La corsa di Miralem verso l’inclusione

Nato in Bosnia e abbandonato dalla famiglia d’origine, Miralem è arrivato nel 1991 in Italia, come profugo di guerra, e qualche anno dopo è stato adottato da una nuova famiglia. Non parla, ma sa farsi comprendere molto bene, se è vero che gli amici ne riconoscono le doti di “catalizzatore” tra le persone e lo chiamano “il vero social network”. L’arte nella Comunità di Sant’Egidio a Roma e l’atletica leggera con il movimento sportivo di Special Olympics Italia ne stanno accelerando la corsa ininterrotta verso l’inclusione

Miralem del movimento Special Olympics

Nel mese di maggio scorso, Miralem ha partecipato, nella disciplina sportiva dell’atletica, alla tappa di Frascati (Roma) dei “Play the Games” di Special Olympics, manifestazione che coinvolge migliaia di atleti con e senza disabilità, articolata su 18 diversi eventi, dislocati in 9 Regioni del nostro Paese

Le prime volte che partiva dallo starter, indicava cortesemente agli altri di partire prima di lui, come a dire: «Prego… accomodatevi!»… «E anche oggi che gareggia – racconta il padre – la sua felicità consiste nel salutare tutti gli altri alla fine della corsa».

Miralem è un ragazzo di 32 anni nato in Bosnia. Abbandonato dalla famiglia d’origine, nel 1991 entra in Italia come profugo di guerra e viene adottato dalla sua nuova famiglia nel 1997.
«La Comunità di Sant’Egidio a Roma – racconta ancora il papà -, della quale faccio parte attivamente, aveva incontrato Miralem in un istituto e lo aveva accolto nella propria casa-famiglia, dandogli l’opportunità di sottoporsi a un intervento chirurgico molto complicato e delicato per poter crescere e condurre una vita come tutti. È da questo luogo che è iniziata la sua storia con noi».
«Miralem – continua – era un “bambino invisibile” perché – come càpita a tanti bimbi africani – era privo dell’atto di nascita, bruciato nell’anagrafe di Mostar durante la guerra nella ex Jugoslavia. Ci sono voluti quasi due anni perché si potessero avere i suoi documenti. Ci è apparso subito come un ragazzo fragile, ma con una gran voglia di vivere, che intuiva che nel mondo l’unica cosa che conta è volere bene e che nella debolezza non ci si può permettere di avere dei nemici. Miralem non parla, ma nel corso del tempo ha trovato le giuste modalità per esprimersi e farsi comprendere molto bene. In questo è molto tenace, anche nel mostrare i suoi desideri e i suoi obiettivi. L’affetto che lo circonda, e non solo quello della sua nuova famiglia, gli ha dato sicurezza e stabilità. È molto simpatico, entra (e ti fa entrare) in contatto con molte persone, soprattutto con chi porta una divisa (poliziotti, carabinieri, vigili del fuoco ecc.). I suoi amici lo chiamano “il vero social network”, proprio per questa sua capacità di mettere in relazione le persone».

Ad aiutare a crescere il giovane, anche in altre dimensioni, è arrivato anche un Laboratorio d’Arte, sempre con la Comunità di Sant’Egidio, iniziato da più di dieci anni. Qui Miralem ha trovato tanti amici, persone con disabilità e non, con i quali ha vissuto e vive esperienze molto belle, condividendole almeno un giorno alla settimana. Le opere di quel Laboratorio – vale la pena ricordarlo – sono state esposte anche al Quirinale, alla Biennale di Venezia e al MAXXI di Roma (Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo).
«Circa due anni fa – riprende il padre -, lo avevamo visto un po’ ingrassato e un po’ impigrito. È nato così l’incontro con un Team Special Olympics [il movimento internazionale dello sport praticato dalle persone con disabilità intellettiva, N.d.R.], la Lepre e la Tartaruga, che fa parte della Cooperativa Sociale Nuovi Orizzonti di Roma ed è stato un incontro molto positivo. Miralem, infatti, ha indicato chiaramente come la cosa gli piacesse molto e da un giorno di allenamento è voluto passare a tre, coinvolgendo anche due amici con i quali condivide l’attività in laboratorio. L’atletica ha rappresentato e rappresenta ancora per lui uno strumento di crescita importante. Ha superato la visita medica per lo sport agonistico, è dimagrito ed è sensibilmente migliorato nei movimenti e nel coordinamento motorio, così come nell’equilibrio statico e dinamico. Oggi è in grado di fare una curva in velocità, sebbene quando ha iniziato corresse attraversando tutte le corsie».

«Miralem – è la conclusione di questo racconto – non percepisce lo spirito competitivo dello sport inteso in senso aggressivo, per lui lo sport è un gioco, sente che questa dimensione di “sportivo” gli piace, e ha molta soddisfazione nel riuscire a superare le difficoltà. Lo sport è stato anche un volano per la conquista di una maggiore autonomia; lo scorso anno, ad esempio, ha deciso di partire con il proprio gruppo sportivo, di cui sente una grande fiducia, e dormire da solo, per la prima volta, senza i suoi genitori».
Alla fine del mese di maggio scorso, Miralem ha partecipato, nella disciplina sportiva dell’atletica, alla tappa di Frascati (Roma) dei Play the Games di Special Olympics, manifestazione che coinvolge migliaia di atleti con e senza disabilità, articolata su 18 diversi eventi, dislocati in 9 Regioni del nostro Paese.

Special Olympics Italia è la componente nazionale del movimento dedicato allo sport praticato da persone con disabilità intellettiva, insieme anche ad atleti senza disabilità (“Play Unified”).

Stampa questo articolo