Gianluca ha già vinto le gare più importanti

Al di là delle vittorie nei Giochi Estivi e Invernali di Special Olympics, il movimento internazionale dello sport praticato dalle persone con disabilità intellettiva, al di là della convocazione ai Giochi Mondiali del 2017 in Austria, forse le vittorie più grandi per il ventisettenne bresciano Gianluca Garzetti, persona con disabilità intellettiva a causa di un disturbo dello spettro autistico, sono state la gioia per la convocazione dei compagni di squadra o il fatto di essere diventato un esempio di vita per il fratello maggiore

Gianluca Garzetti

Gianluca Garzetti “divora” una delle medaglie vinte a Bormio, ai recenti Giochi Nazionali Invernali Special Olympics

Sono passati più di settant’anni da quando Leo Kanner, psichiatra infantile, utilizzò per la prima volta il termine autismo, per indicare una specifica sindrome da lui osservata in undici bambini, che chiamò “autismo precoce infantile” e che ancora oggi, nella sua forma più classica, porta il suo nome.
A distanza di tanti anni, la comunità scientifica non ha trovato una tesi univoca in grado di mostrare le cause di questa patologia, ma, nonostante ci sia ancora tanta strada da percorrere, concreti sono i passi in avanti a livello culturale, così come nella ricerca. L’attenzione agli aspetti educativi e una corretta integrazione tra i servizi sanitari e sociali, durante il percorso evolutivo e nel delicatissimo passaggio all’età adulta, hanno ampiamente dimostrato di poter apportare notevoli benefìci alle persone con autismo. L’attività sportiva, inoltre, ha il potere di migliorare la forma fisica, ma soprattutto di ispirare uno slancio costruttivo.
Per Nelson Mandela era chiaro che lo sport può costituire una base essenzialmente positiva, in grado di creare legami molto solidi tra le persone, a prescindere dal sesso, dalle origini, dalla religione, dalla condizione o dall’appartenenza sociale; in grado di creare speranza dove c’è disperazione. Non sembrano dunque esistere limiti, ma possibilità, e la storia di Gianluca Garzetti, ventisettenne bresciano con disturbo dello spettro autistico, ben ce lo ricorda. Una vera e propria sintesi vivente della parola sport, intesa, in senso più ampio, come mezzo che apre alla vita, al rispetto del prossimo, all’impegno e al sacrificio che porta, ogni essere umano, alla piena valorizzazione di sé.

«Fino ai 7 anni – ricorda il fratello Andrea, di quattro anni più grande – Gianluca non parlava, emetteva solo versi; la corsa era il suo modo di comunicare. Aveva una predisposizione naturale e alle corse campestri vinceva spesso, era tra i migliori. Lo sport, nell’approccio alle sue difficoltà, è stato una vera salvezza».
Una capacità, quella di Gianluca, che coltivata nel tempo, gli ha offerto numerose opportunità, come, da ultimo, la partecipazione nel gennaio scorso ai Giochi Nazionali Invernali Special Olympics di Bormio [Special Olympics è il movimento internazionale dello sport praticato da persone con disabilità intellettiva, N.d.R.] nella corsa con le racchette da neve: «Lo sport – ha dichiarato in quell’occasione – mi ha fatto crescere come persona e come uomo; mi ha dato la possibilità di avere degli amici e di fare numerose esperienze. L’attività sportiva mi fa sentire meglio».
L’emozione negli occhi, prima di una gara, e la capacità, oggi, di trasmettere anche attraverso le parole tutte le sue emozioni, con un atteggiamento propositivo e di apertura verso il mondo. «A tal riguardo – sottolinea Martina Maestrelli, presidente del Team Special Olympics Polisportiva Bresciana Non Solo Sport, presso il quale Gianluca si allena durante l’anno – è emblematica la grande curiosità che ha sviluppato nel vivere nuove esperienze, così come l’atteggiamento di apertura nei confronti di nuovi compagni che entrano a far parte del gruppo. È sempre il primo, infatti, ad avvicinarsi e ad accoglierli».

«Non è stato semplice – spiega ancora il fratello Andrea – seguire il percorso di Gianluca. Ci sono stati momenti bui, momenti della vita che hanno messo a dura prova anche noi familiari. Per seguire Gianluca, nostra madre ha rinunciato al suo lavoro, una scelta coraggiosa che oggi ripaga di ogni sacrificio. Le persone autistiche come mio fratello vengono spesso escluse, gli atti di bullismo in àmbito scolastico purtroppo esistono e hanno portato Gianluca ad abbandonare la scuola. Ci sono state, di contro, numerose persone che hanno contribuito, con impegno, sensibilità e passione, alla sua crescita, come la dottoressa Sartorio che l’ha seguito sin da piccolo, stimolandolo nel parlare e insegnandogli a leggere e scrivere. In ciò che gli interessa, mio fratello si impegna e riesce; è proprio lui, ad esempio, ad insegnarmi ad utilizzare la gran parte dei dispositivi elettronici. Come fratello maggiore, sono stato per lui un punto di riferimento importante; si confida con me più che con il papà. Ricordo ancora con emozione di quando, anni fa, mi lasciai con la mia compagna dell’epoca; mi abbracciò dicendomi che anche lui avrebbe tanto desiderato una fidanzata, una famiglia e in futuro un figlio. Ama la vita e vorrebbe viverla a pieno, senza limiti. Ma con il percorso che ha fatto, di limiti – anche di quelli che sembravano invalicabili – ne ha superati tanti. Sono orgoglioso di lui».

Come testimoniato da chi lo segue da anni, attraverso lo sport Gianluca ha raggiunto obiettivi che probabilmente nessuno si aspettava, sia a livello tecnico-sportivo che relazionale. «Quando cinque anni fa è entrato a far parte del nostro gruppo – ricorda Maestrelli – aveva difficoltà nelle relazioni, si scontrava molto con i compagni. Poi ha smussato molti lati del suo carattere, accettando le regole e comprendendo quanto attraverso un buon comportamento possa ottenere risultati, anche a livello sportivo. Un lavoro che ha dato il via a una crescita costante, vivendo con gioia tutto quello che fa e ascoltando i consigli perché vuole migliorarsi. Con lo sport si è creato una grande autostima che lo ha portato, con maggior fiducia nei propri mezzi, a svolgere anche diverse attività extrasportive: segue con particolare dedizione corsi di cucina, di inglese e a breve ne inizierà anche uno di lingua tedesca. Per quanto poi riguarda l’aspetto più strettamente sportivo, nell’arco degli anni è migliorato molto, anche nello stesso modo di correre, che agli inizi richiamava la marcia, specialità nella quale ha gareggiato in diverse edizioni dei Giochi Nazionali Estivi di Special Olympics, mentre in quelli Invernali si è misurato con le racchette da neve. Gianluca ama le sfide e gli piace vincere, ma è anche il primo a complimentarsi con un compagno che arriva prima di lui, facendo pienamente onore al giuramento dell’Atleta Special Olympics, ovvero “Che io possa vincere, ma se non risucissi, che io possa tentare con tutte le mie forze”».

Ai citati Giochi Nazionali Invernali Special Olympics di Bormio, Gianluca Garzetti ha vinto, nella corsa con le racchette da neve, tre medaglie d’argento nei 400, negli 800 metri e nella staffetta 4×100. Nella stessa disciplina avrà la possibilità di mostrare le proprie capacità a un prossimo evento internazionale, gareggiando con Atleti provenienti da tutto il mondo. In occasione infatti della cerimonia di chiusura della manifestazione in Valtellina, sono state diramate le convocazioni per i prossimi Giochi Mondiali Invernali, che si terranno in Austria dal 14 al 25 marzo 2017 e tra i trentaquattro Atleti che faranno parte della Delegazione Italiana ci sarà anche lui.
«A Bormio – conclude Maestrelli – Gianluca ha coronato il suo sogno, vivendo quella convocazione come un riconoscimento del lavoro iniziato diversi anni fa. E tuttavia una delle sue vittorie più grandi conquistate attraverso lo sport è stata forse quella di condividere anche momenti che non l’hanno riguardato direttamente, come la gioia per la convocazione internazionale dei propri compagni».
«Sono il suo primo tifoso – aggiunge Andrea – felice più di lui quando torna da una gara con una medaglia e mi auguro con tutto il cuore di poterlo seguire l’anno prossimo in Austria. Impegnandosi nello sport, Gianluca ha trovato la sua forza. Sono sempre stato per lui un modello di vita, ma in realtà lui lo è stato probabilmente ancor di più per me. La sua caparbietà e determinazione nel raggiungere nuovi obiettivi sono infatti esempi meravigliosi di sport e di vita per tutti e se oggi sono così, lo devo principalmente a lui, che mi ha aiutato a comprendere il vero senso della vita».

Componente nazionale del movimento internazionale dello sport praticato da persone con disabilità intellettiva.

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