Nel Sud, superare le “barriere sanitarie” sembra fantascienza

«Come emerge dalla prima indagine conoscitiva sui percorsi ospedalieri delle persone con disabilità – scrivono dall’ANFFAS di Modica (Ragusa) – l’ospedale “non è un posto per disabili” e, neanche a dirlo, la “maglia nera” spetta al Mezzogiorno d’Italia. Se pensiamo che le persone con disabilità si recano in ospedale il doppio delle volte rispetto ai cosiddetti “normodotati”, capiamo che la questione è tutt’altro che secondaria e che chiama in causa le nostre Aziende Sanitarie Provinciali e le politiche sanitarie che esse scelgono di (non) attuare»

In primo piano mano di assistente che stringe quella di una persona disabile ricoverata in ospedale, di cui si vede il volto sfuocato sullo sfondo“L’ospedale non è un posto per disabili”: questo emerge dalla prima indagine conoscitiva sui percorsi ospedalieri delle persone con disabilità, alla quale anche questa testata ha dato ampio spazio e, neanche a dirlo, la “maglia nera” spetta proprio al Mezzogiorno d’Italia, dove, dato a dir poco paradossale, nessun Pronto Soccorso si è dotato di spazi dedicati.
Converrebbe quasi fermarsi qui e non continuare a spulciare i dati, interessanti, di quella ricerca, perché si rischierebbe di prendere coscienza dell’esistenza di servizi che altrove, in Italia, sono sempre più diffusi, ma che qui al Sud sembrano tratti direttamente dalla fantascienza: punto unico di accoglienza, percorsi tattili e display luminosi per chi ha un deficit sensoriale, ma, soprattutto, percorso prioritario per pazienti con disabilità intellettiva e/o relazionali non collaboranti.
Dopo le tangibilissime barriere architettoniche e le più sottili e insidiose barriere culturali, è quindi bene che anche le “barriere sanitarie” entrino a far parte del novero dei “muri” da abbattere.

Se pensiamo che le persone con disabilità si recano in ospedale il doppio delle volte rispetto ai cosiddetti “normodotati”, capiamo che la questione è tutt’altro che secondaria e che chiama direttamente in causa le nostre Aziende Sanitarie Provinciali e le politiche sanitarie che esse scelgono di attuare (o di ignorare, dal momento che i progetti proposti a livello locale e dedicati a questa problematica non mancano di certo).
Senza voler entrare troppo nel merito, citiamo un esempio fra i tanti e ci chiediamo – anzi, lo chiediamo soprattutto ai Lettori – se sia rispettoso della dignità di una persona chiederle di pesare il proprio pannolone sporco al fine di valutare il suo fabbisogno di pannoloni e traverse (che si sia frainteso il significato di “intervento individualizzato”?).
Anche a livello nazionale le nuove linee guida sul triage intraospedaliero sembrano voler dare “centralità alla persona”, prevedendo, ad esempio, nuovi codici e sale d’attesa post-triage per bambini, anziani, persone con disabilità.

È quindi lecito chiedersi se qui al Sud, e in particolare nella nostra Regione, tutto debba rimanere così, immutato e immutabile (almeno finché non ci ritroviamo direttamente coinvolti) e se le persone con disabilità siciliane debbano, come sempre, stare a guardare, mentre la proverbiale “erba del vicino” (o delle Regioni vicine) diventa sempre più verde.

L’ANFFAS è l’Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale. Modica è in provincia di Ragusa.

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