Le storie che ci piace raccontare

«Esperienze come quella di Giulio – scrive Maria Teresa Calignano – giovane con sindrome di Down, che frequenta un istituto alberghiero dal quale, come dice un suo professore, tutti i compagni dovrebbero prendere esempio, per buona volontà, impegno e partecipazione, ci danno la speranza del superamento delle barriere mentali che impediscono di andare “oltre”, del non assistere più a quel “buonismo peloso” che offende, del sentire finalmente dire “persone con sindrome di Down” e non più “i Down”»

Giulio, giovane con sindrome di Down, nello stage che lo ha visto impegnato durante il servizio per un banchetto matrimoniale

Un’immagine di Giulio durante lo stage che lo ha visto impegnato nel servizio agli ospiti di un banchetto matrimoniale

Spesso la cronaca riferisce di vari episodi che, ancora oggi, vedono le persone con sindrome di Down fatte oggetto di pregiudizi, anche da parte di coloro i quali non ti aspetteresti una così marcata ignoranza sulle loro potenzialità [si legga, a tal proposito, quanto da noi riferito rispetto alle parole pronunciate da un medico di Ferrara, N.d.R.].
Gravi episodi si sono verificati anche negli ultimi giorni, proprio in prossimità della Giornata Nazionale delle Persone con sindrome di Down e questo conferma quanto lavoro ci sia ancora da fare.

Scrivo queste righe prima di tutto come mamma di Gianni, persona con sindrome di Down di 40 anni, che dal 2005 lavora presso un supermercato con regolare contratto di lavoro a tempo indeterminato e le scrivo anche come presidente dell’AIPD di Lecce (Associazione Italiana Persone Down). Sento la necessità di far conoscere una bella pagina di “buona scuola”, perché credo che anche quello che c’è di positivo meriti di essere segnalato, nonostante facciano più audience le “notizie shock”.
Per questo voglio parlare di Giulio, giovane con sindrome di Down che frequenta il quinto anno dell’Istituto di Istruzione Secondaria Superiore (IISS) di Nardò (Lecce), Indirizzo Alberghiero. Il suo professore di sala, Fernando Greco, scrive di lui: «Giulio è la grande rivelazione di questa esperienza di alternanza scuola-lavoro. È lui che riempie il cuore di gioia a tutti e ci disorienta con la sua gran voglia di fare. A ogni suo piccolo traguardo esulta gioioso. Erano giorni che continuavo a insistere con la responsabile di sala [Giulio sta effettuando uno stage presso una tenuta, N.d.A.] ad inserirlo nel servizio e finalmente ieri ha ceduto. Giulio ha fatto il suo esordio in sala, servendo all’americana le tartine e gli stuzzichini vari durante il servizio degli aperitivi agli ospiti del banchetto matrimoniale. Era emozionato e contento e, rientrando nell’office, mi fa: “Forse ho sbagliato qualcosa, è meglio se resto dentro ad aiutare”. L’ho rimandato in sala dicendo che era molto professionale e ti assicuro che non mentivo affatto, mi sono complimentato con lui. Ho fatto una piccola ripresa e l’ho fatta vedere al direttore il quale ha convocato Giulio dicendogli che, appena finirà la scuola, potrà far parte dello staff di sala».
Il professor Greco racconta ancora come Giulio, a questa notizia, abbia avuto una vera esplosione di gioia. E conclude: «Per quanto riguarda buona volontà, impegno e partecipazione, tutti i suoi compagni dovrebbero prendere esempio da lui. Sono veramente contento».

E siamo contenti anche tutti noi, caro Professore, a dimostrazione che sono le persone con il loro impegno, la pazienza e la professionalità a fare emergere le capacità, ma soprattutto credendo in quello che fanno.
Sono queste le pagine che ci piace leggere, quelle che ci danno la speranza del cambiamento culturale, del superamento delle barriere mentali che impediscono di andare “oltre”, del non assistere più a quel “buonismo peloso” che offende, del sentire finalmente dire “persone con sindrome di Down” e non più “i Down”.

Presidente dell’AIPD di Lecce (Associazione Italiana Persone Down).

Stampa questo articolo