Conoscere e prevenire la sindrome da burn-out

Sono aperte fino al 18 settembre le iscrizioni a un corso di formazione che si terrà tra la fine del mese e l’inizio di ottobre nei pressi di Trento, a cura della Fondazione Trentina per l’Autismo. L’iniziativa – intitolata “Sindrome da burn-out: conoscerla e prevenirla” – è rivolta a tutte le figure professionali che operano nel sociale, vale a dire educatori, psicologi, infermieri, assistenti sociali, medici, esperti in riabilitazione, ma anche insegnanti e religiosi

Realizzazione grafica della locandina del corso "Sindrome da burn-out: conoscerla e prevenirla", Spini di Gardolo (Trento), 26 settembre-3 ottobre 2015

La realizzazione grafica che correda la locandina del corso promosso dalla Fondazione Trentina per l’Autismo

Sono aperte fino al 18 settembre le iscrizioni al corso di formazione dedicato a tutte le figure professionali che operano nel sociale (educatori, psicologi, infermieri, assistenti sociali, medici, esperti in riabilitazione, anche insegnanti e religiosi), che si terrà il 26 settembre e il 3 ottobre a Spini di Gardolo (Trento), con il titolo di Sindrome da burn-out: conoscerla e prevenirla.
A promuovere l’iniziativa è la Fondazione Trentina per l’Autismo, con l’obiettivo di continuare nel proprio percorso, volto ad agire sul miglioramento e il potenziamento delle varie professionalità che si occupano di disturbi dello spettro autistico e di disabilità in genere.

«Il lavoro sociale – si legge nella presentazione del corso – richiede un rilevante investimento in disponibilità e capacità di rimanere al centro delle relazioni d’aiuto. Da una parte l’operatore si trova a fare i conti con le aspettative e capacità personali e dall’altra con le tante e continue richieste dell’utenza, della rete familiare, dell’organizzazione e del sistema dei servizi. In questo reticolo relazionale interno ed esterno, il rischio maggiore è quello del corto circuito, del logoramento, dell’esaurimento e come conseguenza della perdita della motivazione e del significato di quello che si fa ogni giorno. La traduzione italiana della parola burnout – “bruciato”, o “scoppiato” – permette di descrivere parte delle sensazioni vissute da chi sperimenta lo stato di questa sintomatologia. Come sottolineano i risultati di alcune osservazioni sull’incidenza del fenomeno, il burn-out colpisce in misura prevalente coloro che svolgono le cosiddette professioni d’aiuto, ma anche coloro che, pur avendo obiettivi lavorativi diversi dall’assistenza, entrano continuamente in contatto con persone che vivono stati di disagio o sofferenza. In particolar modo la relazione d’aiuto con la persona con autismo può comportare gravi difficoltà: nel trovare un codice comunicativo, nell’adattarsi ai ritmi, nell’affrontare improvvise reazioni inaspettate, nell’adeguarsi agli stili “personali” di gioco, di lavoro e di relazione interpersonale. Inoltre, anche nella relazione con i genitori della persona in difficoltà possono instaurarsi diverse problematiche, legate agli obiettivi, alle informazioni, alle aspettative e al ruolo dei genitori stessi nelle varie fasi. Il tema del burn-out, quindi, è centrale proprio perché la soddisfazione, la realizzazione e il senso di efficacia del proprio intervento sono direttamente proporzionali alla qualità dell’intervento stesso».

A guidare i due moduli del corso saranno Roberta Rossi, psicoterapeuta cognitiva e comportamentale, docente in corsi di formazione per il personale sanitario, oltreché docente di psicologia presso la Fondazione Franco Demarchi di Trento e conduttrice di corsi di preparazione alla nascita e alla genitorialità e Anna Rita Sonna, assistente sociale impegnata presso il Servizio Politiche Sociali e Abitative della Comunità della Val di Non, occupandosi prevalentemente di famiglie, minori e adulti. È anche consigliera regionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali del Trentino Alto Adige. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: info@fondazionetrentinaautismo.it (Elena Gabardi).

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