Il CoorDown e quel Decreto sul lavoro

«Esprimiamo la nostra contrarietà contro la chiamata nominativa generalizzata dei lavoratori con disabilità perché ostacola di fatto i percorsi lavorativi, favorisce meccanismi discriminatori e penalizza le disabilità più gravi»: lo dichiara il Presidente del CoorDown (Coordinamento Nazionale Associazioni delle Persone con Sindrome di Down), a proposito di una norma contenuta in uno dei Decreti Attuativi della riforma del lavoro (“Jobs Act”). Un’interpretazione, questa, non condivisa da altre organizzazioni del mondo della disabilità

Magazziniere con sindrome di Down

Una persona con sindrome di Down impegnata nel suo lavoro di magazziniere

«Esprimiamo tutta la nostra contrarietà a una gestione privatistica dell’inserimento lavorativo delle persone con disabilità e sottolineiamo la necessità di maggiori azioni di trasparenza da parte dei Centri per l’Impiego attraverso l’evidenza pubblica degli atti da loro prodotti ai fini dell’inserimento lavorativo. Ribadiamo, ancora una volta, che l’abolizione del criterio numerico nelle procedure di assunzione ostacola di fatto i percorsi lavorativi, favorisce meccanismi discriminatori e penalizza le disabilità più gravi».
A dirlo è Sergio Silvestre, presidente nazionale del CoorDown (Coordinamento Nazionale Associazioni delle Persone con Sindrome di Down), che esprime così la critica della propria organizzazione contro quella norma contenuta in uno dei Decreti Attuativi della riforma del lavoro – meglio nota come Jobs Act (Legge 183/14) – che ha stabilito la chiamata nominativa generalizzata dei lavoratori con disabilità.
Contro quella stessa norma, lo ricordiamo, era stato indetto un paio di settimana un presidio a Roma, davanti alla Camera dei Deputati, da parte dell’Associazione romana Tutti Nessuno Escluso e di altre organizzazioni riunite in un Coordinamento, che oltre a consegnare in tale occasione un appello al Governo, aveva successivamente promosso sulla questione un ricorso alla Commissione Europea, sottoscritto anche dal CoorDown.
Vale la pena ricordare, infine, che altre organizzazioni – la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), l’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) e il Sindacato CISL, tramite una nota congiunta dei propri responsabili – avevano invece sottolineato con favore, all’inizio di settembre, le modifiche apportate a quel Decreto Attuativo, prima della stesura definitiva, tra le quali «le novità sulla chiamata nominativa (possibile solo con la mediazione dei servizi) e sul ruolo dei Comitati Tecnici inizialmente soppressi». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@coordown.it (Federico De Cesare Viola).

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