Noi, donne con disabilità

In occasione della Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne, che ricorre oggi, 25 novembre, diamo ben volentieri spazio alla testimonianza di due donne con disabilità vicine all’Associazione ANFFAS di Modica (Ragusa)

Donna in primo piano e (la stessa?) sullo sfondo, sfuocataOggi, 25 novembre, è la Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, tramite una Risoluzione del 17 dicembre 1999, che invitava i Governi, le Organizzazioni Internazionali e le Organizzazioni Non Governative a promuovere attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica.
Per l’occasione abbiamo deciso di dare spazio alla testimonianza di due donne con disabilità vicine all’ANFFAS di Modica, in provincia di Ragusa (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), che ringraziamo per avercele inviate.

«Affrontare le vicissitudini della vita di tutti i giorni non è semplice per un “normodotato”, figuriamoci per un una ragazza con disabilità. Io nella mia vita mi sono trovata ad affrontare tante difficoltà, ma fortunatamente ho sempre superato qualsiasi ostacolo mi si sia presentato davanti, grazie alla forza di volontà e all’aiuto delle persone che mi sono vicine.
Quando ero piccolina, già ai tempi della scuola, ho dovuto ingoiare bocconi amari per via della cattiveria della gente che, non appena mi vedeva, iniziava a parlare male di me e a prendermi in giro, molto spesso dicendomi in faccia quello che pensava.
Inizialmente questa situazione mi faceva stare male, infatti tornando a casa ne parlavo con i miei genitori e loro mi dicevano sempre di non stare a sentire quello che gli altri avevano da dire, ma di lasciarli parlare e basta.
Poi le cose sono iniziate a cambiare: mentre prima stavo zitta di fronte alle cattiverie sul mio conto, crescendo, tendevo invece ad aggredire chi mi prendeva in giro e non m’importava che si trattasse di un/a ragazzo/a come me o di un adulto.
Oggi affronto la mia vita con serenità, portando avanti quello che mi piace fare, cioè finire gli studi, fare sport e volontariato.
La cosa più importante per me è fare il possibile per aiutare chi si trova in difficoltà».

«Quando si nasce, si inizia a crescere e quindi a diventare donne, progettando la propria vita e il proprio futuro, l’incontrare persone con disabilità non ci fa mai venire in mente che potrebbe toccare a noi, e che noi un giorno potremmo trovarci al loro posto.
La mia disabilità è comparsa in giovane età, poco dopo il matrimonio e la nascita di mio figlio. Non pensavo che diventando disabile avrei incontrato tanti problemi, tante persone che ti giudicano e ti fanno domande stupide; ogni tanto non le considero, anche se le parole che dicono mi fanno male.
Non pensavo che il mondo della disabilità fosse così duro e difficoltoso e tuttavia ci sono sì tanti momenti brutti, ma anche momenti belli che mi riempiono di gioia.
È brutto che un figlio abbia una mamma con disabilità e che non l’accetti, mi dispiace che soffra in silenzio, è stato brutto essere lasciata da mio marito per questo motivo.
Grazie ai miei genitori e grazie a me stessa e agli amici, grazie a un’Associazione che si occupa di disabilità in cui sono volontaria, ho capito come affrontare la disabilità.
Con il mio sorriso affronto giorno per giorno la mia disabilità, cercando di trovare la mia libertà perché essere liberi significa vivere».

Oltre a suggerire la lettura dell’intervista di Simona Lancioni a Nadia Muscialini e Armando Cecatiello, intitolata Donne con disabilità di fronte alla violenza e da noi pubblicata ieri, 24 novembre, riteniamo utile segnalare anche lo sportello di ascolto rivolto alle persone con disabilità, con particolare attenzione al fenomeno della violenza, attivato a Torino dall’Associazione Verba.

Stampa questo articolo