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Disabilità complesse: c’è sempre qualcosa da fare

Particolare (parte inferiore del corpo) di bambino in carrozzina«Cosa significa lavorare con la disabilità complessa? Quali sono le sfide per il lavoro educativo? E i servizi come “vivono” il territorio che abitano? A queste e altre domande abbiamo cercato di rispondere in questo libro, insieme ad alcuni servizi che operano in tre diversi territori della nostra Regione»: era stato presentato così, nei primi mesi di quest’anno, Disabilità complessa e servizi. Presupposti e modelli, pubblicazione del Gruppo Solidarietà (Castelplanio, 2016), che si era posta in stretta continuità con il precedente Persone con disabilità. Percorsi di inclusione, uscito nel 2012.

Una nuova presentazione di Disabilità complessa e servizi – testo reso possibile anche grazie alla collaborazione delle Cooperative Sociali COOSS Marche di Jesi, Labirinto di Pesaro, Papa Giovanni XXIII di Ancona e all’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona (ASP) nell’Ambito 9 di Jesi – è ora in programma per venerdì 18 novembre ad Ancona, presso la Fondazione Il Samaritano (Via Madre Teresa di Calcutta, 1, ore 17.30), durante la quale si alterneranno alcuni video in cui gli operatori offriranno le loro riflessioni a brevi testi presenti nel volume. Il tutto arricchito da una riflessione conclusiva di Fabio Ragaini, curatore della pubblicazione.

E come già in occasione di una precedente presentazione del libro, ci piace dare spazio, in questa nostra segnalazione, a un brano tratto da un’intervista rilasciata ad «Appunti», testata del Gruppo Solidarietà, da Alan Goussot, uno degli Autori presenti in Disabilità complessa e servizi, ovvero colui che fu a lungo docente di Pedagogia Speciale all’Università di Bologna e che è improvvisamente scomparso alla fine di marzo di quest’anno.
«Meglio usare il termine “disabilità complesse” – sottolineava Goussot in quell’intervista, integralmente ripresa anche dal nostro giornale – che sostituisce la parola “grave”, con il sottinteso in quest’ultimo caso che si può fare poco. Invece c’è sempre qualcosa da fare in termini di qualità della vita, nonostante la presenza di più deficit (motorio, intellettivo e sensoriale), di dignità e di umanizzazione dell’accompagnamento, quindi dal punto di vista dei diritti di cittadinanza. Spesso queste persone mettono in difficoltà o fanno saltare il sistema di accoglienza a scuola o altrove, la complessità del loro essere come soggetti viene spesso vissuta come un ostacolo e un problema. Nessuno sottovaluta le difficoltà, ma crediamo che proprio i soggetti con disabilità complesse sfidino l’ambiente al cambiamento e lo sfidino sul piano della realizzazione dei diritti e della giustizia che riguarda tutta la società. Questo è ancora più evidente nell’età adulta; gran parte della letteratura scientifica o delle linee d’intervento, infatti, si concentrano sull’età evolutiva, dimenticando che le persone con disabilità, dopo i 18 anni, hanno un lungo cammino davanti a loro, che diventano adulte e invecchiano come tutti. Sono anche convinto che – per misurare per davvero il livello d’inclusione delle persone con disabilità – si debba andare a vedere cosa sono diventate e cosa fanno in età adulta». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: grusol@grusol.it.