Amministrazione di sostegno e “testamento pedagogico”

Le potenzialità dell’amministrazione di sostegno, il “testamento pedagogico” – atto su cui si studia all’Università di Bologna, per garantire alle persone con disabilità supporti che continuino anche “dopo” la vita dei genitori, in modo tale che esse abbiano le stesse possibilità di inclusione sociale e di apprendimento che le famiglie avevano saputo garantir loro durante l’arco della vita – il tutto visto anche dall’ottica della Pedagogia Speciale: questi i temi di un incontro in programma per il 19 dicembre nel capoluogo emiliano

Disegno del sito dedicato al "testamento pedagogico"

Il disegno che accoglie i visitatori del sito dedicato al “testamento pedagogico”

«Questo evento ha la finalità di mettere in luce le potenzialità che l’amministrazione di sostegno contiene e propone in alternativa all’interdizione, chiamando in causa gli stessi attori responsabili della legge che ha introdotto tale istituto (il professor Paolo Cendon e il giudice Sergio Trentanovi). Si tratta infatti di potenzialità di grande apertura sia sul piano concettuale e civile che sul piano operativo. In particolare, l’estensione degli orizzonti concettuali e operativi che la legge sull’amministrazione di sostegno contiene, può trovare nel “testamento pedagogico” una tra le tante opportunità possibili, per orientare le famiglie e i professionisti che si interessano e che vengono in qualche modo implicati nel mettere in atto i princìpi contenuti nella legislazione e nello specifico nella legge sull’amministratore di sostegno».
Così Nicola Cuomo, docente associato di Pedagogia Speciale al Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna, presenta l’incontro promosso per sabato 19 dicembre a Bologna (Aula Magna del Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università, Via Filippo Re, 6, ore 9-16.30), intitolato Il testamento pedagogico: un percorso vita per orientare l’amministrazione di sostegno.

Sempre grazie a Nicola Cuomo – impegnato da oltre trent’anni in attività di ricerca riguardanti il superamento degli handicap che i deficit propongono, verso una vita autonoma e indipendente e un agire con e per lo sviluppo e il potenziamento dell’intenzionalità della coscienza – abbiamo già avuto occasione di soffermarci ampiamente, qualche tempo fa, sul “testamento pedagogico”, iniziativa che è al centro di un lavoro sperimentale proprio presso l’Ateneo bolognese, e il cui obiettivo è quello di garantire alle persone con disabilità supporti che continuino anche “dopo” la vita dei genitori, in modo tale che esse abbiano le stesse possibilità di inclusione sociale e di apprendimento che le famiglie avevano saputo garantir loro durante l’arco della vita. Un atto, in sostanza, che dia un senso nuovo alla stessa figura dell’amministratore di sostegno, introdotta nel nostro Paese dalla Legge 6/04, ormai quasi dodici anni fa.
«L’area della Pedagogia Speciale – sottolinea ancora Cuomo, presentando l’incontro del 19 dicembre – entra quale ulteriore chiave concettuale complementare a quelle di riferimento solito della giurisprudenza, che prevalentemente, nella tradizione, si è confrontata con l’area medico-psichiatrica. In altre parole, la Pedagogia Speciale, collocandosi dalla parte delle Scienze Umane, aggiunge e propone altri punti di vista e buone pratiche, e nella sua specificità relativa al superamento degli handicap che i deficit propongono, offre percorsi e possibilità di intervento che vanno ad essere complementari alla legge».
«In tal senso – conclude il docente dell’Ateneo bolognese – la dimensione che il “testamento pedagogico” intende proporre alle famiglie e alle persone con deficit è quella della possibilità di un permanente sviluppo e potenziamento sia nella persona, offrendole gli strumenti finalizzati ad ampliare la coscienza intenzionale, sia nei contesti sociali e culturali che costituiscono l’ambiente in cui la persona con deficit vive e si relaziona, al fine di produrre quella cultura dell’inclusione atta a comprendere le necessità speciali della persona stessa, anche se da questa espresse in forma originale. Un percorso, dunque, della Pedagogia Speciale, che vuol coniugare le possibilità di potenzialità di sviluppo cognitivo e affettivo della persona con bisogni speciali, a quelle culturali e sociali, in modo che essa venga compresa e accolta con attenzione anche se si esprime in forme comunicative e modalità originali».

Rimandando i Lettori al programma completo dell’incontro di Bologna, ne segnaliamo i relatori, che oltre ai già citati Paolo Cendon dell’Università di Trieste, “padre” della Legge sull’amministrazione di sostegno, e Sergio Trentanovi, che da molti anni l’ha praticata da Giudice, saranno – insieme allo stesso Nicola CuomoLuca Ramponi, giudice tutelare del Tribunale di Reggio Emilia, Laura Andrao, avvocato, Alice Imola, dottore di ricerca in Pedagogia Speciale all’Università di Bologna, Elisabetta Bacciaglia, psicologa clinica e Marinella Alberici, componente del Direttivo dell’Associazione di Promozione Sociale De@Esi, oltreché membro della prima famiglia in Italia che ha usufruito del “testamento pedagogico”. (S.B.)

Ricordiamo ancora la disponibilità del programma completo dell’incontro di Bologna. Per ulteriori informazioni e approfondimenti: nicola.cuomo@unibo.it.

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