Le mele, l’autonomia e la riabilitazione

La raccolta delle mele che ha visto tra i protagonisti le persone con autismo dell’AGSAT (Associazione Genitori Soggetti Autistici del Trentino), ha costituito un ulteriore bel momento di confronto e di formazione sul campo, che ha fatto emergere ancora una volta l’importanza dell’agricoltura sociale come forma di riabilitazione, di sviluppo di autonomie spendibili anche all’esterno e di inclusione nella comunità

Novembre 2016: raccolta delle mele presso il Maso Zancanella dell'AGSAT

La raccolta delle mele presso il Maso Zancanella, gestito dall’AGSAT (Associazione Genitori Soggetti Autistici del Trentino)

Ente accreditato con l’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari di Trento, l’AGSAT (Associazione Genitori Soggetti Autistici del Trentino) si occupa di autismo a trecentosessanta gradi, seguendo le persone con questo disturbo nella riabilitazione, nell’àmbito scolastico, nel sociale e in ogni altro momento dell’esistenza, oltreché cercando di creare per loro un progetto di vita individualizzato.
L’Associazione opera in rete con numerosi altri enti e si avvale esclusivamente di personale specializzato in disturbi dello spettro autistico, formatosi presso la Cooperativa Sociale Autismo (CSA) Trento. Da circa un anno, inoltre, ha avuto in gestione dall’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari anche la bella struttura di Maso Zancanella, con un attiguo terreno di circa 4-5 ettari, oggi curato in gran parte dalla Fondazione Mach. Tra i progetti che vi sono stati promossi, ampio spazio abbiamo dedicato qualche tempo fa a Coltiviamo il senso, centrato sull’agricoltura sociale. Qui ci occupiamo invece della bella giornata di raccolta delle mele vissuta dalle persone dell’ANGSAT, affiancate da educatori di CSA, insieme agli studenti e ai docenti dell’Istituto Agrario Fondazione Edmund Mach.
«È stato un bellissimo momento di confronto e di formazione sul campo – sottolinea Sabrina Dalpiaz, direttore organizzativo dell’AGSAT – che ha fatto emergere ancora una volta l’importanza dell’agricoltura sociale come forma di riabilitazione, di sviluppo di autonomie spendibili anche all’esterno e di inclusione nella comunità». «Un’agricoltura sociale – aggiunge – da intendere come nuova frontiera di cultura, opportunità non solo per i singoli, ma per l’intero territorio, all’insegna di un welfare a più ampio raggio, che si prenda realmente cura della persona». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: direttoreorganizzativo@agsat.org.

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