Norme eque o norme troppo rigide?

È sempre giusto applicare rigidamente le regole di un’iniziativa nata per ricollocare in attività di pubblica utilità lavoratori e lavoratrici espulsi dal ciclo produttivo in età adulta, anche di fronte a situazioni di particolare difficoltà, quando cioè uno stipendio serve a sostenere una famiglia con una grave disabilità? Dubbi e quesiti che giriamo ai Lettori, prendendo spunto da una vicenda riguardante la Provincia Autonoma di Trento

Donna di spalle davanti a una finestraIntrodotto nel 1990 dalla Provincia Autonoma di Trento, e aggiornato un paio d’anni fa nei suoi criteri, tenendo conto della crescente “disoccupazione adulta”, il cosiddetto Progettone è nato appunto per ricollocare in attività di pubblica utilità lavoratori (di almeno 53 anni) e lavoratrici (di almeno 49 anni) che siano stati espulsi dal ciclo produttivo aziendale e non abbiano più trovato occupazione.

Qualche settimana fa il Consigliere della Provincia Autonoma di Trento Claudio Civettini ha rivolto un’Interrogazione al Presidente del Consiglio Provinciale, significativamente intitolata Progettone: servizio alle reali necessità o percorso per tacitare le coscienze?
Vi si legge tra l’altro (i grassetti nelle citazioni sono nostri): «Summum ius summa iniuria, sentenziavano gli antichi per segnalare quanto potesse essere pericolosa – se non proprio inumana – un’applicazione rigida, implacabile e non contestualizzata della legge. Esattamente quello che, venendo ad oggi, rischia di accadere in provincia di Trento, precisamente con le nuove regole del “Progettone”, le quali prevedono una permanenza massima di 24 mesi, ultimata la quale un posto di lavoro viene occupato immediatamente da un altro lavoratore, il quale a sua volta avrà permanenza lavorativa temporalmente limitata. Ora, se tutto questo, in astratto, può anche corrispondere ad un principio di equità, di fatto può tradursi anche nel suo esatto contrario come dimostrano – fra i tanti – casi di persone che grazie al “Progettone” non soltanto stanno portando a casa, come si dice, uno stipendio, ma in alcuni casi anche il solo stipendio familiare e in casi ancor più specifici anche lo stipendio che consente ad una famiglia con al proprio interno un componente gravemente disabile di andare avanti. È quindi giusto che a siffatta, particolare ma per nulla inesistente categoria di lavoratori non sia riservato un trattamento particolare, magari di permanenza nel “Progettone”? Una interpretazione non rigida e non ingiusta della normativa, evidentemente, afferma che sarebbe profondamente ingiusto non considerare che vi sono anche situazioni lavorative e familiari particolarmente gravi, rispetto alle altre».

L’iniziativa, va detto, è riferita al caso specifico di una donna, moglie di una persona con grave disabilità, che dalla metà di agosto vedrà appunto cessare il proprio periodo di lavoro, avviato due anni fa nell’àmbito del “Progettone”, e che ha voluto rappresentare la propria difficile situazione con una lettera inviata a tutti i Consiglieri della Provincia di Trento. Una lettera che il consigliere Civettini ha allegato alla propria Interrogazione, concludendo poi con alcuni quesiti rivolti al Presidente della Provincia, vale a dire: «Corrisponde al vero il fatto per cui – anche nel caso trattasi non soltanto di lavoratori produttori dell’unico sostentamento familiare ma anche una persona gravemente disabile da mantenere nel nucleo familiare – dopo una permanenza massima di 24 mesi si è esclusi dal “Progettone”? In caso affermativo, non considera una simile situazione profondamente ingiusta perché non tiene conto della diversa necessità occupazionale non soltanto dei singoli lavoratori, ma anche delle loro situazioni familiari? Non ritiene doveroso un intervento finalizzato a rivedere le nuove regole del “Progettone” che preveda anche l’accoglimento delle necessità di casistiche particolarmente gravi, che colga le esigenze particolari, laddove in famiglia vi fosse la presenza di diversamente abili?».
Dubbi e quesiti che a nostra volta giriamo ai Lettori. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: marinatovazzi@virgilio.it.

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