Compassione e ipocrisia? Peggio delle barriere architettoniche!

Dapprima un video sui luoghi comuni che ruotano attorno alla disabilità, poi i relatori – tutte persone con disabilità – che si sono confrontati su vari temi, facendo emergere aspetti legati al loro vissuto e suscitando, anche con autoironia, l’interesse dei presenti sulla necessità di superare false convinzioni e perbenismi che condizionano le relazioni, specie con chi è considerato ancora “diverso”. È stato questo il convegno-dibattito di Torino “Senza pietà: compassione e ipocrisia? Più pericolose delle barriere architettoniche”, organizzato per la Giornata delle Persone con Disabilità

Realizzazione grafica con omini e la scritta «See the Person Not the Disability»

Una realizzazione grafica corredata dal testo “See the Person Not the Disability”, ovvero, letteralmente, “Vedi la Persona, non la disabilità”

«La tua disabilità come e quando la usi come una giustificazione?». «Oggi, nel 2016, è ancora utile realizzare un evento per parlare di disabilità?». «Che cos’è la normalità?». «È possibile, per una persona con disabilità avere relazioni affettive e sessuali appaganti?».
Sono solo queste alcune delle provocatorie domande poste dal moderatore Paolo Severini, autore, regista teatrale e televisivo, ai relatori con disabilità del convegno-dibattito Senza pietà: compassione e ipocrisia? Più pericolose delle barriere architettoniche, tenutosi, come avevamo segnalato, il 3 dicembre presso la Sala Codici del Museo Nazionale del Risorgimento di Palazzo Carignano a Torino, nell’àmbito delle iniziative promosse nel capoluogo piemontese in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, con la CPD (Consulta per le Persone in Difficoltà) quale “primo motore”.

«Dopo la visione del filmato Senza pietà – spiegano dalla CPD -, realizzato appositamente per l’evento, allo scopo di evidenziare i luoghi comuni che girano attorno alla disabilità, i relatori, tutti con disabilità, si sono confrontati sui temi sollevati dal moderatore, facendo emergere aspetti legati al loro vissuto e suscitando, anche con autoironia, l’interesse del numeroso pubblico in sala sulla necessità di superare false convinzioni e perbenismi che condizionano le relazioni, specie con chi è considerato ancora “diverso”. Dal canto suo Severini ha voluto condurre il dibattito sul disagio e l’imbarazzo che la disabilità ancora suscita, sia per chi la vive in prima persona, sia per chi la incontra, diventando spesso elemento di ghettizzazione. Per coloro, infatti, che non la conoscono, frequentemente viene fraintesa e associata alla sofferenza e alla non autonomia».

«Grande rilievo – ricordano ancora dalla CPD – è stato dato alla comunicazione, ai mass-media, quali fondamentali veicoli per sfatare il mito della persona con disabilità intesa o come “poveretta” o come “supereroe”. Risulta quindi importante lavorare sul potere del linguaggio, andando al di là delle espressioni che implicano difficoltà nel definire la disabilità e nel trovare i termini giusti per evitare l’imbarazzo del non saper esprimersi. La diversità esiste e per questo motivo è importante comunicare la normalità, la quotidianità. Ma chi si sente perfettamente “normale”? Dai vari interventi è emerso che difficilmente si può riuscire a sentirsi “normali”, se continuano a persistere le barriere architettoniche che ostacolano la piena autonomia. Sono stati quindi evidenziati i diversi tipi di disabilità e il bisogno di “buttarsi nel mondo” in modo autonomo, quando le condizioni lo consentono».
Altra “questione forte”, che ha suscitato grande interesse nel pubblico, è ciò che ogni partecipante al dibattito ha condiviso in merito al tema della sessualità e dell’affettività, riportando anche esperienze personali, parlando della figura dell’“assistente sessuale” e del bisogno di ciascuno di essere amati e di amare.

«Sono state raccontate le esperienze professionali e le passioni dei relatori – concludono dalla CPD – per capire come sia possibile costruirsi una propria indipendenza gratificante: dallo sport al giornalismo, dalla moda al teatro, dal design al turismo. E tutte le storie esposte hanno aperto dibattiti e riflessioni per superare i falsi pregiudizi e conoscere sempre più da vicino la disabilità, con realismo».

Questi, in conclusione, i partecipanti al convegno-dibattito: Danilo Ragona, progettista design; Simone Fanti, giornalista del «Corriere della Sera», per il quale gestisce e cura il blog InVisibili, “firma” spesso presente anche sulle pagine di «Superando.it»; Patrizia Saccà, forte atleta paralimpica; Agata Mottola, stilista; Fabrizio Marta, presidente dell’Associazione Rotellando e ambasciatore del portale BookingAble.com; Carlotta Bisio, attrice teatrale, insegnante di dizione e recitazione.
Hanno inoltre inviato un loro intervento video: Max Ulivieri, web designer e social media manager, promotore in internet di «LoveAbility» e «LoveGiver» e Iacopo Melio, giornalista freelance e attivista per i diritti umani e civili, noto anche per la sua campagna (e successivamente ONLUS) #vorreiprendereiltreno. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: uffstampa@cpdconsulta.it.

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