Ora so come si fa a danzare (bene) in carrozzina!

Com’è arrivato Enrico Gazzola, atleta con disabilità già misuratosi in altre discipline sportive, a classificarsi sesto alla “World Cup Wheelchair Dancesport” di San Pietroburgo, miglior risultato internazionale del nostro Paese nella categoria “Freestyle” della danza paralimpica e quarto agli Europei di Wheelchair Dance Sport? Lo abbiamo incontrato, per chiederglielo direttamente

Enrico Gazzola e Lorella Brondo

Enrico Gazzola con la partner Lorella Brondo, durante i Campionati Italiani di Danza Paralimpica del 2015 (categoria “Combi”)

Solitamente non parlo di sport, ma stavolta lo faccio perché voglio capire come si possa danzare in carrozzina: io con la mia elettronica non ci riesco. Lo fa benissimo Enrico Gazzola, con la sua quattro ruote classica, e quindi da lui mi sono fatto erudire. Del resto alla World Cup Wheelchair Dancesport di quest’anno, a San Pietroburgo, è arrivato sesto, miglior risultato internazionale del nostro Paese nella categoria Freestyle della danza paralimpica. E alla fine di ottobre quarto agli Europei di Wheelchair Dance Sport. Ma non sarà tutto merito delle belle ragazze con cui si esibisce?…
Enrico è nato a Torino il 24 aprile 1961, si è trasferito giovanissimo in Liguria, dove vive a Finale Ligure (Savona). È un atleta con disabilità poiché ha dalla nascita una tetraparesi spastica che gli comporta difficoltà deambulatoria la quale, dice, «non mi impedisce, seppur fra mille difficoltà, di essere autonomo nella vita quotidiana». Lavora presso l’ASL 2 di Savona come impiegato amministrativo da quasi ventinove anni. L’ho intervistato in maniera secca: domanda e risposta. Non imparerò a ballare, forse a sedurre.

Enrico, cosa ti ha portato a danzare amatorialmente?
«I miei primi giri di ruota, per quanto ricordo, furono nel novembre del 2009, grazie all’incontro con la mia prima maestra, Giordana Di Tivoli, presso l’Associazione Sportiva Dilettantistica Star Wheels di Alba».

Ma come si fa a ballare sulle ruote, ovvero qual è il tuo segreto per farlo così bene?
«Non esiste un segreto particolare, ho unito semplicemente la bellezza della danza con tanta passione e forza di volontà. Danzare sulle ruote non è impossibile, basta seguire con il pensiero la musica, trasformare le ruote in gambe e, con l’aiuto di un buon coreografo, fondere la gioia del danzare con la passione per l’arte».

Ballare in carrozzina aiuta a relazionarsi meglio e, magari, a rimorchiare…
«Ritengo molto importante la danza in carrozzina come veicolo di relazione sociale. Porta a conoscere nuovi mondi, nuove persone e aiuta a interagire, abbattendo le barriere fisiche e mentali. Se aiuta a rimorchiare? Credo che per questo, nonostante la quantità di meravigliose ragazze che ci sono, serva prima di tutto l’essere se stessi».

Ho capito, cambiamo argomento: quali sensazioni provi quando balli?
«Gioia, liberazione, l’essere realizzato, il trovare me stesso in ciò che amo, riuscendo a trasmettere queste sensazioni al pubblico o ai giudici. Chiudo il mondo reale e mi catapulto nel mio mondo, quello che mi fa stare bene, seppure con sudore e fatica».

E per tutto questo hai bisogno di una carrozzina particolare?
«In teoria sì, ci sono carrozzine specifiche per questa disciplina, ma in realtà, viste anche le possibilità economiche di questo periodo, uso una carrozzina standard, data tre anni fa dall’ASL e modificata artigianalmente dal mio caro amico Giancarlo Mezzano. Sono stato contattato dal Centro Ricerche INAIL di Vigorso di Budrio (Bologna), per un progetto sperimentale volto a realizzare una carrozzina da competizione su misura, che spero veda il suo compimento almeno per la stagione 2017-2018».

Che sensazioni provi quando balli per competizione?
«È leggermente diverso a livello emozionale e di tensione perché la presenza dei giudici crea un leggero aumento dell’ansia da prestazione, oltre che avere il pensiero rivolto a una classifica e a un piazzamento».

Come si crea complicità con la propria partner?
«La complicità con la propria partner, sia in piedi che in carrozzina, nasce prima di tutto in maniera istintiva, quel ci siamo trovati che permette di accendere la miccia per poi lavorare tanto insieme, cercando quelle sinergie che permettono di diventare una cosa sola con l’altro».

Ma quanto è faticoso danzare?
«Come in tutte le discipline sportive se non ti alleni non ottieni. Danzare è tempo dedicato al di fuori del proprio lavoro, se non fai parte di un gruppo sportivo dedicato. Non importa se piove o fa freddo, si va in palestra ad allenarsi. Ci vuole tanto cuore per tenere viva questa passione, con l’intento di essere d’esempio per gli altri».

Entrando nei dettagli, quanto, come e dove ti alleni?
«Mi alleno due, tre volte alla settimana o più, secondo le necessità e la disponibilità della mia ballerina normodotata Lorella Brondo per la categoria Combi [specialità con atleta in carrozzina e atleta normodotata, N.d.R.], o in carrozzina per il Duo, con Chiara Bruzzese. Siamo seguiti dal coreografo Edo Pampuro e ci alleniamo presso varie strutture in Liguria».

In cosa consiste il Freestyle?
«Il Freestyle (a livello internazionale) o Show Dance (in Italia) è lo stile che si adatta meglio al mio modo di essere e di pensare. Lascia ampio spazio all’interpretazione e alla fantasia delle figure nel lavoro del coreografo».

Prima di una mia considerazione finale, dimmi un po’: tu non sei nuovo a successi sportivi, vero?
«Ho sempre praticato sport a livello amatoriale: ciclismo, nuoto, equitazione, hockey in carrozzina, ma con la danza ho dato la vera svolta alla mia vita sportiva, diventando atleta federale agonista nel 2014. Sono due volte campione Italiano di Show Dance, nel 2016 ho vinto la categoria Duo di carrozzine e il piccolo gruppo con due atlete normododate. Nel 2016, quindi, è arrivata la convocazione in Nazionale. Non bisogna però dimenticare il lavoro di promozione della danza paralimpica effettuato negli anni, portando la specialità nelle piazze, in mezzo alla gente e nei teatri, dove ho avuto collaborazioni con artisti “normo” di livello internazionale».
Mi inchino a Enrico Gazzola. Adesso so come si fa a ballare in carrozzina. Continuerò con i miei giri di parole.

Servizio già apparso in InVisibili, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo “Danzare in carrozzina, sembra facile…”. Viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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