Accesso alle cure: l’Italia è ancora molto divisa

Un federalismo sanitario che non risponde ai bisogni di salute dei cittadini e che li divide a seconda del territorio di residenza, mentre quasi un cittadino su dieci rinuncia a curarsi per motivi economici e liste di attesa, con la prevenzione che si fa letteralmente “a macchia di leopardo”, vedendo sempre arrancare il Sud e Regioni come Lazio e Veneto fare passi indietro rispetto al passato: sono alcuni dei dati che emergono dal “4° Osservatorio Civico sul Federalismo in Sanità”, presentato da Cittadinanzattiva

Puzzle dell'Italia con tessere mancantiUn federalismo che non risponde ai bisogni di salute dei cittadini e che li divide a seconda del territorio di residenza. Inoltre, quasi un cittadino su dieci rinuncia a curarsi per motivi economici e liste di attesa, mentre la prevenzione si fa letteralmente “a macchia di leopardo”, con il Sud che arranca e Regioni importanti come Lazio e Veneto che fanno passi indietro rispetto al passato; altrettanto diversificato di Regione in Regione è anche l’accesso ai farmaci innovativi, soprattutto per malattie come tumori ed epatite C e nelle Regioni in cui le persone pagano di più, per effetto dell’aumento della spesa privata per le prestazioni e della tassazione, i livelli essenziali sono meno garantiti che altrove.
Sono sostanzialmente questi i dati essenziali che emergono dal 4° Osservatorio Civico sul Federalismo in Sanità, presentato in questi giorni a Roma dal Tribunale per i Diritti del Malato di Cittadinanzattiva e dal CnAMC (Coordinamento nazionale delle Associazioni dei Malati Cronici) della medesima organizzazione.

«È ora di passare dai Piani di Rientro dal debito ai “piani di rientro” nei Livelli Essenziali di Assistenza – commenta Tonino Aceti, coordinatore nazionale  del Tribunale per i Diritti del Malato di Cittadinanzattiva -, ciò che è cruciale per la salute dei cittadini e la riduzione delle diseguaglianze. Infatti, per andar dietro alla sola tenuta dei conti, oggi alcune Regioni in Piano di Rientro (e la Campania, per dirne una, ne è un classico esempio), hanno un’offerta dei servizi persino al di sotto degli standard fissati al livello nazionale, ma con livelli di IRPEF altissimi e non giustificati dai servizi resi. L’IRPEF, dunque, diminuisca proporzionalmente al diminuire del debito, sino a tornare, al momento dell’equilibrio, ai livelli precedenti al Piano di Rientro». (S.B.)

È disponibile il comunicato stampa integrale diffuso da Cittadinanzattiva, con una serie di dati riguardanti i vari settori analizzati dal Osservatorio Civico sul Federalismo in Sanità. Per ulteriori informazioni e approfondimenti: stampa@cittadinanzattiva.it.

Stampa questo articolo