La vera grande occasione perduta

«Questo fa la Paralimpiade – scrive Claudio Arrigoni -: porta fuori dalle case chi ha disabilità, non solo per fare sport, anche solo per fare la spesa. Questa è la cultura che cambia. Quella che una politica miope e piccola non ha saputo prendere in considerazione. La vera, grande e straordinaria occasione perduta con la rinuncia a correre per Roma 2024 è stata questa: non per ciò che arriva dalle Olimpiadi, ma per ciò che possono far nascere i Giochi Paralimpici»

Paralimpiadi di Rio de Janeiro, 2016, Martina Caironi e Monica Contrafatto

L’abbraccio tra Martina Caironi e Monica Contrafatto, sulla pista dello Stadio Olimpico di Rio de Janeiro, dopo la gara dei 100 metri che le ha viste arrivare rispettivamente prima e terza

Guardare qui a fianco l’immagine dell’abbraccio fra Martina Caironi e Monica Contrafatto sulla pista dello Stadio Olimpico di Rio de Janeiro dovrebbe far riflettere. Invece quelle parole non le ho sentite: Giochi Paralimpici. Perché la vera occasione perduta è questa. Non partecipare alla corsa verso Roma 2024 fa perdere infatti una possibile e straordinaria opportunità: cambiare la cultura e mostrare le abilità, perché ognuno, nella propria condizione, sia risorsa per la società. La stessa che hanno avuto Rio ora e Londra prima. E tutte le città che hanno potuto ospitare i Giochi.
Chissà se questo è stato preso in considerazione. Pare di no. Eppure Luca Pancalli, il Presidente del CIP (Comitato Italiano Paralimpico), lo aveva fatto presente ben prima del no definitivo con parole chiare: «Due gigantesche opportunità. Vi posso garantire che se quella olimpica è grossa, quella paralimpica, per una città come Roma, è straordinaria. Le Paralimpiadi possono essere uno tsunami culturale, sociale ed economico. Un’occasione irripetibile di ripensare l’intera città in termini di accessibilità, di immagine della disabilità, di vivibilità delle periferie».

Vivere e mostrare una Paralimpiade è un investimento sul futuro, sulle generazioni che crescono, sul mondo che si sta costruendo. Lo scienziato Stephen Hawking, uno dei cervelli più lucidi di sempre, anche se poi del corpo riesce a muovere appena una palpebra, lo aveva detto alla Cerimonia di Apertura delle Paralimpiadi di Londra 2012: «Cambieremo la nostra percezione del mondo». Attraverso lo sport che si vede alla Paralimpiade. Attraverso le abilità in mostra degli atleti paralimpici. Attraverso la dimostrazione che una società costruita per tutti, dalle strade alla accessibilità dei luoghi, è possibile. Eppure tutto questo non ha meritato nemmeno una riflessione.
Avere una visione del futuro per poterlo costruire partendo dal presente dovrebbe essere il compito della politica. Quattro conti – pare anche sbagliati – sono bastati per fare in modo che non accadesse. Non avere saputo guardare lontano pensando al più grande evento di cambiamento culturale e sociale sulla percezione della disabilità e fermarsi a piccole quisquilie politiche con annesse lotte di potere: l’imperdonabile errore è stato questo.

Ancora più che i Giochi Olimpici, sono quelli Paralimpici che sanno incidere sul tessuto sociale e culturale. Anche economico, perché, facendo aumentare la pratica sportiva fra le persone che hanno una disabilità, si va a incidere sui costi del Servizio Sanitario Nazionale, diminuendoli.
La Gran Bretagna che finisce seconda nel Medagliere della Paralimpiade di Rio dietro alla Cina e aumenta in pochi anni i praticanti paralimpici di decine di migliaia sa mostrare quanto sia stato importante avere saputo organizzare i Giochi più belli di sempre. Dove al Parco Olimpico non esisteva una barriera, culturale e architettonica: si può fare!

Torniamo a quell’abbraccio iniziale. Una delle storie più belle e significative delle Paralimpiadi di Rio è stata quella di Martina Caironi e Monica Contrafatto: la seconda che quattro anni prima, in un centro di riabilitazione dopo avere perso una gamba per una granata mentre era in missione in Afghanistan, prende ispirazione dalla prima, stessa sua condizione, vedendola vincere la medaglia d’oro a Londra 2012 sui 100 metri e quattro anni dopo è sul podio paralimpico con lei, oro e bronzo ad abbracciarsi sulla pista dello Stadio di Rio.
Disse Pancalli all’ANSA partendo da quella immagine: «Un Paese cresce non solo in riferimento al Prodotto Interno Lordo, ma anche in quanto riesce a investire sul capitale umano e lavorare attraverso lo sport, farne strumento di integrazione e inclusione dove i protagonisti sono ragazzi e atleti straordinari».
Questo fa la Paralimpiade: porta fuori dalle case chi ha disabilità, non solo per fare sport, anche solo per fare la spesa. Questa è la cultura che cambia. Quella che una politica miope e piccola non ha saputo prendere in considerazione. La vera, grande e straordinaria occasione perduta con la rinuncia a correre per Roma 2024 è stata questa: non per ciò che arriva dalle Olimpiadi, ma per ciò che possono far nascere i Giochi Paralimpici.

Testo già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo “Roma 2024: Paralimpiade, vera occasione persa” e viene qui ripreso – con minimi riadattamenti al diverso contenitore – per gentile concessione.

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