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Perché ci sono famiglie che preferiscono le scuole speciali?

Particolare di bimbo a scuola che disegna con una matita«Le scuole speciali – aveva scritto lo scorso anno Giovanni Merlo nel libro L’attrazione speciale. Minori con disabilità: integrazione scolastica, scuole speciali, presa in carico, welfare locale (Maggioli Editore, 2015) – esistono ancora e non si tratta nemmeno di un fenomeno così residuale, come si potrebbe pensare. Solo in Lombardia, ad esempio, sono attivi 16 plessi, all’interno dei quali sono presenti 24 scuole speciali di cui cinque dell’infanzia, 17 primarie e 2 secondarie di primo grado. Esse sono frequentate, in totale, da quasi 900 tra bambini e ragazzi e nella maggior parte dei casi si tratta di scuole annesse a Centri di Riabilitazione. In totale, sempre parlando della Lombardia, si tratta del 3,8% del totale degli alunni con certificazione».
«Ma quali sono le ragioni che spingono i genitori a preferire la scuola speciale? Quali sono i fattori che rendono accettabile (persino desiderabile) questa scelta? Quali pensieri e scelte dei servizi sociali e sanitari e del mondo della scuola possono favorire percorsi di inclusione piuttosto che di separazione?»: proprio attorno a tali quesiti ruotava la costruzione di quel libro e su di essi saranno centrati anche alcuni imminenti incontri, promossi in Lombardia e nelle Marche.

Quelli del 12 ottobre a Como (Irecoop Lombardia, Via Marcino Anzi, 8, ore 14-18) e del 21 ottobre a Pavia (Centro Servizi Formazione, Via Riviera, 23, ore 14-18), intitolati entrambi Disabilità: separare fa bene o fa male?… anche a scuola?, sono organizzati dalla LEDHA, la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità, componente lombarda della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), che li presenta così: «La Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, stabilisce che il diritto alla vita indipendente e all’inclusione nella società debba essere riconosciuto a tutte le persone con disabilità. Parole cui non seguono per il momento i fatti: l’orientamento delle politiche sociali è infatti quello di identificare, a seconda della tipologia e intensità della disabilità, diversi contenitori di servizi, sempre più specializzati in base alla “patologia” e alle condizioni di salute della persona, deputati all’assistenza e non all’inclusione. Si tratta di un pensiero che rischia di investire anche il mondo della scuola italiana che da quasi quarant’anni sperimenta (spesso con successo) un modello inclusivo. Eppure, per alcuni bambini già oggi le strade dell’educazione sono separate rispetto a quelle dei loro coetanei e per loro la scuola non è quella “di tutti”, ma si risolve all’interno di scuole speciali, centri dedicati o classi potenziate».
Sia a Como – dove l’organizzazione si è avvalsa della collaborazione di Irecoop Lombardia – sia a Pavia, interverrà il citato Giovanni Merlo, direttore della LEDHA, affiancato nel primo incontro da Marzio Glauco Ghezzi, vicepresidente della Rete Comasca Disabilità e da Cinzia Zornino, sempre per quest’ultimo organismo. Al secondo incontro, invece – promosso in collaborazione con Irecoop Lombardia, Confcooperative e Centro Servizi Formazione – parteciperanno Marco Bollani, direttore della Cooperativa Come Noi e l’insegnante Assunta Cobelli.

Tra i due appuntamenti lombardi, infine, vi sarà anche quello del 19 ottobre ad Ancona (Sala Convegni Federazione Marchigiana BCC, ore 14.30-18), voluto dalla Campagna Regionale Trasparenza e diritti, e intitolato Disabilità. Separare fa bene o fa male? Minori con disabilità, integrazione scolastica, scuole speciali.
Qui i lavori saranno introdotti e coordinati da Fabio Ragaini, per la Campagna Trasparenza e diritti, e oltre a Giovanni Merlo, interverrà anche Salvatore Nocera, già vicepresidente nazionale della FISH, autorevole esperto di legislazione scolastica. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti:
° Per Como e Pavia: ufficiostampa@ledha.it
° Per Ancona: trasparenzaediritti@gmail.com