Al MAXXI di Roma si demoliscono muri e pregiudizi

È proprio questa l’opportunità offerta fino al 17 gennaio ai visitatori della mostra basata sul Progetto “I\O IO È UN ALTRO”, frutto di una pluripremiata iniziativa che già da alcuni anni coinvolge a Roma più di duecento persone con disabilità dei Laboratori d’Arte Sperimentale della Comunità di Sant’Egidio

"I\O_OPERA #01 VIDEOCABINA #3", Roma, MAXXI, novembre 2015-gennaio 2016

Alcune delle persone coinvolte in “I\O_OPERA #01 VIDEOCABINA #3”, una delle performance presenti alla mostra del MAXXI di Roma

«Nella mostra I\O_IO È UN ALTRO la potenza dell’azione rivoluzionaria e trasformativa dell’arte, capace di superare ogni limite e confine, ha incontrato l’azione di inclusione, di sostegno nella debolezza e di rispetto e difesa della vita che la Comunità porta avanti in vari contesti e situazioni del mondo. Il risultato è, innanzitutto, una liberazione da quella che Hirseyo Tuccimei, donna con disabilità, protagonista di una delle opere esposte, ha definito “l’infelice idea della normalità”».
Era stata presentata così nel novembre scorso, al momento dell’inaugurazione, la mostra incentrata sul Progetto I\O IO È UN ALTRO, indagine dell’artista visuale italo-brasiliano César Meneghetti sulla labilità della frontiera tra la disabilità mentale e la normalità, studiate con un processo relazionale e con dispositivi contemporanei. L’evento è ancora visitabile fino a domenica 17 gennaio al MAXXI di Roma (Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo, Via Guido Reni, 4 a).

Si tratta, lo ricordiamo, di una pluripremiata iniziativa – della quale abbiamo già avuto modo di occuparci più di una volta nel nostro giornale – che da alcuni anni coinvolge a Roma più di duecento persone con disabilità dei Laboratori d’Arte Sperimentale della Comunità di Sant’Egidio, sotto la direzione di Simonetta Lux e Alessandro Zuccari, e che è stata presentata anche in due diverse edizioni della Biennale d’Arte di Venezia.
«Questa è un’opportunità per il pubblico – è stato scritto ancora – di modificare il proprio sguardo sulla disabilità e sulla condizione umana, superando luoghi comuni e precomprensioni. Infatti, attraverso un percorso artistico di relazione, si dà protagonismo alle idee, alle riflessioni sul mondo e sulla società contemporanea, in una parola al pensiero, di chi spesso è considerato solo a partire dal proprio deficit, cosicché dalle varie opere esposte emergono persone che si presentano per quello che sono, con tutta la loro dignità e fragilità, e che accompagnano il visitatore a porsi sullo stesso piano dei protagonisti delle opere e a demolire muri e pregiudizi». (S.B.)

I\O IO È UN ALTRO: alcune opere
= I\O_OPERA #01 VIDEOCABINA #3 è il lavoro chiave che ritrae uomini e donne con disabilità in un dialogo che coinvolge anche lo spettatore: una galleria di persone che si esprimono lucidamente su temi universali come amore, solitudine, felicità, morte, normalità e diversità. Nella videocabina, attraverso un meccanismo che mette tutti – l’artista, gli intervistati, i visitatori, ecc. – sullo stesso piano, persone abitualmente considerate inabili e marginali sono messe in grado di esercitare il diritto di espressione e ritrovano un piano di parità con soggetti normali o illustri.

= «Tanti residui con la mente trasfotografo… nella mente dipingo da sempre…non dipingo penso»:sono parole digitate al computer da Gabriele Tagliaferro, persona con autismo protagonista di I\O_OPERA #03 EX-SISTENTIA, una videoinstallazione in cui si svelano altri modi di percezione dello spazio e di pensiero: un processo di scomposizione e ricomposizione di frammenti, che nella sua mente diviene pensiero artistico.

= I\O_OPERA #06 LOVISTORI è un’opera polifonica che attraverso musica, immagini e parole restituisce la storia, normale e straordinaria, dell’amore autentico che unisce due persone con disabilità, Patrizia Nasini e Vincenzo Camelia.

= I\O_OPERA #08 PASSAGGI-PAESAGGI è una videoinstallazione composta da quattro monitor in cui scorrono immagini di persone “bendate” che camminano: una metafora di un’esistenza effimera, ignara, ignorata, la cui unica certezza è il passaggio su questa terra.

= La mostra, infine, comprende anche uno spazio pensato appositamente come luogo di documentazione – Spazio DOC, in cui il visitatore può lasciare traccia del suo passaggio, delle sue opinioni sul progetto e sulle opere esposte.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Vittorio Scelzo (v.scelzo@gmail.com).

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