dei desideri o delle scelte.
Sto parlando ovviamente di persone con grandi difficoltà e problemi di comunicazione e assolutamente incapaci di usare un cellulare, o di saper dire dove si trovano. Allora cerchiamo di svegliarci e di guardarci intorno: la tecnologia ci aiuta, ci sono i localizzatori satellitari che risolvono il nostro problema!
Nella mia esperienza personale, ho fatto sì che mio figlio acquisisse l’autonomia di raggiungere il suo Centro Diurno da solo in un autobus di linea e tornare da solo. Ma sono anni che all’ora fatidica del ritorno ho l’incubo di non vederlo arrivare: ad ogni minuto di ritardo, rispetto all’ora prefissata, vivo patemi d’animo da non augurare a nessuno. Da qualche mese, però, tutto ciò è dimenticato: ho trovato infatti un localizzatore che funziona ottimamente e al computer seguo i suoi passi e controllo la sua posizione.

I giovani con autismo non hanno disabilità motorie, ma pure necessitano di “protesi”: il localizzatore è l’ausilio tecnologico che dovrebbe essere compreso nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), per persone che possono perdersi e non sono in grado di comunicare dove si trovano, né di chiedere aiuto, anche se si trovano fra la gente.
E se si fa un bilancio delle risorse, credo un localizzatore per tutti coloro che ne necessitano sarebbe più conveniente di elicotteri e automobili che girano senza sosta, Polizia, Carabinieri e Protezione Civile all’erta nelle emergenze, senza contare i drammi umani di chi si trova in queste situazioni.

Presidente nazionale dell’ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici), aderente alla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap).

Stampa questo articolo