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Responsabilità sanitaria: servono più garanzie per i cittadini

Realizzazione fotografica con medico (con mascherina) e martelletto della giustizia«Abbiamo proposto misure concrete per dare più centralità ai diritti del malato, assicurare più trasparenza e sicurezza al Servizio Sanitario Nazionale, nonché maggiore certezza nell’accesso al risarcimento per chi abbia subìto un danno. In particolare abbiamo chiesto che l’inversione dell’onere della prova, ossia la misura che prevede che sia il cittadino e non più il personale sanitario a provare la responsabilità, vada controbilanciata, prevedendo che il Disegno di Legge entri in vigore solo dopo l’adozione del Fascicolo Sanitario Elettronico e che il rilascio della cartella clinica sia contestuale alle dimissioni e non, come accade oggi, anche dopo 120 giorni. Così i cittadini avranno almeno degli strumenti in più per poter provare l’eventuale danno subìto, tra cui i sistemi di videoregistrazione di cui abbiamo proposto l’installazione in tutte le sale operatorie».
Lo ha dichiarato Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva, subito dopo essere stato audito in Senato sul Disegno di Legge n. 2224 (Disposizioni in materia di responsabilità professionale del personale sanitario), attualmente in discussione a Palazzo Madama, dopo essere stato approvato alla Camera.

«Abbiamo proposto – spiega ancora Aceti – che vi sia la certezza del pagamento del risarcimento anche nei casi di autoassicurazione, chiedendo che il Fondo di Garanzia agisca in questi casi, per evitare che anche quando il Giudice ha emesso una sentenza a favore del cittadino, questi non riesca ad avere il risarcimento economico che gli spetta. E ancora, che questo Fondo copra anche i danni da infezioni ospedaliere, oggi raramente risarciti, ma che causano invece problemi non irrilevanti a chi le contrae. In altre parole, abbiamo proposto un sistema di controllo e vigilanza sui contratti assicurativi e sulle autoassicurazioni delle strutture, ovvero che i tempi per una pratica di risarcimento siano certi e più brevi, mettendo fine alle attuali attese medie di quattro anni. Abbiamo chiesto inoltre che i costi per il cittadino siano meno ingenti, proponendo che quelli per il tentativo obbligatorio di conciliazione vengano divisi tra le parti».
«Infine – ricorda il coordinatore del Tribunale per i Diritti del Malato – abbiamo scritto emendamenti per dare più trasparenza e sicurezza al Servizio Sanitario Nazionale, chiedendo che la prevenzione e la gestione del rischio siano obiettivi per la valutazione dei Direttori Generali e che la Carta dei Servizi e il sito web delle strutture sanitarie pubblichino in modo chiaro e accessibile i dati del Piano Nazionale Esiti».

«Questo è il pacchetto di modifiche che riteniamo necessarie – conclude Aceti – per dare alcune risposte ai problemi che esistono oggi e per garantire un maggiore equilibrio tra serenità del personale sanitario e quella dei cittadini. Ci aspettiamo pertanto che il Senato faccia la sua parte per recepirle». (S.B.)

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