Un macigno troppo pesante da sopportare

«Come in tanti altri casi – scrive Liana Baroni, riferendosi all’ennesima tragedia riguardante una famiglia con autismo – era la mamma la “roccia” su cui poggiava tutta la vita dei componenti e quando lei è mancata, la solitudine, per il padre, è stata un macigno troppo pesante. Chiediamo a tutta la collettività vicinanza concreta alle persone con autismo e ai loro familiari, che si fanno carico di tanti e gravi problemi, anche di quelli che non spetterebbe loro risolvere. E cerchiamo di avere pietà per quel padre che, rimasto solo, non è stato in grado di reggere le dure prove della vita»

Makoto Sasaki, "La divisione del buio"

Makoto Sasaki, “La divisione del buio”

Una nuova tragedia che si riferisce a un ragazzo con autismo! Me ne dà notizia Benedetta Demartis, presidente del Coordinamento Autismo Piemonte e dell’ANGSA Novara-Vercelli, che mi scrive: «Ho appreso stamattina della tragedia capitata a Vespolate (Novara). Papà Pietro ha ucciso Andrea, ragazzo autistico di 22 anni, e poi ha cercato di togliersi la vita. Mi dicono che è ricoverato gravissimo all’Ospedale di Novara. Conosco la famiglia di Andrea da tanti anni, perché il ragazzo era seguito nel nostro Centro per l’Autismo. Angela, la sua mamma, è morta un anno fa, consumata da una malattia che ha combattuto con coraggio fino alla fine. Proprio perché sentiva accorciarsi velocemente il tempo che le rimaneva da vivere, Angela si era messa insieme a Pietro alla ricerca di una struttura che ospitasse il loro ragazzo e che diventasse la sua nuova casa. In quel periodo con lei abbiamo parlato spesso del “Dopo di Noi” e dell’angoscia che ci attanaglia il cuore pensando al futuro. Ho incoraggiato Angela a cercare per tempo il posto adatto per Andrea, per evitare a lui il trauma di un cambiamento repentino e per dare tempo ai loro genitori di vederlo inserito e sereno nella sua nuova vita. Infatti, Andrea è stato inserito a Casa Nazaret gradatamente, e questo ha facilitato le cose. Dopo la morte di Angela, ho visto e sentito al telefono Pietro, il padre di Andrea, che mi raccontava della sua vita senza Angela di cui sentiva moltissimo la mancanza. Mi diceva però che Andrea era sereno nella sua nuova casa e che lui lo portava a casa nel fine settimana. Mi raccontava che faceva volontariato nella struttura che ospitava Andrea, e che cosi poteva stargli vicino e rendersi anche utile per gli altri. La dignità e la serenità con cui questi genitori hanno affrontato una vita tanto difficile e dolorosa è stata di grande insegnamento per le famiglie che frequentano il nostro Centro per l’Autismo. Mai avremmo immaginato quello che Pietro ha poi fatto. Nessuno ha colto in lui i segnali che precedono azioni di questa portata. Dev’essere stato un momento di grande sconforto che lo ha fatto agire d’impulso. È davvero una grande tragedia. L’ANGSA con tutti i soci e gli operatori del Centro per l’Autismo che hanno conosciuto Andrea, oggi piangono e si stringono intorno a questo papà, che ha scelto di smettere di soffrire così tanto».

Purtroppo tante volte ho dovuto dare notizia di tragedie simili, invitando a riflettere e  a cercarne i veri responsabili. In molti casi traspariva una situazione di solitudine di questi genitori che, abbandonati dalle Istituzioni e dalla società, dovevano – cito dal libro Il mondo di Sergio di Mauro Paissan – «affrontare i colpi di una sindrome poco studiata, i pregiudizi che l’accompagnano, il disinteresse e l’incompetenza delle istituzioni».
Questa volta non è così. Questa volta il giovane è stato seguito in un centro competente, la famiglia è stata consigliata con sollecitudine e affetto ad intraprendere la soluzione migliore per un futuro sereno per Andrea e si è trovata una struttura  adeguata alle sue necessità.
Da un’indagine della Fondazione Serono e dell’ANGSA del 2012 [se ne legga ampiamente anche nel nostro giornale, N.d.R.], è risultato che sono le famiglie a reggere il peso della quotidianità, soprattutto quando gli interventi istituzionali spariscono e anche quando i genitori invecchiano. In questo caso, come in tanti altri casi, era la mamma la “roccia” su cui poggiava tutta la vita dei componenti e quando lei non c’è stata più, la solitudine è stata un macigno troppo pesante da sopportare e invano il padre ne cercava un surrogato, facendo il volontario nella struttura dove stava Andrea.

Chiediamo a tutta la collettività, comprese le nostre Associazioni, le Istituzioni e i Servizi, vicinanza concreta alle persone con autismo e ai loro familiari, che devono farsi carico di tanti e gravi problemi, anche di quelli che non spetterebbe loro risolvere. E cerchiamo tutti di avere pietà per questo padre che, una volta rimasto solo, non è stato in grado di reggere le dure prove della vita, generando una tragedia collettiva.

Presidente nazionale dell’ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici).

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