Disabilità: manca una visione di ampio respiro

Ciò che emerge chiaramente dal nuovo Rapporto di “Sbilanciamoci!” – iniziativa che ogni anno vede varie organizzazioni della società civile, tra cui anche la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), elaborare una sorta di “Controfinanziaria” – è che sulle politiche per la disabilità manca una visione di ampio respiro, ovvero una programmazione condivisa, organica e uniforme su tutto il territorio nazionale, chiara negli obiettivi da perseguire e rigorosa nella valutazione degli impatti in termini di inclusione delle persone con disabilità

Ombra di uomo in carrozzina su sfondo arancioneQualche giorno fa è stato presentato a Roma il Rapporto Sbilanciamoci! 2016 (Come usare la spesa pubblica per i diritti, la pace, l’ambiente), documento giunto alla sua diciassettesima edizione, con cui ogni anno puntualmente, nei giorni precedenti all’approvazione della Legge di Stabilità, un gruppo nutrito di organizzazioni della società civile – tra cui anche la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) – componenti appunto della Campagna Sbilanciamoci!, fornisce una serie di proposte operative su come utilizzare la spesa pubblica per i diritti, la pace, l’ambiente.
Si tratta di una sorta di “Controfinanziaria”, che offre un contributo concreto al dibattito, componendosi di analisi, soluzioni organiche e coperture economiche, operanti nel segno della giustizia sociale, dell’equità, della redistribuzione della ricchezza e della sostenibilità ambientale.

Nello specifico, all’interno del Rapporto la FISH cura segnatamente le analisi e le proposte inerenti le politiche per la disabilità, discorso, questo, che prende le mosse dalla considerazione che tutti gli indicatori utilizzati per descrivere le condizioni di vita delle persone con disabilità evidenziano segnali, più o meno incisivi, di restrizione delle opportunità, se non di vera e propria discriminazione ed esclusione sociale.
Notevoli, inoltre, appaiono le difformità territoriali nell’accesso ai servizi e nell’esercizio dei propri diritti, disparità che vengono ricondotte non solo alle significative differenze di spesa pro capite (dagli 880 euro per persona con disabilità del Sud ai 5.302 euro del Nord-Est, complice la mancata definizione dei livelli essenziali di assistenza sociale), ma che devono essere correlate anche alle omissioni nella pianificazione di interventi mirati.
In sostanza, pesa sulle politiche per la disabilità e la cosiddetta non autosufficienza la mancanza di una visione di più ampio respiro, che si traduca in una programmazione condivisa, organica e uniforme su tutto il territorio nazionale, chiara negli obiettivi da perseguire e rigorosa nella valutazione degli impatti in termini di inclusione delle persone con disabilità.

Se tale strategia rappresenta un orizzonte di medio-lungo periodo, vi sono tuttavia emergenze che devono essere affrontate tempestivamente. E accanto alle proposte operative che vengono indicate nel Rapporto di Sbilanciamoci!, strettamente legate alla Legge di Stabilità, si invita il Governo a tenere anche conto delle questioni legate alla disabilità rispetto ad alcuni interventi di carattere generale.
Ad esempio, nelle misure di contrasto alla povertà, previste dal Disegno di Legge di Stabilità, dev’essere opportunamente considerata la variabile “disabilità”, che è uno dei principali determinanti di impoverimento e di povertà. Inoltre, all’interno dei profilati interventi per l’allentamento della disciplina pensionistica vigente, particolare attenzione meritano i caregiver familiari, per i quali vanno previsti benefìci sia nella direzione di anticiparne la quiescenza senza svantaggi nei trattamenti pensionistici, sia di garantire copertura previdenziale nel caso in cui abbiano rinunciato allo svolgimento dell’attività lavorativa retribuita, per assistere – magari per decenni – un proprio congiunto.

Nel Rapporto, infine, trovano spazio due approfondimenti, il primo dei quali dedicato al Decreto Legislativo 151/15, uno dei decreti applicativi della riforma del lavoro, meglio nota come Jobs Act, per la parte inerente il collocamento mirato, mentre l’altro è incentrato sulle disposizioni che, nell’àmbito della Legge nota come Buona Scuola [Legge 107/15, N.d.R.], interessano il diritto allo studio delle persone con disabilità. (Daniela Bucci)

La presente nota è già apparsa nel portale «Condicio.it» («Dati e cifre sulla condizione delle persone con disabilità»), spazio di comunicazione che è il frutto di un progetto della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap). Viene qui ripresa – con minimi riadattamenti al diverso contenitore – per gentile concessione.
Per approfondimenti, suggeriamo ai Lettori di fare riferimento anche allo specifico sito dedicato dalla Campagna Sbilanciamoci! al Rapporto 2016 e alla relativa Infografica.
Per ulteriori informazioni: info@sbilanciamoci.org.

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