Infanzia, adolescenza e disabilità

Assenza di dati statistici relativi alla fascia di età tra 0 e 5 anni, differenze territoriali nell’accesso e nella qualità dei servizi rivolti alla disabilità, mancanza di indicatori per monitorare i processi di valutazione e progettazione educativa individualizzata, oltreché carenze sui percorsi formativi che dovrebbero condurre al lavoro dopo la scuola: sono questi i dati principali riguardanti i minori con disabilità, che emergono dal “9° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (CRC) in Italia”

Bimbo in carrozzina con un grande pallone in manoCome ampiamente riferito anche su queste pagine, l’8 giugno scorso è stato presentato a Roma il 9° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (CRC) in Italia, 2015-2016, curato annualmente dal Gruppo CRC [se ne legga nel box in calce, N.d.R.].
Il documento dedica ai minori con disabilità due paragrafi in particolare, uno sul diritto alla salute e l’altro sull’inclusione scolastica e tuttavia, altri riferimenti alla disabilità si trovano trasversalmente anche rispetto ad altre tematiche, quali ad esempio l’accesso ai media o l’attività sportiva.

In continuità con le precedenti edizioni, il Rapporto denuncia l’assenza di dati statistici relativi alla fascia d’età tra 0 e 5 anni: ad oggi, infatti, non esiste ancora nel nostro Paese un dato certo sul numero di bambini e bambine con disabilità che fotografi la situazione prima dell’ingresso nella scuola dell’obbligo, aspetto, questo, che viene ritenuto particolarmente grave, in quanto direttamente collegato alle politiche e agli interventi precoci: dalla diagnosi alla riabilitazione tempestiva.
Inoltre, viene evidenziato come non esistano dati aggiornati e/o disaggregati per i minori con disabilità rispetto ad alcuni àmbiti di particolare rischio, quali l’impoverimento, le adozioni e gli affidamenti, i maltrattamenti e gli abusi.
Il documento ribadisce poi l’esistenza di differenze territoriali nell’accesso e nella qualità dei servizi rivolti alla disabilità, conferma la mancanza di politiche di inclusione che investano l’età adolescenziale dopo la scuola dell’obbligo e sottolinea la discontinuità dei percorsi di presa in carico nel passaggio dalla minore età alla vita adulta.

Per quanto poi riguarda il diritto allo studio, tra le altre cose si lamenta la mancanza di indicatori per monitorare la tempestività dei processi di valutazione e progettazione educativa individualizzata e l’accesso ai percorsi formativi, e al lavoro dopo la scuola, degli alunni con disabilità. Si denunciano inoltre le carenze nelle ore di sostegno, ma anche nell’erogazione dei servizi di supporto all’autonomia e alla socializzazione.

Infine, le barriere architettoniche: dai dati dell’Anagrafe Nazionale dell’Edilizia Scolastica, prodotti nel mese di agosto del 2015, risulta che il 71% delle scuole si è dotato di accorgimenti per il superamento degli ostacoli, mentre il 29% ne è ancora privo.
Tali accorgimenti riguardano nel 78% dei casi la presenza di rampe all’accesso, nel 74% l’ampiezza delle porte, nel 70% la presenza di almeno un servizio igienico accessibile.
E ancora, il 54% degli istituti ha provveduto alla rimozione delle barriere nei percorsi interni all’edificio, mentre il 46% dispone di percorsi esterni accessibili, il 33% possiede ascensori, il 15% è provvisto di servoscala e/o piattaforma elevatrice.
Tra le Regioni più virtuose si segnalano la Valle d’Aosta, il Piemonte, il Friuli Venezia Giulia, l’Abruzzo e la Lombardia, tra quelle invece con meno accorgimenti per il superamento delle barriere, la Calabria, la Sicilia e la Campania.

Responsabile del portale «Condicio.it – Dati e cifre sulla condizione delle persone con disabilità», spazio di comunicazione che è il frutto di un progetto della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e nel quale il presente approfondimento è già apparso (con il titolo “9° Rapporto sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”). Viene qui ripreso – con alcuni riadattamenti al diverso contenitore – per gentile concessione.

Ricordiamo ancora che nel sito del Gruppo CRC è disponibile il testo integrale del 9° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (CRC) in Italia, 2015-2016. Per ulteriori informazioni e approfondimenti: coordinamento@gruppocrc.net.

La Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (CRC) è stata approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre del 1989 a New York ed è entrata in vigore il 2 settembre 1990. L’Italia l’ha ratificata il 27 maggio 1991 con la Legge 176/91. Ad oggi essa è stata ratificata da oltre 190 nazioni, cioè praticamente da quasi tutti i Paesi, ed è lo strumento internazionale più ratificato al mondo.
Per verificare che i princìpi sanciti dall’importante documento siano effettivamente rispettati, le Nazioni Unite chiedono ad ogni Stato di redigere e presentare ogni cinque anni un rapporto. Inoltre, per dare voce anche al punto di vista della società civile, le Organizzazioni Non Governative e del Terzo Settore hanno la possibilità di elaborarne uno supplementare.
Per questa ragione, dalla fine del 2000 è attivo in Italia il Gruppo di Lavoro per la CRC che l’anno successivo ha redatto un rapporto sulla condizione dell’infanzia in Italia, supplementare a quello che il Governo Italiano aveva precedentemente presentato alle Nazioni Unite.
In seguito il Gruppo di Lavoro ha deciso di proseguire nella sua opera di monitoraggio, redigendo annualmente un rapporto di aggiornamento che verifica lo stato di applicazione della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza nel nostro Paese.
Sono oggi ben 91 le associazioni e le organizzazioni non profit a far parte del Gruppo di Lavoro per la CRC (in loro rappresentanza, per elaborare il Rapporto di quest’anno, hanno lavorato 124 operatori del Terzo Settore) e a coordinarle è Save the Children Italia.
Tra di esse – dal 2014 – vi è anche la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), insieme, tra le altre, all’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), alla SINPIA (Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza), all’Associazione L’abilità di Milano e alle Fondazioni Emanuela Zancan e Paideia.

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