Mondi diversi: si incontreranno mai?

Di fronte a vicende come quella di cui si è occupato il programma televisivo “Chi l’ha visto?”, riguardante una persona con grave disabilità psichica fornita di tutti i documenti d’identità, ma trattata da un ospedale romano come “paziente ignoto” e cercata ovunque dal fratello per giorni e giorni, vien da pensare che quando si cerca di diffondere documenti importanti come la Carta dei Diritti delle Persone con Disabilità in Ospedale, si stia parlando di mondi del tutto diversi…

PianetiA volte sembra proprio di raccontare storie provenienti da mondi diversi e la sensazione non è mai troppo piacevole.
Pensiamo ad esempio a quanto spazio abbiamo dato in questi anni a un’iniziativa meritoria come la Carta dei Diritti delle Persone con Disabilità in Ospedale e alle grandi difficoltà che ancora si incontrano per diffonderla in tutte le strutture sanitarie del nostro Paese.
Parliamo di un documento molto importante, lanciato nel 2013 dalla Cooperativa Sociale romana Spes contra Spem, che affonda le proprie radici sia nella Carta Europea dei Diritti del Malato, sia, segnatamente, nell’articolo 25 della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (che anche se molti fingono di scordarlo, sarebbe ormai da sette anni una Legge del nostro Stato), dove si chiede di «fornire alle persone con disabilità servizi sanitari […] che coprano la stessa varietà e che siano della stessa qualità dei servizi e programmi sanitari forniti alle altre persone».
In quella Carta dei Diritti si parla tra l’altro di diritti all’accesso, all’informazione, agli standard di qualità, alla sicurezza, a evitare il dolore e la sofferenza non necessari, il tutto delineato molto chiaramente, non solo per migliorare la vita delle persone con disabilità e delle loro famiglie, ma più in generale per rendere più civile la società.

Poi succede di ascoltare a Chi l’ha visto? una storia proveniente da tutt’altro mondo, quella di una persona con grave disabilità psichica, vittima di un malore e accolta – si fa per dire – all’Ospedale Pertini di Roma. Ha con sé carta d’identità, tessera sanitaria, un cellulare che squilla incessantemente per alcuni giorni, senza che nessuno si curi di rispondere e addirittura una ricetta medica con la prescrizione di un esame urgente. Eppure, quella struttura sanitaria imbusta il tutto, con la dicitura “paziente ignoto” e “spedisce” la persona a un altro ospedale Romano – il San Giovanni – dove continua a restare “ignota” per altri giorni, pur con tutti i suoi documenti d’identità.
Solo l’intervento della moglie di un medico, dopo l’appello lanciato in televisione, consente al fratello di conoscere finalmente la sorte del congiunto…

Mondi diversi: si incontreranno mai?

Stampa questo articolo