Artisti contro i pregiudizi e l’esclusione sociale

Con le loro opere raccontano le loro storie personali, le memorie e i sogni, esprimendo la loro ansia di liberazione e raccontando il loro percorso di persone con disabilità mentale che hanno superato pregiudizi sociali e meccanismi di esclusione. Sono Annamaria Colapietro, Giovanni Fenu e Roberto Mizzon, protagonisti a Roma, fino al 19 luglio, della riproposizione di una bella esposizione-evento, promossa dalla Comunità di Sant’Egidio

Annamaria Colapietro, "Paesaggio africano"

Annamaria Colapietro, “Paesaggio africano”

Sono gli ultimi giorni utili, questi, per poter visitare – esattamente fino al 19 luglio, al Chiostro del Bramante Gallerie di Roma (Via Arco della Pace, 5) – la mostra intitolata Noi diamo [+] senso, che ha per protagonisti Annamaria Colapietro, Giovanni Fenu e Roberto Mizzon, con videoinstallazioni di César Meneghetti, in collaborazione con Antonio Trimani.

Di tale iniziativa ci eravamo già ampiamente occupati alla fine dello scorso anno, quando era stata per la prima volta realizzata proprio nella struttura romana – Santa Maria della Pietà – che era stata il più grande manicomio d’Europa e dove un tempo erano stati reclusi gli stessi Colapietro, Fenu e Mizzon.
«Attraverso l’arte – è stato scritto in fase di presentazione – questi ultimi hanno potuto ricostituire la loro identità prima della liberazione vera e propria. Grazie alla Legge 180 del 1978, nota come “Legge Basaglia”, che imponeva la chiusura dei manicomi, tale liberazione è stata sancita nelle istituzioni e nella cultura italiana. Il processo è stato lungo e complesso: da allora a oggi la questione dell’istituzionalizzazione reclusoria e del supporto liberatorio al disagio mentale appare ancora aperta».

Giovanni Fenu, "Maternità" (particolare)

Giovanni Fenu, “Maternità” (particolare)

Con le loro opere, dunque, Annamaria Colapietro, Giovanni Fenu e Roberto Mizzon raccontano le loro storie personali, le memorie e i sogni, esprimendo la loro ansia di liberazione e raccontando il loro percorso di persone con disabilità mentale che hanno superato pregiudizi sociali e meccanismi di esclusione.
Dal canto suo, Meneghetti, curatore della mostra insieme a Simonetta Lux, esplora i confini della cosiddetta “normalità” e offre una lettura critica delle storie dei tre artisti, del loro riscatto dall’istituzione manicomiale e del loro pieno inserimento nel contesto sociale.

Per quanto riguarda poi la Comunità di Sant’Egidio, che ha promosso e realizzato l’iniziativa, sono oltre vent’anni che essa, attraverso i propri laboratori d’arte, segue i percorsi di riscatto e di recupero sociale delle persone con disabilità mentale, secondo un’intuizione di Alessandro Zuccari, componente del Comitato Scientifico della mostra, insieme a Cristina Cannelli e alla citata Simonetta Lux, già direttrice del Museo Laboratorio di Arte Contemporanea dell’Università La Sapienza di Roma.

Roberto Mizzon, "Fuoco a Marcinelle" (particolare)

Roberto Mizzon, “Fuoco a Marcinelle” (particolare)

Da ricordare infine che l’esposizione segue il progetto di César Meneghetti, denominato I\O IO È UN ALTRO, premiato alla Fondazione Biennale di San Paolo ed esposto nel 2013 alla Biennale di Venezia, con la quale l’artista visuale italo-brasiliano ha indagato sulla labilità della frontiera tra la disabilità mentale e la normalità. Un progetto – di cui anche il nostro giornale ha ampiamente riferito a suo tempo – che è iniziato nel 2010 e che coinvolge un gruppo di circa duecento persone con disabilità dei Laboratori d’Arte della Comunità di Sant’Egidio. (S.B)

Per ulteriori informazioni: Vittorio Scelzo (v.scelzo@gmail.com).

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