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Centro “Franco Bomprezzi”: richieste ben oltre le previsioni

Franco Bomprezzi

Franco Bomprezzi (1° agosto 1952-18 dicembre 2014), che fu direttore responsabile del nostro giornale «Superando.it» dall’avvio delle pubblicazioni fino al giorno della sua scomparsa e al quale è dedicato il Centro Antidiscriminazione della LEDHA

«Il lavoro di questo nostro Centro non sarebbe stato possibile senza l’impegno di quelle Associazioni che hanno deciso di sostenere il progetto fin dall’inizio. Questi primi sei mesi sono stati caratterizzati da un’intensa attività, che contiamo in questo 2016 di consolidare, con un ulteriore sviluppo dell’identità del Centro stesso».
Così Alberto Fontana, presidente della LEDHA, la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità, componente lombarda della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), commenta i primi sei mesi di attività del Centro Antidiscriminazione “Franco Bomprezzi”, dedicato a colui che fu direttore responsabile del nostro giornale «Superando.it», dagli inizi sino alla sua scomparsa, alla fine del 2014 e che ricoprì anche la carica di Presidente della stessa LEDHA.
Inaugurato ufficialmente nel mese di giugno dello scorso anno, inserendosi nel solco dell’attività del Servizio Legale LEDHA, attivo già da molto tempo, il Centro si era posto due obiettivi principali, a partire dal tentativo di far crescere la consapevolezza delle persone con disabilità nel riconoscere e individuare le situazioni di discriminazione vietate dalla legge. Spesso, infatti, la vita quotidiana delle persone con disabilità è caratterizzata da situazioni considerate “normali” (e quindi accettabili), non riconosciute come discriminatorie. È “normale”, ad esempio, che alcuni luoghi non siano accessibili o che non via sia la necessaria assistenza scolastica agli alunni e agli studenti con disabilità. Da questa situazione “ricade” un secondo – ma non certo secondario – obiettivo, quello cioè di contrastare concretamente le situazioni di discriminazione diffuse nella nostra società.

Ebbene, durante i primi sei mesi di attività, sono state 609 le persone che hanno contattato la LEDHA per chiedere informazioni, rispetto alle quali 353 pratiche sono state trasmesse al Servizio Legale, mentre in tutti gli altri casi l’operatore coinvolto ha potuto direttamente fornire una risposta di prima informazione e orientamento.
E tuttavia, sempre nel primo semestre di vita del Centro, sono pervenute anche una serie di richieste che, pur non riguardando concrete situazioni di discriminazione giuridicamente vietate, sono state ugualmente prese in carico dai legali. Nel dettaglio, si sono avute 111 pratiche relative a casi senza discriminazione e 137 pratiche relative a casi di discriminazione (38% del totale). Ad esse vanno poi aggiunti altri 105 “casi dubbi”.

Per quanto riguarda le pratiche chiaramente discriminatorie, la tematica su cui il Servizio Legale del Centro Antidiscriminazione è stato chiamato più spesso a intervenire è stata quella della scuola (38%), seguita dall’accesso alle prestazioni sociali e socio-sanitarie (11,4%), dalla compartecipazione al costo dei servizi socio-sanitari (8,5%), dal lavoro (8%), dalla tutela giuridica (6,1%) e dalle barriere architettoniche (poco meno del 5%).
«Il numero di richieste e segnalazioni è alto – sottolinea Fontana – ben oltre le previsioni. La nostra Federazione, dunque, si conferma un punto di riferimento importante per tutte le persone con disabilità e i loro familiari, operatori e volontari, che ritengono di subire una situazione di ingiustizia e discriminazione».
Va per altro ricordato in conclusione che non tutti i casi di cui si è detto sono arrivati davanti al giudice: in 142 di essi, infatti, i legali del Centro hanno fornito semplici suggerimenti e consigli orientativi di natura legale di carattere generale. Un livello più “approfondito” di intervento ha riguardato invece 254 casi, che hanno richiesto vere e proprie consulenze legali, sia attraverso consulti orali, sia con la redazione di pareri legali scritti. Nei casi in cui questo livello di intervento non è stato sufficiente a contrastare la situazione di discriminazione, i legali sono intervenuti in sede stragiudiziale attraverso un incontro con la controparte o la redazione di diffide scritte (50 casi). Infine, solo quando non è stato possibile raggiungere un accomodamento, si è arrivati al ricorso in Tribunale (15 casi). (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@ledha.it (Ilaria Sesana).