L’“Estate Paideia” può cambiare la vita di una famiglia

«Grazie a questa esperienza abbiamo imparato che potevamo permetterci di ritornare a vivere, sorridere, andare in vacanza, divertirci, riscoprire amicizie forti»: così un genitore racconta la sua partecipazione al Progetto “Estate Paideia”, promosso anche in queste settimane dalla Fondazione Paideia di Torino e rivolto a famiglie con bambini con disabilità, che vengono ospitate per una settimana in un villaggio turistico accessibile in Toscana

"Estate Paideia" 2014

Foto di gruppo per i partecipanti al Progetto “Estate Paideia” dello scorso anno

Anche quest’anno si è rinnovato a partire dal 4 luglio, e fino al 1° agosto, il Progetto Estate Paideia, proposta di vacanza promossa dalla Fondazione Paideia di Torino, rivolta a famiglie con bambini con disabilità, che vengono ospitate per una settimana in un villaggio turistico totalmente accessibile in Toscana. In totale saranno esattamente 38, in queste settimane, i bambini con disabilità coinvolti insieme alle loro famiglie e a 75 volontari.
Estate Paideia, come detto, coinvolge l’intero nucleo familiare, con particolare attenzione ai fratelli e alle sorelle, e dal 2001 ad oggi ha potuto contare sulla partecipazione di oltre 500 famiglie, ciascuna delle quali affiancata da uno o più volontari, che si prendono cura dei bambini, aiutando i genitori e offrendo loro spazi e tempi “di sollievo” rispetto a una quotidianità spesso molto faticosa.
Un’esperienza, in sostanza, i cui esiti hanno finora dimostrato la possibilità di concreti cambiamenti nella dinamica familiare e come il benessere sperimentato possa essere a sua volta motore di un processo di inclusione sociale dei nuclei coinvolti.

«La nascita di un figlio con disabilità – sottolinea Fabrizio Serra, direttore della Fondazione Paideia – comporta notevoli cambiamenti nella coppia e nel nucleo familiare, che spesso si concentra sulla cura del bambino e si ritrova isolato, con legami sociali sempre più deboli. Incontriamo famiglie per le quali la vacanza si configura come un bene inaccessibile, sia per motivi economici e organizzativi, ma anche perché l’idea di una settimana al mare spesso può intimorire. Con questo nostro progetto vogliamo dunque offrire la possibilità di sperimentare l’idea di un “terzo tempo”, di una vacanza che diventa fondamentale per famiglie così stressate nella quotidianità e che invece possono incontrare nuovi amici e guardare al futuro con maggiore serenità. La proposta, inoltre, è inserita in un percorso che mira a sostenere la famiglia nel rafforzamento o recupero della sua rete sociale: durante l’anno, infatti, vengono promossi laboratori, serate a teatro, visite a musei, giornate di sport, escursioni in montagna e momenti di festa in cui sperimentare occasioni concrete di inclusione sociale».

«Abbiamo conosciuto la Fondazione Paideia quando Samuele aveva 3 anni – ricorda Andrea, un genitore che ha partecipato al progetto – quando eravamo concentrati esclusivamente sulla sua riabilitazione. Quando ci hanno proposto di partecipare a Estate Paideia, quasi ci siamo arrabbiati. Una vacanza a noi, con tutti i problemi che avevamo? Alla fine ci siamo andati, ed è stata letteralmente la svolta della nostra vita, della vita della nostra famiglia. Grazie a questa esperienza, infatti, abbiamo imparato che – con le dovute attenzioni e magari con l’aiuto di qualcuno, vedi ad esempio i volontari – potevamo permetterci di ritornare a vivere, sorridere, andare in vacanza, divertirci, riscoprire amicizie forti». (A.F.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: aferro@glebb-metzger.it (Andrea Ferro).

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