TV e tecnologie: il percorso verso l’accessibilità

«La RAI intende rafforzare la propria opera di sensibilizzazione verso i costruttori di ricevitori radiotelevisivi e di dispositivi multimediali, per ottenere la piena accessibilità all’informazione e ai servizi radiotelevisivi e multimediali»: così la nota ufficiale, «ed è quanto da tempo le persone non vedenti speravano e chiedevano», scrive Stefania Leone, esprimendo soddisfazione «per il modo con cui questo percorso è stato avviato, coinvolgendo le Associazioni di persone con disabilità». Prossimo passo un documento di linee guida sull’accessibilità, diffuso dalla RAI ai costruttori

Persona non vedente con il telecomando di una TV in mano«La RAI, tramite il Segretariato Sociale e il Centro Ricerche e Innovazione Tecnologica, intende rafforzare la propria opera di sensibilizzazione verso i costruttori di ricevitori radiotelevisivi e di dispositivi multimediali, per ottenere la piena accessibilità all’informazione e ai servizi radiotelevisivi e multimediali da parte di tutti i cittadini. Nasce così un percorso di collaborazione tra l’ADV (Associazione Disabili Visivi) e la RAI, per individuare e valutare le attuali funzioni di accessibilità integrate sugli smartTV, e fornire linee guida e suggerimenti ai costruttori per i futuri ricevitori».
Fin qui quanto comunicato ufficialmente nei giorni scorsi ed è quanto da tempo le persone non vedenti speravano e chiedevano alle proprie organizzazioni di categoria. Possiamo quindi affermare che forse il peggio, in questo àmbito, sia passato.
Ricordiamo a tal proposito che la TV digitale, nella prima fase del passaggio del segnale televisivo da analogico a digitale, rappresentava  per diverse funzionalità una vera e propria barriera comunicativa per i privi di vista, in quanto non esisteva alcuna possibilità di utilizzare i menù a video attivabili dal decoder digitale.
Come ADV e FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), abbiamo più volte sollevato il problema in diversi tavoli e sedi, quali la sede permanente del Segretariato Sociale RAI, la Commissione di Vigilanza RAI, il Tavolo Permanente del Consiglio Nazionale degli Utenti, i rappresentanti di Confindustria del settore telecomunicazioni, nonché presso seminari e convegni. Tutti affermavano di comprendere la gravità del problema, ma nessuno ha mai fatto nulla di concreto per risolverlo.
Sottolineo che parliamo di una vera e propria discriminazione, nonché della violazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, e  perfino della violazione di quanto scritto nel Contratto di Servizio RAI, che pur nella precedente versione attualmente vigente prevede che l’azienda offra servizi accessibili, comprese le tecnologie per la fruizione degli stessi, fin dal momento della loro progettazione.
Ma non ci siamo arresi, e a seguito di un casuale incontro con esperti di tecnologia del Centro Ricerche RAI, in occasione della manifestazione HANDImatica 2014, la ben nota esposizione-convegno biennale sulle tecnologie per l’inclusione e la disabilità, siamo riusciti a trovare il canale giusto per far sentire le  nostre esigenze e la nostra voce.

Con una lettera del 23 dicembre 2014, dunque, l’ADV chiese un incontro con il Chief Technology Officer (responsabile per le tecnologie) della RAI e con  il direttore  del Centro Ricerche RAI i quali, con nostra sorpresa, ci convocarono subito a Roma nel successivo mese di gennaio del 2015, e in tale occasione coinvolgemmo anche la Direzione dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti). Insieme facemmo il punto della situazione, descrivendo l’allora insoluto problema della non accessibilità del decoder digitale e dei nuovi ricevitori audiovisivi diffusi in commercio.
I nostri interlocutori si mostrarono non solo interessati, ma già piuttosto operativi, e ci mostrarono alcune interessanti ricerche effettuate su nuovi prototipi presso le più famose case produttrici di ricevitori audiovisivi e apparecchi multimediali. Da ciò scaturì un impegno di studio da parte dei loro esperti, sui nuovi smartTV prodotti e immessi sul mercato, contenenti alcune funzionalità vocalizzate – ancora poche in verità – ma con l’impegno di condurre un’attività di sensibilizzazione e sollecitazione presso i costruttori [con “smart TV” si definisce commercialmente la categoria di apparecchiature elettroniche di consumo che hanno come principale caratteristica l’integrazione di funzioni e di servizi legati a internet, e in particolare al cosiddetto web 2.0, all’interno di apparecchi televisivi, N.d.R.].

Il 2016, finalmente, ha visto una nuova generazione di smartTV vocalizzati in diverse funzionalità; il Centro Ricerche RAI, in particolare, ci ha proposto di fare insieme dei test sui nuovi smartTV di marca Samsung e Panasonic per verificarne pregi e difetti.
Lo scorso mese di settembre, durante un incontro presso la sede RAI di  Torino con un nostro delegato dell’ADV, sono state presentate e valutate le funzioni di accessibilità di tre smartTV: due Samsung (serie KS7500 e JU700T) e un Panasonic (serie DXW734), tutti modelli prodotti quest’anno.
Ebbene, pur rilevando ancora qualche criticità, abbiamo apprezzato i miglioramenti che la Samsung ha realizzato rispetto ai modelli precedenti, forniti già di  una sintesi vocale, ma ancora limitata a poche funzioni (canale sintonizzato, titolo, orario inizio e fine del programma in onda, guida EPG dei programmi), mentre tutto il resto non era assistito vocalmente.
I test effettuati sui nuovi modelli dimostrano che è possibile navigare in tutti i menù delle impostazioni e selezionare i parametri desiderati, registrare una trasmissione televisiva, fermarla e poi riprenderla in un momento successivo. Si può accedere ai vari dispositivi collegati e mandarne in riproduzione i contenuti multimediali. Il telecomando presenta dei tasti diretti dedicati alla registrazione e alla riproduzione e ha una funzione di help per vocalizzare il significato di ogni singolo tasto; e anche il manuale delle istruzioni del televisore è accessibile.

Per quanto riguarda i punti di criticità su cui lavorare, per migliorare l’accessibilità, vi è ad esempio l’impossibilità di essere autonomi nella prima installazione dell’apparato TV, pur essendo possibile fare un reset secondario.
Sarebbe utile poi avere diversi livelli di prosodia della sintesi vocale (livello principiante, intermedio e avanzato); un tasto del telecomando che mettesse momentaneamente in pausa la funzione di accessibilità, così come la possibilità di attivarla-disattivarla velocemente. E la necessità di implementare la vocalizzazione del passaggio tra TV e sorgenti o viceversa, come anche nel passaggio da una pagina di guida e TV o viceversa.
Per il momento non è accessibile la gestione delle applicazioni multimediali, come rilevato anche in test analoghi effettuati e diffusi dal gruppo di esperti di NVApple, specializzato nel rapporto fra informatica e disabilità visiva, di cui segnaliamo il podcast del numero di «Tecno» del mese di novembre scorso.
Per quanto concerne infine il test sul modello della Panasonic, quest’ultimo ha rivelato un livello piuttosto iniziale di accessibilità, analogamente ai primi modelli  di Samsung, e tuttavia se ne apprezza la buona possibilità di cambiare dinamicamente la prosodia della sintesi vocale.

Possiamo affermare, in conclusione, di essere soddisfatti del modo in cui il percorso si sia avviato. I prossimi passi porteranno alla stesura di un documento di linee guida sull’accessibilità, che verrà diffuso dalla RAI ai costruttori e che non si mancherà di condividere con le altre Associazioni maggiormente rappresentative, coinvolte in queste problematiche.

Consigliera dell’ADV (Associazione Disabili Visivi). Il presente testo, originariamente intitolato “Finalmente un progresso nell’accessibilità dei nuovi smartTV TV!”, è già apparso in «Tecnica elettronica», mensile in Braille pubblicato dall’ADV e viene qui ripreso – con minimi riadattamenti al diverso contenitore – per gentile concessione della stessa ADV.

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