In una scuola così, quale spazio per i ragazzi in difficoltà?

«Probabilmente – scrive Giuseppe Felaco – solo quando a scuola si insegnerà che vincere non è sorpassare gli altri, ma superare se stessi, avremo una scuola e una società con la “S” maiuscola». E si chiede: «In un contesto in cui i compagni di scuola non sono più tali, ma sono “gente da battere nella corsa verso il successo”, sarà pensabile ritagliare uno spazio per i nostri ragazzi con difficoltà?»

Disegno di ragazzo che sta per saltare un ostacolo

«Probabilmente solo quando a scuola si insegnerà che vincere non è sorpassare gli altri – scrivere Giuseppe Felaco -, ma superare se stessi, avremo una scuola e una società con la “S” maiuscola»

Probabilmente solo quando a scuola si insegnerà che vincere non è sorpassare gli altri, ma superare se stessi, avremo una scuola e una società con la “S” maiuscola.
Vanno superati quei sistemi scolastici di stampo ottocentesco, basati su una pedagogia e una metodologia repressiva e selettiva, miranti a dividere i discenti in “remissivi” e “sediziosi”, “buoni” e “cattivi”. In questo caso, infatti, il prodotto finito sarebbero cittadini amorfi, malleabili, incapaci di critica e di autoaffermazione, pronti a diventare maneggevoli e volonterosi “sudditi senza personalità”.

Il metodo con cui si arriva a questa selezione è proprio quello delle graduatorie di merito, in base al quale gli alunni sono divisi in categorie: i “migliori”, i “peggiori” e i “non recuperabili”; e allora, di fronte a ciò, essi devono fare di tutto per affrancarsi del marchio imposto, rinnegare i propri princìpi, annientare la propria personalità, trasformarsi in individui piatti e accondiscendenti, pur di ricevere l’approvazione di chi è costantemente pronto a valutarli e a giudicarli.

Questo è il risultato di quel vero e proprio flagello scolastico che è la competizione. I compagni di scuola non sono più tali, ma “gente da battere nella corsa verso il successo”; un gioco stupido e disumanizzante che durerà per tutta la vita, annullando le singole, preziose individualità personali, facendo diventare il giovane un miserevole “scalatore sociale”. Un gioco che sostituirà l’arrivismo al rapporto affettivo, la rivalità alla collaborazione e l’egoismo alla generosità.
Sarà pensabile ritagliare uno spazio per i nostri ragazzi con difficoltà, in un contesto simile?

Genitore.

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