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La parola agli ipovedenti

Persona ipovedente utilizza un videoingranditore

Una persona ipovedente che utilizza un videoingranditore. Si stima che oggi in Italia siano più di un milione le persone ipovedenti

Di cosa parliamo quando diciamo “ipovedente”? Secondo la Treccani, si tratta di chi «ha la vista gravemente insufficiente, quasi cieco». Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), un soggetto è cieco quando l’acuità visiva corretta nell’occhio migliore è inferiore a un ventesimo, mentre è ipovedente quando essa è compresa tra tre decimi e un ventesimo. In Italia il concetto legale di cecità-ipovisione è stato ridefinito dalla Legge 138/01 (Classificazione e quantificazione delle minorazioni visive e norme in materia di accertamenti oculistici), che ha introdotto alcune innovazioni a lungo auspicate dagli addetti ai lavori e dalle stesse persone con disabilità visiva. Merito principale di essa è stato quello di prendere in esame, per la valutazione del danno, non solo la visione centrale, ma anche lo stato della visione periferica, il cosiddetto campo visivo. La Legge 138, tuttavia, non ha previsto indennità alcuna per la persona ipovedente, lasciando quindi intatti i criteri della precedente Legge 406/68 (Norme per la concessione di una indennità di accompagnamento ai ciechi assoluti assistiti dall’Opera nazionale ciechi civili).

Partirà da questi dati di fatto La parola gli ipovedenti, quarto seminario nazionale dedicato appunto alle persone ipovedenti, in programma per il 22 ottobre a Roma, presso l’Università La Sapienza-Policlinico Umberto I. L’appuntamento – che cade nel mese tradizionalmente dedicato alla prevenzione visiva – è organizzato dalla Commissione Nazionale Ipovedenti dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) e da IAPB Italia, Sezione Italiana dell’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità, in stretta collaborazione con il Dipartimento Organi di Senso, Sezione Oftalmologia dell’Università La Sapienza di Roma.

Ma quante sono le persone ipovedenti? Oltre un milione in Italia, mentre nel mondo, secondo l’OMS, sono 246 milioni e il loro numero è in crescita anche a causa dell’invecchiamento demografico.
«L’ipovedente – spiega Adoriano Corradetti, coordinatore della Commissione Ipovisione dell’UICI – è colui il quale vede in maniera sufficiente per non dover organizzare la propria vita come quella di un cieco, ma allo stesso tempo vede troppo poco per svolgere la sua vita come chi vede normalmente. Oggi, come ieri, stabilire con certezza cosa sia l’ipovisione e chi siano gli ipovedenti, è un compito arduo, sia perché esistono diversi tipi di insufficienza visiva, sia perché possono essere vari i parametri cui fare riferimento, sia perché la società moderna, aperta, civile, globalizzata non ha ancora acquisito la cultura stessa dell’ipovisione. Il primo vero e grande problema, quindi, è di natura sociale-culturale: l’ipovisione, cioè, sarebbe poco conosciuta, se è vero che solo una percentuale irrisoria di persone conosce il termine».
«L’ipovisione – sottolinea ancora Corradetti – varia molto da individuo a individuo a seconda dell’età, delle attitudini e delle carattere; è un fenomeno dinamico che sfugge alle definizioni rigide, che si manifesta con forme e modalità diverse, che non si lascia studiare con sistematicità, che influisce inevitabilmente su aspetti psicologici, comportamentali, relazionali, educativi ed esistenziali del soggetto».

Durante il seminario del 22 ottobre, verranno affrontati gli aspetti normativi legati all’ipovisione e le dinamiche familiari, passando per i vissuti delle persone con disabilità visiva in àmbito scolastico e lavorativo, per arrivare ad esporre un progetto di riabilitazione visiva a domicilio (Eye Fitness).
Protagonisti dell’incontro saranno oculisti, ortottisti, psicologi e, naturalmente, le persone ipovedenti, che interverranno con relazioni e preziose testimonianze sulle loro problematiche. (C.G. e S.B.)

È disponibile il programma completo del seminario del 22 ottobre a Roma. Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Chiara Giorgi (chiagiorgi@gmail.com).