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A quando la vera accessibilità?

Visitatori dell'Expo di Milano 2015

Visitatori dell’Expo di Milano. Secondo Mario Mirabile, all’interno dei padiglioni dei vari Paesi, che animano la grande manifestazione, non è previsto quasi nulla per le persone non vedenti e ipovedenti

Con questa riflessione non voglio accendere una polemica sterile e inutile, ma proporre soltanto un piccolo contributo finalizzato a far comprendere per un cieco in cosa consista la vera accessibilità di un luogo culturale, museale, artistico e più in generale cosa significhi poter fruire di un bene o di un evento alla pari – o quasi alla pari – dei “normodotati”.
Solo per fare qualche esempio, si pensi a quando un cieco vuole assistere a una partita di calcio, a un concerto, o a un qualsiasi altro evento: in questi casi, per poter eventualmente usufruire, ove previsto, di una riduzione del biglietto o della gratuità per l’accompagnatore, si è costretti ad assistere all’evento nei settori dedicati soltanto ai disabili, come se tutti questi dovessero stare in un “ghetto” con i loro simili. Ma perché un non vedente non può assistere a una partita di calcio da una gradinata o da una curva insieme ai suoi amici? Che cosa lo impedisce?

Ma andiamo ad analizzare l’evento sicuramente più significativo e importante di questo periodo, ovvero l’Expo Milano 2015. Indubbiamente esso presenta tanti accorgimenti per le persone con disabilità: ingressi dedicati, biglietterie esclusive, sconti che consentono l’ingresso gratuito agli accompagnatori, chilometri di percorsi LOGES [pavimenti tattili, N.d.R.] e decine di mappe tattili. Chi non conosce a fondo la disabilità non può che plaudire a tutti questi accorgimenti, ma un non vedente non può essere soddisfatto. All’interno dei padiglioni dei diversi Paesi, infatti, non è previsto quasi nulla per i non vedenti e gli ipovedenti. I filmati, le scenografie, le mappe sono pressoché inaccessibili alle persone con disabilità visiva, le quali devono affidarsi alle descrizioni più o meno precise dei loro accompagnatori. Quasi sempre poi, vicino agli oggetti esposti, c’è il classico divieto di toccare e se solo ci si azzarda ad allungare una mano, c’è subito pronto l’addetto che richiama ad osservare il veto, come se si trattasse di reperti storici o archeologici, e senza tenere conto che questi padiglioni tra poco più di tre mesi verranno completamente smantellati. Tutto ciò che è interattivo, infine, è praticamente off-limits per i minorati della vista.
E allora la domanda sorge spontanea: a cosa è servito spendere tanti soldi per installare percorsi pedotattili, se i non vedenti sono comunque costretti ad essere accompagnati? Non credo che i non vedenti si rechino all’interno dell’Expo soltanto per mangiare qualcosa ai chioschetti adibiti per lo street food
E per completare infine il quadro della non accessibilità, le navette che consentono di muoversi all’interno del sito espositivo, pur essendo di ultima generazione, non sono dotate di sistemi di annuncio vocale delle fermate.

Quello appena descritto, per altro, è soltanto l’esempio più eclatante. Pensiamo infatti alle visite guidate, “accessibili”, presso Palazzo Zevallos Stigliano a Napoli, il Museo di Banca Intesa.
Ebbene, a fronte di un lavoro che ha consentito la riproduzione in rilievo di diversi importanti quadri – il progetto è solo all’inizio – nulla è stato fatto perché si comprendesse davvero che cosa sia l’accessibilità. Infatti, nella visita guidata organizzata per mostrare i capolavori presenti anche alle persone non vedenti, a queste ultime è stato proibito di toccare le sculture presenti e addirittura dei mobili in legno. Personalmente ho chiesto alla guida se fosse davvero convinta che un tavolo in legno del Seicento potesse rovinarsi se un cieco a mani nude lo avesse toccato. La guida, alquanto imbarazzata, mi ha risposto che quelle erano le disposizioni della direzione.
Dunque, a questo punto vien da pensare che la conferenza stampa e le riproduzioni dei quadri siano stati solo un’idea per farsi un po’ di pubblicità e non perché si fosse convinti che una persona cieca o ipovedente potesse fruire davvero dei capolavori artistici presenti.

Purtroppo sono ancora troppi i tabù che non consentono al nostro Paese di mettersi al pari di nazioni europee molto più evolute. Da noi la cultura assistenzialista non è stata ancora sostituita da un’idea inclusiva della disabilità. Gli eventi ideati per consentire di visitare un museo, un luogo d’arte, un sito archeologico con guide formate e con specifici ausili sono ancora troppo sporadici ed estemporanei, spesso organizzati soltanto per consentire una passerella ai rappresentanti politici di questo o quel luogo. E non è nemmeno una questione di mancanza di soldi, come troppo spesso ci viene raccontato, poiché il problema è culturale; fino a quando, infatti, la persona con disabilità verrà considerata meritevole della sola assistenza e del pietismo, e non di essere trattata come una persona uguale alle altre, ma con esigenze speciali, ci ritroveremo sempre a dover assistere ad eventi sportivi nei “settori ghetto”, a non poter fruire a pieno di un evento come l’Expo, a poter visitare questo o quel sito archeologico e museale soltanto nei giorni individuati “per gentile concessione” da questa o quella Sovrintendenza.
Attenzione, quindi, in vista della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità del 3 dicembre prossimo, quando tutti gli enti museali saranno pronti a fare accedere i portatori di handicap! Organizziamoci bene per un tour de force in quella giornata, perché la prossima possibilità ce la daranno dopo un anno!

Presidente dell’UICI di Napoli (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti).