Quando la vita indipendente diventa concreta realtà

È in progetti come quello avviato in Lombardia da una componente dell’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), che consente a persone adulte con disabilità di sperimentare la vita indipendente, che la stessa ANFFAS – impegnata in iniziative analoghe in altre parti d’Italia – vede la piena declinazione dell’articolo 19 (“Vita indipendente e piena inclusione nella società”) della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità

Giovane con disabilità che ride, seduto presso un tavolo di cucinaÈ in progetti dalla spinta innovativa come quello della Cooperativa Sociale a Marchio ANFFAS Come Noi di Mortara (Pavia), denominato A Casa Mia, attivato lo scorso anno presso i Comuni pavesi di Mortara e Parona Lomellina, con il sostegno della Regione Lombardia, che l’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale) – impegnata in iniziative analoghe in altre parti d’Italia – vede la piena declinazione dell’articolo 19 (Vita indipendente e piena inclusione nella società) della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.
«Quando come in questo caso i modelli teorici si trasformano in azioni concrete – sottolinea in tal senso Roberto Speziale, presidente nazionale dell’ANFFAS – riusciamo ad imprimere al nostro lavoro e quindi alla qualità di vita delle persone con disabilità una poderosa accelerazione, riuscendo financo ad anticipare la normativa».

Parlano chiaro, del resto, le lettere di interesse e di sostegno inviate dallo stesso Speziale e da Emilio Rota, presidente della Fondazione Dopo di Noi ANFFAS, alla Cooperativa Come Noi, fondata a suo tempo da genitori di persone con disabilità e volontari dell’ANFFAS di Mortara.
«Questo progetto – scrive infatti il Presidente Nazionale dell’Associazione – prevede l’avviamento alla convivenza assistita in appartamento di 3/4 persone con disabilità intellettiva attraverso l’adattamento di abitazioni civili in condominio o di unità abitative indipendenti anche attraverso la possibilità di assunzione diretta del personale di assistenza familiare da parte dei singoli conviventi tramite il loro amministratore di sostegno; promuove il mutuo auto e la con-divisione di beni immobili tra diverse famiglie per progettare la vita indipendente dei figli con disabilità; favorisce l’emancipazione dei genitori delle persone con disabilità divenute adulte; previene e contrasta fenomeni di istituzionalizzazione delle persone con disabilità intellettiva mediante l’inserimento in strutture di medie o grandi dimensioni; promuove il ruolo e la funzione di case-manager [operatori titolari della responsabilità dei bisogni e dei progressi della persona, oltreché del coordinamento delle risorse, N.d.R.] da parte delle cooperative sociali a sostegno degli interventi per la disabilità intellettiva; sperimenta la sostenibilità di un modello di intervento per la vita indipendente delle persone con disabilità intellettiva».
Alla luce di tali obiettivi, conclude Speziale, «riteniamo il progetto pienamente rispondente alle linee di indirizzo delle nostre politiche associative e pertanto promuoveremo e daremo totale sostegno all’iniziativa, anche attraverso la diffusione dei contenuti e delle modalità di intervento del progetto stesso, come buona prassi di cui valutare la riproducibilità da parte di altre strutture ANFFAS impegnate a sostegno delle persone con disabilità intellettiva».

Si tratta di valutazioni e tracce di lavoro pienamente condivise anche dai responsabili della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), a partire dal presidente di essa Vincenzo Falabella, ricordando che a tale Federazione la stessa ANFFAS aderisce. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: comunicazione@anffas.net; fondazionedopodinoi@anffas.net; info@anffasmortara.it.

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