Autismo: costruire concretamente e in condivisione

«Se vogliamo che le persone con autismo vengano trattate con rispetto, dobbiamo creare un ambiente all’altezza delle nostre aspettative, costruendo concretamente e in condivisione: solo questo farà la differenza per un percorso verso l’indipendenza, che potrà proseguire anche “dopo di noi”»: lo dichiara Elena Bulfone, presidente dell’Associazione friulana ProgettoAutismo FVG, presentando un innovativo progetto, coincidente con una nuova, grande sede, che intende soddisfare sia le necessità di riabilitazione che quelle di residenzialità

Giovani dell'Associazione Progetto Autismo FVG

Un nutrito gruppo di giovani che afferiscono all’Associazione friulana ProgettoAutismo FVG

La nuova sede di ProgettoAutismo FVG (Friuli Venezia Giulia) – Associazione impegnata da una decina d’anni nel sostenere le persone affette da disturbi dello spettro autistico e le loro famiglie – avrà nuovi e ampi spazi utilizzati per l’accoglienza dei suoi piccoli e grandi “ospiti speciali”, caratterizzandosi come una realtà in grado di soddisfare, nella Provincia di Udine, le esigenze riabilitative, formative e residenziali.
«Si tratterà – commenta Elena Bulfone, presidente della ONLUS – di un esempio innovativo di sharing economy*, che porterà a un centro residenziale stabilizzato, unico nel nostro territorio». Un vero traguardo, dunque, dopo anni di sacrifici e impegno, che hanno portato l’Associazione, nata esattamente nel 2006, a raggiungere la quota di  circa trecento iscritti, con oltre cento famiglie coinvolte e una cinquantina tra volontari, collaboratori, educatori e medici.

«Siamo davvero felici di questo importante progetto», spiega Bulfone, presidente dell’Associazione, insegnante e mamma di Ale, diciannovenne con autismo che l’ha portata a impegnarsi per creare una grande realtà che desse supporto e assistenza alle famiglie e ai loro figli. Una “mamma d’oro”, Elena, che dalle difficoltà ha saputo trarre gli elementi positivi utili per crescere il figlio con amore, ma anche con la determinazione di creare per lui una “vita sociale”, condividendo queste esperienze con le altre famiglie.
Ora quindi, come detto, dopo anni di sacrifici e tanta forza di volontà, si avvera il sogno di una nuova grande sede, con i suoi quasi 3.000 metri quadri calpestabili e altrettanti di scoperto, capace di accogliere i giovani e dar loro un senso di appartenenza alla società, in un vero e proprio progetto di “residenzialità sociale” (housing sociale).
«La nostra proposta di acquisire l’ex sede della Cooperativa Hattiva – racconta Bulfone – ha avuto subito un positivo riscontro da parte dell’Amministrazione Comunale di Tavagnacco (Udine), e il nostro ringraziamento per questo va in primis al vicesindaco Moreno Lirutti, che ci ha aiutato in questo percorso. Abbiamo pensato di realizzare questo progetto di housing sociale, per soddisfare sia le necessità di riabilitazione che quelle di residenza, in una sorta di realtà unica, ma esportabile, gestendo in sharing economy gli spazi e sostenendo il percorso delle persone all’interno, tramite la condivisione di risorse e donazioni private da una parte, di sostegno pubblico dall’altra, attraverso le ASL e anche il FAP (Fondo per l’Autonomia Possibile della Regione), permettendo in tal modo alle famiglie di gestire la situazione dei propri figli con un risparmio del 60% rispetto a quello che costerebbe l’istituzionalizzazione».

Il Centro Diurno, dunque, sarà servito di tutto, con palestra, sala convegni, aule artistiche, cucine, appartamenti insonorizzati e accessibili, anche per gli educatori, utili pure per le settimane vacanza, giardino per fattoria didattica, attività sportive, yoga e massaggi shatzu. E ancora, numerosi laboratori come l’Atelier, progetti individuali per adolescenti e riabilitazione per i più piccoli, anche con la possibilità di sostenere le Istituzioni, visto che si consentirà all’ASL di utilizzare gratuitamente un appartamento, per le emergenze del territorio, evitando di dover far ricoverare casi urgenti e gravi in ospedale. Verranno infine attivate borse lavoro per le attività domestiche e quotidiane di gestione del centro.

Ma cosa manca ancora, a questo punto, per “chiudere il cerchio”? «Manca la sicurezza economica – sottolinea Bulfone – per dire che l’apporto della Regione arrivi sempre e non venga messo in discussione ogni volta che ne cambiano i vertici. La difficoltà di gestione di queste persone, infatti, rende necessario un vero impegno e sostegno economico, considerato anche che il numero dei ragazzi affetti da autismo sembra aumentare ogni anno. Il nostro è un impegno grande e determinato anche nel cercare e reperire personale qualificato, per poi formarlo direttamente nel nostro centro. Ma in tal senso, nel concludere, ci tengo a dire un’ultima cosa: non è vero che l’autismo è “costoso”, bisogna capire che non si deve guadagnare in questo tipo di progetti e che il nostro lavoro dev’essere quello di contribuire al benessere degli ospiti con bilanci alla pari e senza desiderio di profitto. Per questo e solo per questo cerchiamo sostegno e contributi, mettendoci molto del nostro e a prezzo di grandi sacrifici. Questi ragazzi per noi sono preziosissimi e ciò vale più di ogni altra cosa. Se quindi vogliamo che vengano trattati con rispetto, dobbiamo creare un ambiente all’altezza delle nostre aspettative, costruendo concretamente e in condivisione: solo questo potrà fare la differenza per un percorso verso l’indipendenza, che potrà proseguire anche “dopo di noi”».

*In termini generali, parlando di “sharing economy” si fa riferimento a un nuovo modello economico, capace di rispondere alle sfide della crisi e di promuovere forme di consumo più consapevoli, basate sul riuso invece che sull’acquisto e sull’accesso piuttosto che sulla proprietà.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: info@progettoautismofvg.it.

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