Quel 6 maggio avevo un anno

A quarant’anni esatti dal terremoto in Friuli Venezia Giulia, che il 6 maggio 1976 devastò gran parte della Regione, causando quasi mille vittime, diamo spazio al ricordo della nostra collaboratrice Laura Sandruvi, che aveva allora appena un anno e viveva a Gemona del Friuli (Udine), uno dei principali centri colpiti dall’evento. «Quei 58 interminabili secondi – scrive – che hanno inesorabilmente cambiato il destino della mia vita, della mia famiglia e di tante altre persone»

Laura Sandruvi e la mamma in ospedale, dopo il terremoto in Friuli Venezia Giulia del 6 maggio 1976

Solo una settimana dopo il suo ritrovamento, la piccola Laura poté ricongiungersi con la mamma in ospedale

A quarant’anni esatti dal terremoto in Friuli Venezia Giulia, che il 6 maggio 1976 devastò gran parte della Regione, causando quasi mille vittime, cediamo la parola alla nostra preziosa collaboratrice Laura Sandruvi, che aveva allora appena un anno e viveva a Gemona del Friuli (Udine), uno dei principali centri colpiti dall’evento.

Avevo un anno, la vita aveva appena iniziato a sorridermi, ma all’improvviso tutto si è fermato in quei 58 interminabili secondi, quarant’anni fa, e una violenta scossa di terremoto ha inesorabilmente cambiato il destino della mia vita, della mia famiglia e di tante altre persone.
Mille morti, quattrocento solo a Gemona: un popolo, quello friulano, trafitto in una catastrofe che segnò profondamente la storia di tutti noi.
Non è soltanto un semplice ricordo per chi, come me, è stato colpito pesantemente da questa tragedia. Quarant’anni sono tanti, ma quando si affronta questo argomento, ancora oggi i sentimenti prendono forza in un turbine di emozioni che difficilmente si riescono a placare; si cerca ancora di condividere ciò che si è provato, trovando sempre quel sostegno che quarant’anni fa ha tanto aiutato le persone a rialzarsi, a rimboccarsi le maniche, dimostrando carattere e coraggio di ripartire per ricostruire un paese, ma  anche la propria identità, la propria anima.
La tragedia del sisma del 1976 ha rappresentato e rappresenta ancora oggi il punto di partenza della rinascita di un paese, unica, tanto da essere definita “Modello Friuli”.
Avevo un anno, quarant’anni anni fa, e venni salvata dai militari – fondamentali, insieme a tanti volontari – la mattina del giorno dopo. Sono sopravvissuta al sisma con svariati postumi fisici, oltreché colpita negli affetti; sono cresciuta con i ricordi dei miei cari, con i loro racconti, che facevo miei mettendo insieme i pezzi di un vissuto tragico e nello stesso tempo straordinario, che mi ha permesso di diventare quello che sono oggi.
Le cicatrici che porto sono sì un segno di quello che ho passato, ma anche la coscienza che le difficoltà si possono superare  con caparbietà coraggio e umiltà.
E come me, tutti i Gemonesi ci sono riusciti ed è giusto continuare a onorare la memoria, omaggiare il ricordo, promuovendo  una politica che sappia garantire la sicurezza ai cittadini, un sostegno alle persone più deboli, anziani e disabili in primis.
Il “come” siamo riusciti a rinascere dai lutti e dalle macerie continuerà ad essere un punto di riferimento per le generazioni future, per far crescere i nostri ragazzi con i valori che hanno caratterizzato la nostra vita.
Oggi le catastrofi flagellano sempre di più il nostro territorio e le politiche attuali non sembrano più capaci di sopportare eventi così gravi, perse nel mare della burocrazia e poco attente alle reali necessità delle persone. Mi piacerebbe vedere meno sfilate autocelebrative di certe Istituzioni, ma più presenza sul territorio con umiltà e desiderio di fare bene.
La storia del mio Friuli racconta di un territorio fatto di gente che ha saputo superare le avversità con una straordinaria volontà di rinascere e su questo voglio contare per guardare al futuro con la speranza che si ritrovi quel senso di coesione e appartenenza.

Dedicato a Raffaele, sempre con me.

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