Il lavoro, la disabilità e le Associazioni della Toscana

L’inserimento lavorativo delle persone con disabilità e il ruolo svolto in tale àmbito dalle Associazioni in Toscana: sono questi i temi al centro di un’interessante ricerca pubblicata dal Cesvot (Centro Servizi Volontariato Toscana), che oltre a confermare la nota e grave difficoltà a trovare occupazione, da parte delle persone con disabilità – fenomeno ulteriormente acuito dalla crisi degli ultimi anni – fa anche capire quanto possa essere importante e significativo il ruolo attivo delle Associazioni

Persona con disabilità in carrozzina al lavoro al computerL’inserimento lavorativo delle persone con disabilità e il ruolo svolto in tale àmbito dalle Associazioni in Toscana: è questo il tema al centro dell’interessante ricerca pubblicata dal Cesvot (Centro Servizi Volontariato Toscana), nel volume intitolato Disabilità e lavoro. Il ruolo del volontariato nell’integrazione lavorativa delle persone disabili (“I Quaderni Cesvot”, n. 74, maggio 2016), indagine realizzata da Daniela Masini, Claudio Castegnaro e Nicola Orlando dell’Istituto per la Ricerca Sociale, con il coinvolgimento di ben 150 organizzazioni non profit della Toscana, di cui 140 Associazioni di Volontariato attive nel sostegno delle persone con disabilità.
«I dati della ricerca – dichiara Federico Gelli, presidente del Cesvot – mostrano quanto l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità sia un tema di grande attualità rispetto al quale il volontariato toscano è fortemente impegnato. Sostenere questo impegno è uno dei nostri compiti e lo faremo cercando innanzitutto di rispondere alle richieste che, proprio attraverso questa indagine, le Associazioni ci hanno rivolto: le aiuteremo, così come ci hanno chiesto, nella progettazione di interventi sempre più efficaci, nell’accesso alle opportunità di finanziamento anche europee, nella rilevazione dei bisogni del territorio. Un lavoro che svolgeremo, come già abbiamo fatto, di concerto con la Regione Toscana e gli Enti Locali».

In Toscana, dunque, vivono più di 200.000 persone con disabilità sopra i 6 anni (5,7% della popolazione residente), percentuale in linea con quella nazionale. La maggioranza di esse vive in famiglia; gli adulti con disabilità “istituzionalizzati”, infatti, sono il 18,1% (media nazionale il 19,5%). Ma quanti svolgono un’attività lavorativa? «Purtroppo pochi, pochissimi – sottolineano dal Cesvot -; nella nostra Regione, infatti, solo il 3,9% delle persone con disabilità è occupato, mentre sono ben 36.745 i disabili iscritti al collocamento, di cui il 52,2% donne. Nel 2008 gli iscritti ammontavano a 35.104, ad oggi si registra dunque un aumento del 4,7%. E tuttavia, a fronte di un aumento degli iscritti al collocamento mirato, diminuiscono le assunzioni che tra il 2008 e il 2013 sono passate da 1.769 a 1.229, con un calo del 30,5%. Un dato che è il risultato degli effetti negativi della crisi economica sul mercato del lavoro».
«Ed è proprio considerando questa grave fase congiunturale – scrivono nella ricerca Daniela Masini, Claudio Castegnaro e Nicola Orlando – e gli effetti negativi sul collocamento mirato delle persone con disabilità, che il ruolo delle Associazioni risulta ancora più importante e significativo».

In totale il gruppo di ricerca ha mappato oltre 460 organizzazioni toscane attive sul tema della disabilità e impegnate nella promozione dei diritti, nell’assistenza sociale, in quella sociosanitaria e nell’integrazione lavorativa. Tra queste, 150 sono state intervistate in profondità: 140 sono Organizzazioni di Volontariato, 7 Cooperative Sociali di tipo B e 3 Fondazioni di Partecipazione. Il 58,6% sono concentrate nelle Province di Firenze, Lucca e Pisa e negli ultimi cinque anni quelle 150 organizzazioni hanno coinvolto, sostenuto e accompagnato oltre 9.000 persone con disabilità, avviandone 180 al lavoro.
Si tratta prevalentemente di uomini tra i 30 e i 40 anni (68,3%), l’85,4% dei quali è stato inserito con una bassa qualifica professionale (operai generici, tirocinanti, apprendisti). L’83,2%, inoltre, è occupato da oltre un anno.
I contratti più diffusi sono quelli a tempo indeterminato (54,6%) e quelli a progetto (36,1%). I contratti di collaborazione occasionale, invece, non raggiungono il 7% e residuale è la quota di contratti a tempo determinato (il 2,5%).
La modalità prevalente di svolgimento del lavoro da parte delle persone con disabilità inserite (per il 56,5% delle Associazioni) è «con l’aiuto di un altro collega/tutor» o «a supporto di un collega», mentre solo una persona disabile su cinque sarebbe in grado, secondo l’indagine promossa dal Cesvot,  di lavorare in autonomia.
E ancora, a parere del 69,5% delle Associazioni coinvolte nella ricerca, i principali effetti positivi dell’inserimento lavorativo delle persone con disabilità sono non tanto l’accrescimento delle competenze professionali, quanto lo «sviluppo delle capacità relazionali e della percezione di sé».
Infine, dalla ricerca emergono dati molto interessanti riguardanti proprio le Associazioni: risulta infatti che le organizzazioni impegnate nell’inserimento lavorativo sono più strutturate rispetto alle altre, da più tempo radicate sul territorio, con un maggior numero di operatori e volontari e con più consistenti entrate finanziarie, provenienti sia da privati che da soggetti pubblici. Inoltre, sono Associazioni che più delle altre hanno attivato progetti di Servizio Civile anche coinvolgendo persone con disabilità. (S.B.)

Il volume Disabilità e lavoro. Il ruolo del volontariato nell’integrazione lavorativa delle persone disabili è consultabile gratuitamente (formato .pdf) nel sito del Cesvot, previa registrazione all’area riservata MyCesvot, oppure è possibile richiederne una copia gratuita compilando lo specifico modulo online. Per ulteriori informazioni e approfondimenti: comunicazione@cesvot.it (Cristiana Guccinelli).

Stampa questo articolo