Tutelare i bambini con disabilità e abbandonati

I diritti dei bambini con disabilità e al di fuori della famiglia d’origine, forse i più vulnerabili tra i vulnerabili: è pensando a loro che Casa al Plurale, il Coordinamento delle case famiglia per persone con disabilità, minori in difficoltà e donne con bambino in situazioni di grave fragilità sociale di Roma e del Lazio, ha chiesto – in occasione della Giornata Mondiale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza – norme che garantiscano i diritti di quei minori, prevedendo anche la copertura dei maggiori oneri che ne conseguono. Un appello cui si è unita la FISH Lazio

Bimba con disabilità«L’ultima richiesta arrivata in ordine di tempo, di accoglienza in casa famiglia, è per Giuseppe (nome di fantasia), minore con disabilità e in stato di abbandono, che si trova in un ospedale romano da dieci mesi, anche se ne sarebbero stati sufficienti tre per le dimissioni. Crediamo che anche Giuseppe abbia il diritto di essere accolto e accudito con l’attenzione che viene dedicata all’interno di una casa a dimensione familiare. Per questo riteniamo che la Giornata Internazionale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza non debba essere soltanto un momento di celebrazione, ma anche una concreta occasione per proseguire sulla strada della piena attuazione dei diritti dei minori, compresi i diritti dei bambini con disabilità e al di fuori della famiglia d’origine, forse i più vulnerabili tra i vulnerabili».
È questo l’auspicio espresso da Casa al Plurale – il Coordinamento delle case famiglia per persone con disabilità, minori in difficoltà e donne con bambino in situazioni di grave fragilità sociale di Roma e del Lazio – in occasione del 20 novembre, Giornata Internazionale per i Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, nella quale si è celebrata la data – il 20 novembre 1989, appunto – in cui venne approvata dall’Assemblea delle Nazioni Unite la Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

«Nel Lazio – sottolineano ancora da Casa al Plurale – ci sono oltre 240 bambini e adolescenti con disabilità e fuori dalle proprie famiglie d’origine e sono almeno 70 quelli la cui disabilità è connotata da elevata complessità assistenziale. Se dal punto di vista della legge e del cuore è fuor di dubbio che questi bambini, nel momento in cui non accedono all’adozione o all’affido familiare, vanno accolti in case famiglia autorizzate ad operare come strutture socio assistenziali, di fatto, nella realtà quotidiana, all’interno della Regione Lazio, non è riconosciuto pienamente il valore di questa forma così specifica e insostituibile dell’accoglienza per dei bambini che hanno, come gli altri, il diritto di vivere e crescere in famiglia, amati e accuditi».
«In realtà – si aggiunge poi – nella Regione Lazio sono stati fatti grandi passi in avanti, con le recenti modifiche normative (Legge Regionale 11/16, Sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali della Regione Lazio), ma è ora necessario superare la storica ed errata scissione fra sociale e sanitario e individuare così le modifiche ai requisiti di accreditamento delle strutture di accoglienza. I bambini di cui si parla, infatti, hanno esigenze sociali e sanitarie e hanno diritto di vivere in un ambiente familiare: si tratta, perciò, di normare questi diritti e renderli esigibili, come accade in tante Regioni italiane, quali ad esempio la Lombardia e l’Emilia Romagna».

«Abbiamo riscontrato disponibilità al confronto da parte della neonata Direzione Regionale per realizzare l’integrazione sociosanitaria della Regione Lazio – dichiara dal canto suo Marco Bellavitis, responsabile della Cooperativa Sociale L’Accoglienza ONLUS e consigliere di Casa al Plurale -; ora, quindi, chiediamo che vengano disposte norme transitorie, anche a carattere sperimentale, in grado di congiungere il diritto primario dei minorenni ad essere accolti in strutture comunitarie socio assistenziali di tipo familiare con i maggiori costi gestionali e assistenziali che ne conseguono. Si tratta di oneri ineliminabili e incomprimibili, indipendentemente dalle prestazioni territoriali domiciliari integrative che le ASL competenti potrebbero disporre a favore dei minorenni accolti».
«Accogliere bambini con disabili grave in una casa famiglia – conclude Bellavitis -, dove l’affettività, l’intimità, le cure personalissime da parte di operatori professionali creano quell’“aria di casa” evidenziata anche dalle Convenzioni internazionali, è possibile e auspicabile: lo dimostra l’esperienza ventennale dell’Accoglienza ONLUS, una delle 54 realtà di Casa al Plurale, che gestisce tre case famiglia socio-assistenzali per minori con disabilità e in stato di abbandono. Spesso, invece, i bambini con disabilità e senza famiglia restano in ospedale per mesi e mesi, anche se potrebbero essere dimessi, con ripercussioni negative sia sugli stessi bambini che sulle finanze pubbliche, dati i costi di ricovero ospedalieri molto più elevati rispetto a quelli delle case famiglia socio-assistenziali».

All’appello di Casa al Plurale si è unita anche la FISH Lazio (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), tramite le parole del suo presidente Daniele Stavolo, secondo il quale «garantire servizi adeguati alle esigenze dei minori con disabilità è un onere morale di fronte al quale una società civile non può mostrarsi disattenta e impreparata. La celebrazione della Giornata per i Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza del 20 novembre ci ha offerto l’opportunità di ribadire con forza la necessità di adottare politiche realmente inclusive per le persone più vulnerabili di fronte alla carenza di servizi essenziali, ragionando nell’ottica di agevolare percorsi di autonomia possibili. E realizzare tali obiettivi significa valorizzare le risorse dei bambini e ragazzi con disabilità, attraverso la creazione di una rete di sostegno fortemente integrata, investimenti mirati e la predisposizione di programmi strutturati e personalizzati». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@casaalplurale.org (Carmela Cioffi; Marta Mancuso).

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