Lo sviluppo sostenibile e i diritti delle persone con disabilità

Appare del tutto degno di attenzione lo studio prodotto dall’ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile), intitolato “L’Italia e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile”, voluto – come la stessa ASviS – allo scopo di far crescere nel nostro Paese la conoscenza, l’attenzione, la sensibilità e l’impegno per tradurre in politiche concrete gli Obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, prodotta nel 2015 dalle Nazioni Unite. Un documento tanto più importante, ricordando quanto fossero espliciti, in quell’Agenda, i riferimenti ai diritti delle persone con disabilità

Realizzazione grafica con un simbolo di disabilità e la scritta "Diritti dei disabili Diritti di civiltà"Agenda ONU per lo Sviluppo Sostenibile: finalmente la disabilità!: avevamo titolato così, poco più di un anno fa, l’articolo con cui avevamo preso atto con soddisfazione dei tanti riferimenti espliciti ai diritti delle persone con disabilità contenuti all’interno di Trasformare il nostro mondo, il documento centrato sui diciassette Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals) da raggiungere entro il 2030, che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite aveva adottato in quei giorni. «Un fondamentale punto di partenza – era stato il commento dell’EDF, il il Forum Europeo della Disabilità – che non dovrà però restare solo sulla carta».

Pensando a quanto detto, appare del tutto degno di attenzione lo studio recentemente prodotto dall’ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile), intitolato L’Italia e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, voluto – come l’ASviS stessa, organismo nato all’inizio di quest’anno, ma che già conta sull’adesione di circa centotrenta organizzazioni (si veda anche il box in calce) – «allo scopo di far crescere [in Italia] conoscenza, attenzione, sensibilità e impegno per tradurre gli obiettivi dell’Agenda 2030 in strategie, politiche, scelte, interventi e azioni, così da fare passi concreti verso uno sviluppo più equilibrato e, quindi, un maggior benessere – equo e sostenibile – per le persone», come si legge nell’introduzione, a firma del presidente Pierluigi Stefanini.

Si tratta di un documento in cui si legge tra l’altro (a pagina 52) che «l’obiettivo 10 punta l’attenzione su questo aspetto decisivo dello sviluppo, monitorando, attraverso specifici indicatori, l’inclusione sociale, economica e politica dei cittadini, senza discriminazioni di età, sesso, disabilità, razza, etnia, religione e favorendo in questo modo l’adozione di politiche per la promozione di una maggiore eguaglianza. Per l’Italia è l’occasione per concentrare l’impegno di informazione e di mobilitazione pubblica su una ben più piena attuazione dei doveri della Repubblica che la Costituzione sancisce all’articolo 3 a “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese [grassetti nostri nella citazione, N.d.R.]».
Ne rendiamo dunque disponibile ai Lettori il testo integrale (a questo link), riprendendo ben volentieri quanto scritto proprio in questi giorni da Giampiero Griffo sulle nostre stesse pagine, rispetto all’importanza « che tutto il movimento italiano delle persone con disabilità e delle loro famiglie si interroghi su come utilizzare i nuovi strumenti di pressione internazionale, che vengono da un lato dalle Nazioni Unite, ma anche ciò che viene dall’applicazione della Convenzione [la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, N.d.R.] da parte dell’Unione Europea».
E ancora: «È diventato quanto mai importante essere informati e formati su quello che avviene a livello europeo e internazionale, dove la voce delle persone con disabilità (in Europa l’EDF-European Disability Forum, a livello internazionale l’IDA-International Disability Alliance) produce ottime esperienze di applicazione della Convenzione, riflessioni importanti nel campo della tutela dei diritti umani, significativi esempi di monitoraggio delle politiche sulla disabilità». (S.B.)

Ricordiamo ancora il link al documento intitolato L’Italia e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, frutto dell’impegno di numerosi esperti delle organizzazioni aderenti all’ASviS, con la supervisione del portavoce della stessa Enrico Giovannini. Per ulteriori informazioni e approfondimenti: comunicazione@asvis.it.

ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile)
Si tratta di un organismo nato il 3 febbraio di quest’anno, su iniziativa della Fondazione Unipolis e dell’Università di Roma Tor Vergata, per far crescere nella società italiana, nei soggetti economici e nelle istituzioni la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile e per mobilitarla allo scopo di realizzare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals).
Attualmente l’ASviS riunisce circa centotrenta tra le più importanti istituzioni e reti della società civile, quali: associazioni rappresentative delle parti sociali (associazioni imprenditoriali, sindacali e del Terzo Settore); reti di associazioni della società civile che riguardano specifici Obiettivi (salute, benessere economico, educazione, lavoro, qualità dell’ambiente, uguaglianza di genere, ecc.); associazioni di enti territoriali; università e centri di ricerca pubblici e privati, e le relative reti; associazioni di soggetti attivi nei mondi della cultura e dell’informazione; fondazioni e reti di fondazioni; soggetti italiani appartenenti ad associazioni e reti internazionali attive sui temi dello sviluppo sostenibile. Tra tutte queste, segnaliamo ad esempio il Forum Nazionale del Terzo Settore (cui aderisce la FISH-Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap).
L’adesione all’Alleanza è aperta a tutti i soggetti che rientrano in tali categorie e le attività di essa vengono realizzate grazie ai contributi finanziari, strumentali e di lavoro forniti dai propri membri.
L’ASviS fa parte dell’ESDN (European Sustainable Development Network), rete informale di soggetti istituzionali, associazioni ed esperti che dal 2003 si occupano di politiche e strategie di sviluppo sostenibile. È iscritta inoltre al Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea, gestito congiuntamente dal Parlamento e dalla Commissione Europea.

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