Come si dovrà utilizzare il Fondo per le Non Autosufficienze

Pubblicato il 3 agosto in Gazzetta Ufficiale, il Decreto Ministeriale di ripartizione del Fondo per le Non Autosufficienze per il 2015 (pari a 400 milioni di euro, di cui 390 alle Regioni e 10 al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali) fissa le regole da adottare, per realizzare «prestazioni, interventi e servizi assistenziali nell’ambito dell’offerta integrata di servizi socio-sanitari in favore di persone non autosufficienti». E rispetto agli anni scorsi, c’è anche qualche novità

Primo piano di persona con la SLACome spiega in una scheda di approfondimento (di cui suggeriamo caldamente la consultazione) «Condicio.it» – fondamentale strumento informativo della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), che dal 2013 raccoglie, indicizza, raffronta e analizza le fonti, gli studi e le ricerche inerenti la condizione di vita delle persone con disabilità – è stato pubblicato il 3 agosto in Gazzetta Ufficiale il Decreto Ministeriale di Ripartizione delle risorse finanziarie affluenti al Fondo per le non autosufficienze, per l’anno 2015, norma che suddivide gli stanziamenti approvati dal Parlamento nella Legge di Stabilità per il 2015, pari a 400 milioni di euro (390 alle Regioni e 10 al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali), da destinare appunto «alla realizzazione di prestazioni, interventi e servizi assistenziali nell’ambito dell’offerta integrata di servizi socio-sanitari in favore di persone non autosufficienti».

Nella scheda di «Condicio.it» si spiega innanzitutto come il Decreto di quest’anno, rispetto a quello del 2014, “recuperi” alle finalità del Fondo circa 6 milioni di euro ripartiti effettivamente fra Regioni e Ministero.
A differenza poi delle due precedenti annualità, la norma di quest’anno elimina dalle aree prioritarie di intervento tutte le voci che non fanno riferimento a prestazioni direttamente rivolte agli interessati, ma che andavano a finanziare l’istituzione o il rafforzamento di interventi o azioni di sistema, come i Punti Unici di Accesso alle prestazioni e ai servizi (PUA) o le Unità di Valutazione Multiprofessionali (UVM).
L’articolo 3 del Decreto, quindi, nel fornire una definizione di «persone in condizione di disabilità gravissima», impegna le Regioni ad usare le risorse ripartite prioritariamente, e comunque per una quota non inferiore al 40%, per interventi a favore di tali persone, incluso il sostegno a coloro che sono affetti da SLA (sclerosi laterale amiotrofica).
Da ultimo, ma non certo ultimo, si stabilisce che la quota di 10 milioni destinata al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sia utilizzata per azioni di natura sperimentale volte all’attuazione del Programma di Azione Biennale per la Promozione dei Diritti e dell’Integrazione delle Persone con Disabilità, adottato con il Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) del 4 ottobre 2013, relativamente alla linea di attività Politiche, servizi e modelli organizzativi per la vita indipendente e l’inclusione nella società. (S.B.)

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