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Barriere percettive e progettazione inclusiva

Stazione di Veneiza con i numeri dei binari prima e dopo

I numeri di binario della stazione ferroviaria di Venezia: com’erano prima bianchi su sfondo blu (efficaci e visibili da parte di tutti) e come sono oggi, grigi su sfondo bianco (assai poco visibili per le persone con difficoltà visiva)

È in distribuzione da pochi giorni il libro di Lucia Baracco intitolato Barriere percettive e progettazione inclusiva. Accessibilità ambientale per persone con difficoltà visiva, edito da Erickson, volume illustrato di 220 pagine, di grande formato, dedicato a un aspetto della Progettazione Universale troppo spesso trascurato, ma che crea enormi problemi alle persone che vedono poco.
L’autrice, architetto e ipovedente, affronta con competenza – nella duplice veste di tecnico e di persona direttamente coinvolta – i tanti problemi che incontrano le persone che vedono poco muovendosi nelle nostre città, o in altri spazi pubblici, e che potrebbero essere facilmente risolti con una progettazione più attenta e responsabile.

Parlando di “barriere percettive” ci si concentra di solito sugli accorgimenti multisensoriali che forniscono informazioni a chi non vede (percorsi tattili, informazioni acustiche, etichette in braille, mappe a rilievo), mentre scarsa attenzione è riservata alla qualità della comunicazione visiva, nonostante sia questa la modalità di accesso preferita dalla stragrande maggioranza delle persone che vedono poco o male, siano esse ufficialmente ipovedenti, anziane o semplicemente con qualche difficoltà visiva. Analogamente si può osservare che quando si parla di “barriere architettoniche” si tende spesso a limitare l’attenzione all’accessibilità per la disabilità motoria, dimenticando quella sensoriale.
Baracco ci ricorda che la progettazione universale è veramente tale solo se riesce a rispondere ai bisogni di tutte le persone in difficoltà, senza escludere nessuno.
Il tema di fondo affrontato nel libro è in sostanza quello della “leggibilità ambientale”, ossia dell’efficacia per tutti della comunicazione visiva che in modo esplicito (un segnale, un cartello, il numero dell’autobus…) o implicito (un gradino, una maniglia, un pulsante da premere…), consente di muoversi negli ambienti, soprattutto quelli pubblici o meno familiari, evitando i pericoli e indicando dove si debba andare o cosa si debba fare.

Dopo due capitoli introduttivi dedicati all’ipovisione, soprattutto dal punto di vista funzionale, e in generale alle barriere percettive, l’autrice entra nel vivo del problema con i successivi tre, assai più corposi, in cui affronta il problema della sicurezza (muoversi senza farsi del male), dell’orientamento (per muoversi bisogna sapere dove andare) e analizza infine globalmente il tema dei trasporti pubblici (treni, autobus, taxi e conseguentemente stazioni, aeroporti…), vero nodo cruciale per chi ha problemi di vista, ma anche scelta obbligata essendo per loro precluso l’uso autonomo di mezzi di trasporto personali.

Copertina di "Barriere percettive e progettazione inclusiva" di Lucia BaraccoIl libro è corredato da centinaia di immagini che descrivono visivamente le situazioni problematiche analizzate nel testo, sia con esempi negativi – e purtroppo ce ne sono molti – ma anche positivi, da valorizzare. Le fotografie riprodotte sono quasi tutte originali dell’autrice, scattate in anni di viaggi ed esplorazioni in varie città italiane ed europee, raccolte e selezionate ora per questa pubblicazione.
Sono decine, ad esempio, solo le immagini che descrivono i tanti, e gravi, problemi che possono presentare delle normali scale, dalla difficoltà a percepire i dislivelli (e la “difficoltà” si trasforma in “impossibilità”, e quindi vera “barriera”, per chi vede poco, ma a volte anche per tutti, se l’illuminazione è insufficiente), alle “trappole percettive” che caratterizzano alcune scale mal progettate, ad esempio con falsi gradini che rischiano di fare inciampare tutti, soprattutto coloro che vanno di fretta. In questo caso, dice Lucia Baracco, sono meno in pericolo gli ipovedenti, perché affrontano sempre le scale con una certa attenzione.
Molte immagini testimoniano poi il gusto per il mimetismo che ispira purtroppo molti progettisti nostrani, convinti che un’indicazione grafica sia più elegante se si vede poco (sic!). Nelle nostre stazioni ferroviarie, dopo i recenti restyling, compaiono numeri dei binari grigi su sfondo bianco al posto dei precedenti, efficacissimi, bianchi su blu. Abbiamo inoltre cartelli con il simbolo della toilette bianco smerigliato su fondo bianco, musei con la didascalia che descrive le opere posta quasi a terra, per cui è impossibile avvicinarsi senza curvarsi, con caratteri piccolissimi grigi su sfondo grigio leggermente diverso. Si arriva a mimetizzare addirittura il segnale dell’uscita di sicurezza!

Caratteristica pressoché comune di tutti questi problemi – come osserva ripetutamente l’autrice – è che queste barriere non hanno nessuna giustificazione economica: costruire in modo “leggibile” per tutti richiede solo una maggiore attenzione in fase di progettazione, ma nella realizzazione non comporta alcun costo aggiuntivo. Eppure, osserva amaramente, è più facile spendere decine di migliaia di euro per installare rampe, ascensori, percorsi tattili e altro, che non prestare vera attenzione ai problemi di chi vede poco, progettando, ad esempio, le scale in modo che tutti possano riconoscere bene i gradini.
Sintomatico, ma non unico, il caso della nuovissima stazione ferroviaria dell’Expo a Rho, presso Milano, con labirinti di percorsi tattili a terra, decine di mappe a rilievo, ma con le scale che portano ai binari di metallo lucido e prive di marca gradino, difficilissime da percorrere in discesa per chi vede poco.

Il libro è stato realizzato con la collaborazione dell’Associazione Lettura Agevolata, di cui Lucia Baracco è presidente. Ha collaborato Erica Cunico, coautrice anche di uno dei capitoli.

Vicepresidente dell’Associazione Lettura Agevolata.