A proposito della riforma del sostegno

«Ciò che ci viene contestato – scrive Vincenzo Falabella, presidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), rispondendo direttamente a un intervento di Antonio Ferraro dell’Associazione Libera, da noi pubblicato nei giorni scorsi e concernente la riforma dell’insegnamento di sostegno – è che una maggiore specializzazione e separazione delle carriere comporterebbe una maggiore delega ai soli docenti per il sostegno. Per noi, però, è vero proprio il contrario»

Bimbo con disabilità entra a scuolaCaro Antonio Ferraro, le disfunzioni da te denunciate in àmbito di inclusione scolastica degli alunni e degli studenti con disabilità, e le proposte da te avanzate, nell’intervento pubblicato da «Superando.it», corrispondono a quelle da tempo discusse in seno alla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e inserite nella Proposta di Legge n. 2444 da noi sostenuta, specie nella sua ultima versione presente nel sito della Federazione.
Gli unici due punti di divergenza rispetto al tuo intervento riguardano la vexata quaestio della formazione dei docenti specializzati e della separazione delle carriere.
Su questi due punti abbiamo da tempo avviato, come Federazione, un dibattito e un confronto libero e aperto con il mondo accademico, con i docenti curricolari, con quelli per il sostegno e finanche con la stampa. Io stesso non mi sono sottratto al confronto, nemmeno in occasione del recente convegno internazionale di Rimini La Qualità dell’integrazione scolastica e sociale.

In sostanza, ciò che ci viene contestato è che una maggiore specializzazione e separazione delle carriere comporterebbe una maggiore delega ai soli docenti per il sostegno. Ebbene, mi permetto di sottolineare, su questo specifico punto, che per noi è vero proprio il contrario. Infatti, i futuri docenti per il sostegno, che si formeranno con un corso di laurea breve e una specialistica in pedagogia per l’inclusione, non solo non riceveranno, ma non potranno più ricevere deleghe da parte dei docenti curricolari. Questi ultimi, a loro volta, avranno necessità assoluta dei docenti specializzati, quali mediatori didattici tra di loro e gli alunni della classe con e senza disabilità, per insegnare a tutti, dico tutti, i contenuti delle diverse discipline.
Quanto poi alla separazione delle carriere, quella del sostegno diverrà più simile a quella di tutti gli altri docenti curricolari che la scelgono fin dall’università come attività professionale unica, trasferendosi su altre discipline solo per passaggio di cattedra.
Non c’è in questo una maggiore diversificazione tra i docenti curricolari e quelli per il sostegno, anzi, si avrà un avvicinamento necessario di funzioni e metodologie.
Ovviamente l’aggiornamento obbligatorio in servizio favorirà ulteriormente l’avvicinamento tra le metodologie degli insegnamenti curricolari e quelle delle didattiche speciali.

So che tu, caro Antonio, così come altri attuali docenti universitari e per il sostegno, la pensi diversamente. Voglio però evidenziarti, che la stragrande maggioranza delle famiglie, anche non aderenti ad Associazioni della nostra Federazione, la pensano come noi, supportando e sollecitando vivamente le nostre posizioni.
Fondamentale, per altro, ritengo sia ripristinare il tetto massimo di alunni con disabilità in una stessa classe.

Noi crediamo fortemente che si debba intervenire in maniera significativa e a volte anche con scelte impopolari, per costruire un percorso che vada nella direzione della vera inclusione per i nostri ragazzi con disabilità. Le condizioni politiche sono favorevoli, e l’attuale delega potrebbe dare spazio a questo processo anche in termini brevi. Non si può più aspettare, occorre agire per ridare dignità ai tanti giovani che frequentano le nostre scuole.
Vedremo poi sino a che punto il Parlamento – che come ben sai è sovrano – saprà accogliere le numerose richieste che ad esso perverranno.

Presidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap).

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