La mia boccata d’aria fresca

«Tra i tanti luoghi accessibili che ho avuto il dono di vedere – scrive Simone Fanti – la Sacra di San Michele, situata sul Monte Pirchiriano in Piemonte, all’imbocco della Val di Susa, è un angolino di mondo speciale, uno dei luoghi dove vado a prendere “la mia personalissima boccata d’aria fresca”. Ci si può salire grazie a tre ascensori costruiti in occasione delle Paralimpiadi di Torino 2006»

Sacra di San Michele, Piemonte

La Sacra di San Michele, all’imbocco della Val di Susa in Piemonte

Tra i tanti luoghi accessibili che ho avuto il dono di vedere, c’è un angolino di mondo speciale che ogni tanto fa capolino nei miei pensieri.
Venendo da Torino, la si avvista sul cucuzzolo del Monte Pirchiriano, uno sperone roccioso alto 962 metri, appena sopra i laghi di Avigliana, all’imbocco della Val di Susa. Austera come può essere solo un convento dei benedettini costruito a partire dal X secolo, arroccata come il nido di un’aquila, chiude la valle che porta alla Francia e fu cannoneggiata da Napoleone. È la Sacra di San Michele.

C’è qualcosa di mistico all’interno di quelle mura. Sarà la sua collocazione, a metà strada tra altri due luoghi di culto dell’Arcangelo Michele, il principe degli angeli fedeli a Dio, che combatte e scaccia il drago (Satana) e gli angeli ribelli. Così intimamente legata a Mont-Saint-Michel in Francia e al Santuario di San Michele Arcangelo a Monte Sant’Angelo (Foggia), così tanto distante dai fasti e dal clamore di quei luoghi. Un luogo di pace in cui sognare tempi lontani, magari bui come il primo e il tardo Medioevo.
Un po’ come fece Umberto Eco nel Nome della rosa e forse non è un caso che Eco soggiornò proprio alle pendici di questo monte.
Se penso a Guglielmo da Baskerville [il protagonista del “Nome della rosa” di Umberto Eco, N.d.R.], non posso che immaginarmelo a dorso di un mulo inerpicarsi lungo le pareti della montagna fino alla sommità. Ricordate l’incipit del libro? Eccolo: «Era una bella mattina di fine novembre. Nella notte aveva nevicato un poco, ma il terreno era coperto di un velo fresco non più alto di tre dita. Al buio, subito dopo le laudi, avevamo ascoltato la messa in un villaggio a valle. Poi ci eravamo messi in viaggio verso le montagne, allo spuntar del sole. Come ci inerpicavamo per il sentiero scosceso che si snodava intorno al monte, vidi l’abbazia».

Durante la stesura di un’inchiesta pubblicata sul numero di luglio del mensile «Dove» [magazine del «Corriere della Sera», N.d.R.], dedicata al turismo accessibile, avevo scartato questa destinazione, preferendole un viaggio ugualmente intimistico, ma più “di moda”: il Cammino di Santiago di Compostela.
La Sacra è meno impegnativa, grazie a tre ascensori costruiti per le Paralimpiadi di Torino del 2006 (serve però un’energica spinta per superare un dislivello di una ventina di metri), ma ugualmente da vivere.
E così ho svelato il luogo dove “prendo la mia personalissima boccata d’aria fresca”, quando le incombenze della vita mi sembra che mi sommergano. Ma non è l’unico e quest’estate mi capiterà di raccontarne anche altri.

Testo già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it» (con il titolo “Come nel Nome della Rosa, ascesa alla Sacra di San Michele”). Viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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