“Dopo di Noi” a Roma e nel Lazio: pacco dono o solo “pacco”?

«La Legge sul “Dopo di Noi” – dichiara Luigi Vittorio Berliri, presidente di Casa al Plurale, il Coordinamento delle case famiglia di Roma e del Lazio – ha suscitato tanta attesa e speranza, ma ora, dopo la ripartizione delle risorse tra le Regioni, occorre che la Regione Lazio e il Comune di Roma facciano, al più presto, la loro parte affinché sia un vero dono e non un “pacco” vuoto. Perché con poche risorse si produce segregazione e non integrazione»

Pacco dono rosso, aperto e vuoto

L’Associazione Casa al Plurale chiede che la Regione Lazio e il Comune di Rome facciano presto la loro parte, per far sì che la Legge sul “Dopo di Noi” sia un vero dono e non un “pacco” vuoto

«È quasi Natale: le luci e i regali fioccano e anche il Decreto Attuativo per la Legge 112/16, la cosiddetta Legge sul “Dopo di Noi” [“Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilita’ grave prive del sostegno familiare”, N.d.R.] è stato firmato. Per la Regione Lazio, in base al Fondo per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare, sono state stanziate per il 2016 risorse per 9.090.000 euro, la cifra più alta dopo la Lombardia. E anche le centinaia di persone con disabilità che vivono nelle case famiglia di Roma si augurano che Babbo Natale stia preparando per loro un vero pacco dono e non un “pacco”. Se infatti per la prima volta, si parla di “budget di progetto”, e ciò significa che non ragioniamo più in termini di rette e posti letto, ma di progetto di vita, di “vestito su misura” da cucire sulla persona con disabilità, d’altra parte ancora non è sufficientemente chiaro come tutto ciò si possa tradurre sul piano delle reali esigenze che si devono affrontare ogni giorno per garantire, come dice la legge, “la più ampia partecipazione possibile della persona con disabilità grave, tenendo conto dei suoi desideri, aspettative e preferenze”».
A scriverlo, in una nota, è Casa al Plurale, il Coordinamento delle case famiglia per persone con disabilità, minori in difficoltà e donne con bambini in situazioni di grave fragilità sociale di Roma e del Lazio, che aggiunge: «C’è tanta soddisfazione, da parte nostra, per una norma in cui la salute è intesa come benessere della persona da raggiungere attraverso una serie di azioni sociali – come appunto l’“abitare”- e, inoltre, ove si stabilisce un tetto massimo al numero di persone da accogliere nelle strutture. Questo, però, a patto che poi ci siano le reali risorse umane ed economiche per farla funzionare. Con quali regole, infatti, saranno stanziati i fondi e che fine faranno le case attuali, ma soprattutto le persone con disabilità che vi abitano?».

Il concetto viene ulteriormente approfondito dall’organismo cui aderiscono numerose Associazioni e Cooperative della Capitale e del Lazio, tra cui, per citarne solo due, l’AIPD (Associazione Italiana Persone Down) e l’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale). «Ha idea il Governo – si scrive infatti – di quanto costi un intervento a favore di persone con disabilità “grave” (la Legge si rivolge esclusivamente a loro), attraverso una casa che ospita quattro persone, ipotizzando oltre al responsabile anche due operatori in turno? O pensiamo di lasciare quattro persone con disabilità complessa da sole con un solo operatore? In sostanza, la nuova Legge prevede regole nettamente diverse da quelle attualmente in vigore nella Regione Lazio e nel Comune di Roma e sarà possibile dare risposte concrete, solo entrando nel merito dei problemi: attualmente, il Comune di Roma stanzia per le case famiglia la metà di quel che servirebbe, come si può rilevare dal nostro studio sui Costi standard delle comunità di accoglienza, realizzato con il patrocinio dello stesso Comune. Per le persone con disabilità, infatti, il Comune Capitolino stanza 15 milioni di euro, mentre quello di Torino, ad esempio, ne stanzia 60. E al momento a Roma ci sono 400 persone in lista di attesa, a Torino nessuna. Inoltre, se dovessimo usare solo i soldi stanziati dal Comune, un operatore sociale guadagnerebbe 3,86 euro netti per ogni ora lavorata, per non parlare delle rette per i minori: in questo caso, il compenso sarebbe pari a 1,54 euro!»

«La Legge sul “Dopo di Noi” – commenta Luigi Vittorio Berliri, presidente di Casa al Plurale – ha suscitato tanta attesa e speranza. C’è Salvatore, ad esempio, che vive con i genitori anziani ed è in lista di attesa da cinque anni: cosa riceverà da questo Natale, sarà accolto in casa famiglia? Occorre che Regione Lazio e Comune di Roma facciano, al più presto, la loro parte affinché sia un vero dono e non un “pacco” vuoto: le normative non sono sufficientemente chiare e non sappiamo come andrà a finire, finché la Legge non sarà trasformata in Direttive Regionali e Comunali».
«Non possiamo ancora attendere – conclude Berliri – e perciò chiediamo con urgenza che venga fissato un calendario di incontri operativi in cui declinare l’attuazione della norma nel territorio del Lazio. Le case famiglia, per alcune situazioni, rappresentano la risposta giusta alla domanda sul “Dopo di Noi”, ma in questo momento, senza i fondi necessari alla loro gestione, stentano a funzionare. Con poche risorse si produce segregazione e non integrazione». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@casaalplurale.org (Carmela Cioffi).

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