Fu il primo a dire al mondo “Niente su di Noi senza di Noi”

Lottò costantemente per far riconoscere che una persona con disabilità non è una persona dipendente per tutta la vita e insieme alla moglie venne insignito di un premio dalle Nazioni Unite per il suo sostegno all’inclusione delle persone con disabilità. Il suo messaggio era semplice: una persona è disabile solo a causa di un ambiente che lo disabilità. Ron Chandran-Dudley, primo presidente di DPI (Disabled Peoples’ Internazionale) e anche il primo ad adottare a livello internazionale lo slogan “Niente (o Nulla) su di Noi, senza di Noi”, è scomparso il 30 dicembre scorso

Ron Chandran-Dudley nel 1972

Ron Chandran-Dudley nel 1972 a 38 anni

Nel 1980 Ron Chandran-Dudley e altre tredici persone con disabilità, delegate a partecipare in Canada al 13° Congresso Mondiale di Rehabilitation International, abbandonarono l’assemblea perché non avevano uguaglianza di parola nelle decisioni prese dall’organizzazione.
Decisero così, in quello stesso anno, di costituire un’organizzazione di persone con disabilità, con la motivazione che per rafforzare la causa del movimento per i diritti di queste persone si dovessero coinvolgere direttamente le stesse, sostenendone l’“empowerment” (“crescita dell’autoconsapevolezza”) attraverso la loro stessa voce. Il motto
Voice of Our Own o Vox Nostra (“nostra voce”) divenne anche il motto e il nome della rivista di DPI (Disabled Peoples’ International) e della DPA (Disabled People’s Association), l’Associazione delle persone con disabilità di Singapore, di entrambe le quali Ron fu tra i soci fondatori. DPI fu costituita infatti proprio durante un congresso a Singapore il 4 dicembre 1981 e oggi ha più di 140 organizzazioni socie in altrettanti Paesi del mondo. A quel congresso – cui parteciparono più di 450 delegati da 52 nazioni – fu eletto all’unanimità come primo presidente di DPI Ron Chandran-Dudley, scomparso il 31 dicembre scorso a 81 anni.

Ron Chandran-Dudley era un cittadino di Singapore divenuto cieco a 18 anni, che lottò costantemente per far riconoscere che una persona con disabilità non è una persona dipendente per tutta la vita. Nato il 18 aprile del 1934, dopo avere studiato al Raffles Institution della sua città, fu accettato alla Facoltà di Medicina di un’università in Inghilterra: voleva diventare un chirurgo del cervello. Nel 1952, un colpo accidentale alla testa durante una partita di rugby gli tolse la vista.
L’anno successivo Ron si iscrisse alla Singapore Association for the Blind (oggi Singapore Association of the Visually Handicapped), diventando un volontario che distribuiva cibo, vestiti e giocattoli a persone con disabilità visive a Singapore.
In quei momenti incominciò a chiedersi: possiamo solo offrire bastoni bianchi per ciechi, cibo, ninnoli, vestiti e medicine? Perché non possiamo ridare ai ciechi la loro dignità? Perché non formarli a qualcosa di utile, consentendo loro di apprendere come essere indipendenti? «Devo fare qualcosa per cambiare questo stato di cose – si diceva – per educare la comunità ad accettare le persone con disabilità come validi membri della società».
Egli continuò dunque a svolgere le proprie attività come volontario nell’Associazione, conseguendo successivamente la laurea in Antropologia Sociale presso la prestigiosa London School of Economics, dopodiché tornò a Singapore, diventando segretario generale della citata Singapore Association for the Blind.

In tale veste, Ron dette alle persone cieche una voce, e costruì politiche innovative, decidendo che almeno la metà dei dirigenti dell’Associazione, così come il presidente, dovessero essere persone con disabilità visiva. In particolare sviluppò un sistema di supporto che permise ai bambini con disabilità di vivere a casa, di frequentare le scuole primarie dapprima nell’associazione, successivamente pienamente integrati nelle scuole ordinarie secondarie. Si impegnò inoltre per costruire percorsi lavorativi, in modo tale che le persone cieche potessero partecipare a pieno titolo nella società, come telefonisti, lavoratori pubblici, agenti assicurativi, professori e proficui utilizzatori di computer, a differenza delle generazioni più anziane in cui le persone rimanevano in genere analfabete e dipendenti.
Dopo cinque anni, lasciò la Singapore Association for the Blind, per andare a studiare come consigliere per la formazione professionale e psicoterapeuta alla Fulbright Scholar dell’Università americana di New York ad Albany.
Nel 1971 tornò a Singapore, specializzandosi, nei dieci anni successivi, in altre aree dei servizi sociali. Divenne consigliere per coloro che abusavano di droghe e formatore per i responsabili degli interventi successivi alla cura per la Singapore Anti-Narcotics Association, oltre ad assumere la carica di vicepresidente e consigliere volontario presso la Singapore Association of Mental Health, l’Associazione di Singapore per la Salute Mentale. Nel frattempo era anche diventato presidente della nuova Singapore Association of the Visually Handicapped e lo fu sino al 1980.

Ron Chandran-Dudley

Una foto recente di Ron Chandran-Dudley

Uno dei principali risultati dell’impegno di Ron nel mondo della disabilità fu senz’altro la partecipazione come socio fondatore di DPI (Disabled Peoples’ International) nel 1981.
Attivo in precedenza all’interno di Rehabilitation International – che all’epoca era l’organizzazione riconosciuta a livello internazionale per rapprresentare le persone con disabilità – ne uscì insieme alle organizzazioni di altri Paesi, per un conflitto sulla rappresentanza. Il 1981, infatti, fu dedicato dalle Nazioni Unite alle persone con disabilità e in seno a Rehabilitation International la discussione si concentrò sul fatto se nella direzione dell’organizzazione dovessero avere la maggioranza le persone con disabilità; tale posizione non ebbe la meglio, cosicché una parte delle organizzazioni socie decise di costituirsi in una nuova associazione internazionale, DPI appunto, basata su altre regole (maggioranza di persone con disabilità tra i soci e negli organismi direttivi, parità di rappresentanza di genere ecc.).
Riconosciuta dalle Nazioni Unite e finanziata da varie organizzazioni internazionali, DPI – della quale Ron Chandran-Dudley fu il primo presidente – venne dunque creata da persone con disabilità che lavoravano per cambiare le attitudini negative e politiche riguardanti all’epoca 500 milioni di persone con disabilità (oggi circa un miliardo). Sin dall’inizio vi si lavorò per dare dignità alle persone con disabilità, attraverso la formazione e l’empowerment [crescita dell’autoconsapevolezza, N.d.R.], affinché diventassero responsabili per la propria vita. Un messaggio, questo, che influenzò profondamente le politiche indirizzate alle persone con disabilità nel campo dell’educazione, del lavoro e dell’accessibilità in numerosi Paesi, tra cui l’Australia, la Malaysia, lo Sri Lanka, il Canada, la Svezia e le Filippine.

Durante i quattro anni del suo mandato alla Presidenza di DPI, Ron si spese per allargare la base sociale e costituire i Consigli Regionali (ogni continente in DPI ha un Consiglio e un’Assemblea Regionale). Oggi siamo di fronte a un’organizzazione globale con Status Consultativo presso il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, altre Agenzie dell’ONU e altri organismi a carattere regionale (Unione Europea, Consiglio d’Europa, Lega Araba, Organizzazione degli Stati Americani, Unione Africana).
In occasione di un viaggio in Polonia nel 1984, si deve proprio a Ron Chandran-Dudley il primo uso internazionale dello slogan oggi appartenente a tutto il movimento mondiale delle persone con disabilità, vale a dire Niente (o Nulla) su di Noi, senza di Noi. A tal proposito va ricordato che secondo il professor Frank Hall-Bentick quella stessa frase era stata usata in Polonia dall’Associazióne Polacca dei Ciechi nel 1947, quando, dopo la seconda guerra mondiale, le persone cieche si erano organizzate in un’associazione presieduta dal dottor Wlodzimierz Dolanski, promotore appunto delle parole Niente su di noi senza di noi.
Per altro il fatto che questo slogan nascesse in Polonia non fu casuale. Nihil novi nisi commune consensu (“Niente di nuovo senza il consenso di tutti”) si chiamano infatti gli Acta Polacca del 1505, noti anche come “Niente su di noi senza di noi”. Tale Atto – chiamato in Polonia “di Costituzione” – coincise con un’importante vittoria per la nobiltà polacca contro la monarchia, proibendo al re di approvare nuove leggi senza il consenso dei rappresentanti dei nobili (szlachta, Sejm y Senat), ad eccezióne delle leggi relative alle città reali, territori della corona, miniere, feudi, contadini ed ebrei. Secondo una narrazione leggendaria, inoltre, questa frase fu usata anche durante le rivolte contadine per rivendicare i propri diritti.

Ron Chandran-Dudley e la moglie Rena

Ron Chandran-Dudley e la moglie Rena sono stati insigniti di un premio dalle Nazioni Unite per il loro sostegno all’inclusione delle persone con disabilità e per il lavoro svolto nell’àmbito del primo Programma Mondiale di Azione dell’ONU

La DPA di Singapore di cui Ron Chandran-Dudley era il leader, si costituì legalmente il 28 aprile 1986 e su indicazione dello statuto di DPI, mise insieme varie organizzazioni di Singapore, quali l’HWA (Handicaps Welfare Association), la SAVH (Singapore Association of the Visually Handicapped) e la SADeaf (Singapore Association for Deaf), formando la prima Assemblea Nazionale di DPI di quel Paese, con DPA che era l’unica Associazione ad occuparsi di tutte le tipologie di diversità funzionale.
Sin dalla sua fondazione, i soci di DPA si indirizzarono a conseguire gli obiettivi della seconda Assemblea Regionale Asia-Pacifico di DPI, ovvero influenzare i decisori politici per implementare le attuazioni e i programmi indirizzati a promuovere l’integrazione sociale delle persone con disabilità e condividere le esperienze legate alla condizione di disabilità, per cooperare in cerca delle migliori soluzioni.
Al tempo del primo ministro Goh Chok Tong (1990-2004), il Governo di Singapore formulò l’Agenda for Action, che includeva una serie di raccomandazioni elaborate dall’Advisory Council of the Disabled (“Gruppo Consiliare della Disabilità”).
Dal canto suo, Chandran-Dudley aveva contributo in maniera significativa alla fondazione del VAPC, il Singapore’s Vocational Assessment and Placement Centre, dove un team multidisciplinare di esperti (terapisti occupazionali, operatori del sociale e psicologi) valutava le competenze e le capacità delle persone con disabilità, aiutandole a ottenere un lavoro appropriato. Dalla fondazione di tale organismo, nel 1984, sono state centinaia le persone con disabilità che hanno conseguito un lavoro.

Per anni Ron ha lavorato per rimuovere le barriere architettoniche e quelle culturali. Il suo messaggio era semplice: una persona è disabile solo a causa di un ambiente che lo disabilità.
Tra le sue altre battaglie, particolarmente degna di nota è quella per garantire alle persone cieche di votare da sole. Fino ad allora, infatti, le persone cieche di Singapore votavano accompagnate dal presidente di seggio, ciò che non garantiva affatto la segretezza e l’affidabilità del voto, secondo la volontà dell’elettore. Ron si impegnò dapprima a fare accompagnare la persona cieca al seggio elettorale da una persona di fiducia. Successivamente, il 18 agosto 2011, come segnalò la testata locale «The Straits Times», in occasione delle elezioni presidenziali del 27 agosto di quell’anno, «i responsabili per le elezioni hanno prodotto una penna speciale che permette al votante cieco di segnare le proprie preferenze elettorali da solo ed è stata la prima volta in un’elezione a Singapore».

Ron Chandran-Dudley e la moglie Rena furono insigniti di un premio dalle Nazioni Unite per il sostegno all’inclusione delle persone con disabilità e per il lavoro svolto per il primo Programma Mondiale di Azione dell’ONU.

Componente del Consiglio Mondiale di DPI (Disabled Peoples’ International).

Stampa questo articolo