Investire nelle politiche sociali, per far crescere l’Italia

«Dobbiamo riscattare la parola “sociale” da una logica emergenziale che ci condanna e ci schiaccia su noi stessi. Non avere una visione che faccia crescere le politiche sociali significa mettere un freno allo sviluppo, mentre sappiamo bene che nei Paesi dove c’è più welfare, c’è più crescita e più sviluppo»: lo si è detto a Roma, durante l’incontro nazionale “Il futuro è sociale. Diamo forza al welfare”, promosso dal Forum Nazionale del Terzo Settore e collocatosi all’interno della discussione sulla Legge di Stabilità per il 2016

Striscione a una manifestazione: "Il welfare non è un lusso"

Una manifestazione a tutela del welfare

Presentato nei giorni scorsi dal nostro giornale, si è svolto a Roma l’incontro nazionale Il futuro è sociale. Diamo forza al welfare, promosso dal Forum Nazionale del Terzo Settore (cui è associata anche la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), che ha dato vita a un ampio dibattito sui temi del welfare e delle politiche sociali, collocandosi «all’interno della discussione sulla Legge di Stabilità su cui, in questi giorni, si giocano i destini di molte persone», come ha dichiarato in apertura dei lavori il portavoce del Forum Pietro Barbieri, che ha poi aggiunto: «Ci sono luci e ombre in questa Legge di Stabilità: se da un lato, infatti, essa contiene misure innovative, come quella del contrasto alla povertà che diventa strutturale, dall’altro, come per il Fondo Sanitario Nazionale, i Patronati o le promesse non ancora mantenute sul Servizio Civile, rimaniamo perplessi perché vediamo il rischio di rendere sempre più complessa la tenuta della coesione sociale».

«Sul welfare stiamo vivendo una fase di forte arretramento – ha dichiarato dal canto suo Cristiano Gori, docente di Politica Sociale all’Università Cattolica di Milano – che tocca prima di tutto le utenze (pensiamo alla situazione degli asili o alla riduzione dei servizi per anziani), ma anche la spesa e quindi necessariamente una diminuzione della qualità dei servizi; e si tratta di fenomeni comuni al Nord come al Sud. Il rischio che viviamo oggi è quello di fare passi indietro. Qual è invece la sfida del welfare di domani? Oggi attraversiamo una fase storica importante che ci offre grandi opportunità e spazi perché riconosce che ci vuole maggiore intervento dello Stato. Questo si tradurrà in una maggiore attenzione al welfare sociale? L’obiettivo sarebbe raggiunto se si riuscisse a far diventare il welfare sociale (cioè il welfare locale dei servizi) un tema centrale. Se si decidesse cioè di investire non in micromisure, ma in progettualità, non in “misure tappo”, ma strutturali. Mai come in questo momento ha quindi senso agire sul welfare nazionale, per promuovere il welfare locale».

Hanno partecipato all’incontro anche Vito De Filippo e Luigi Bobba, sottosegretari di Stato rispettivamente alla Salute e al Lavoro e alle Politiche Sociali, che hanno sottolineato entrambi la necessità di prevedere un futuro in cui Stato, Mercato e Terzo Settore dovranno lavorare insieme da protagonisti. Urgenza ribadita anche per quanto riguarda il mondo sindacale, dalle parti sociali presenti – che hanno ricordato il lavoro svolto dall’Alleanza Italiana contro la Povertà per la proposta di introduzione del REIS (Reddito di Inclusione Sociale) – nonché dal portavoce del Forum: «È importante – ha sottolineato infatti Barbieri – avviare una stretta collaborazione per la costruzione di un percorso comune, giacché è evidente che le risorse che il nostro Paese investe sul welfare sono scarse e che sino ad oggi – considerando anche politiche sbagliate – non si è ancora costruito un sistema strutturale di welfare. Dobbiamo darci un orizzonte comune: se lo 0,9% del PIL [Prodotto Interno Lordo, N.d.R.] venisse stanziato sul welfare questo ci consentirebbe di parlare seriamente di infrastrutturazione sociale. Non dimentichiamo che l’Italia paga uno spread alto rispetto agli altri Paesi europei e che comunque siamo agli ultimi posti nella classifica europea in tema di welfare».

«Il nostro appello Il futuro è sociale. Diamo forza al welfare [lo si legga nel box in calce, N.d.R.] – ha concluso Stefano Tassinari, coordinatore della Consulta Welfare presso il Forum Nazionale del Terzo Settore – è rivolto alla politica, ma anche a tutti noi e a tutte le forze sociali. È un appello a una mobilitazione positiva che vuole invitare a prendere in mano e rilanciare un investimento che sia prima ancora politico più che economico. Contesti sociali frammentati ci richiedono risposte che non possono essere frammentate. Allora bisogna costruire un disegno di welfare e partecipare ai processi di progettazione perché si arrivi a un welfare inclusivo. Nel fare questo dobbiamo riscattare la parola “sociale” da una logica emergenziale che ci condanna e ci schiaccia su noi stessi. Non avere una visione che faccia crescere le politiche sociali significa mettere un freno allo sviluppo, mentre sappiamo bene che nei Paesi dove c’è più welfare, c’è più crescita e più sviluppo». (A.M. e S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: stampa@forumterzosettore.it (Anna Monterubbianesi).

L’appello diffuso dal Forum Nazionale del Terzo Settore
Il futuro è sociale. Diamo forza al welfare

Cittadini attivi per il welfare sociale
Ogni giorno milioni di persone si impegnano e partecipano attivamente:
– per un Paese più giusto e solidale, a partire dal rispetto verso coloro che più stanno pagando i costi della crisi e che rischiano di non avere più diritto ai propri diritti;
– perché credono che la fiducia e la voglia di investire sul futuro riparta se, col concorso di tutta la comunità, si realizza una rete di politiche e servizi per l’infanzia, gli anziani, le famiglie, per la lotta a ogni forma di esclusione e povertà.
Nei Paesi dove c’è più Welfare c’è più crescita e sviluppo.

A partire da questo impegno per comunità attive e solidali, del quale è protagonista il mondo del Terzo Settore, chiediamo di:
1. Investire nel welfare. Da Sud a Nord
Si costruisca insieme, istituzioni e forze sociali, un piano nazionale che superi i tanti e diseguali sistemi regionali e si stanzino risorse certe e stabili (praticamente dimezzatesi negli anni di crisi), che insieme al Fondo Politiche Sociali arrivino gradualmente in alcuni anni a un incremento complessivo dello 0,9% di Pil (15 mld€), senza tagliare altre risorse ai Comuni, per sostenere:
– la lotta alla povertà assoluta attraverso una misura attiva quale il REIS (Reddito di inclusione sociale);
– l’infanzia e adolescenza;
– la disabilità e non autosufficienza, vincolando la sanità all’integrazione sociosanitaria;
– l’immigrazione: asilo, integrazione, cittadinanza;
– le famiglie.

2. Garantire i livelli essenziali delle prestazioni
Si costruisce dignità, si rispetta la Costituzione e non si sprecano i soldi, solo definendo e rendendo esigibili i livelli essenziali delle prestazioni. Bisogna dare obiettivi a ogni servizio, adottando adeguati strumenti di verifica, monitoraggio, controllo. Inoltre occorre mettere in rete le innovazioni che già si realizzano sul territorio.

3. Far crescere il lavoro sociale
Riconoscere il lavoro sociale garantisce un welfare migliore e nuova occupazione. Serve aiutare le famiglie nel ricorso al lavoro di cura o educativo regolare anche prevedendo maggiori detrazioni e agevolazioni fiscali (“social bonus”).

4. Partecipare alla programmazione e all’organizzazione nazionale e locale del welfare
Volontariato, associazionismo e imprenditorialità sociale siano partner attivi delle politiche pubbliche, non semplici fornitori al costo più basso possibile e con ritardi nei pagamenti. Istituzioni e Terzo Settore devono promuovere insieme una reale partecipazione delle persone e della comunità nella programmazione, progettazione, realizzazione, monitoraggio e verifica dei servizi.

5. Trasparenza
Partecipazione, trasparenza ed eticità sono la vera lotta contro ogni forma di spreco, di speculazione, di corruzione, di clientelismo e di finto Terzo Settore. L’impegno alla trasparenza riguarda tutti gli attori coinvolti, quindi anche le Pubbliche Amministrazioni.

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